Visualizzazione post con etichetta La poesia e lo spirito. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta La poesia e lo spirito. Mostra tutti i post

giovedì 26 luglio 2012

Intervista a Morgan Palmas

Morgan Palmas è stato uno degli organizzatori di k.Lit - Il Festival dei Blog Letterari, che si è svolto a Thiene il 7 e 8 luglio scorsi. Blogger e agente letterario è il fondatore del litblog Sul Romanzo. Ha pubblicato Come scrivere un romanzo in 100 giorni, edito da Marco Valerio Edizioni
Dopo la chiusura del Festival gli ho posto alcune domande. Ecco le sue risposte.


Il K.lit-Il Festival dei Blog Letterari si è da poco concluso. Che bilancio ne fai, da organizzatore che in prima persona ha vissuto la genesi e lo sviluppo di questa importante iniziativa?
Il bilancio contiene aspetti positivi e negativi, ma è difficile essere esaustivo, troppo poco il tempo che ci separa dal festival. Da un lato, abbiamo lavorato bene nell’organizzazione, i riscontri, da parte di molti, hanno confermato tale concetto, dall’altro lato, il territorio di Thiene non ci ha reso facile la realizzazione dell’idea, pensavamo di poter contare su un sostrato istituzionale più presente, invece abbiamo dovuto constatare che portare la cultura in piazza in una cittadina di circa 20.000 abitanti non è affatto semplice, perché gli interessi politici e le tradizioni di potere non accolgono con favore le novità, diffidandone.

Il Festival ha dimostrato una forte presenza e un forte entusiasmo da parte di coloro che in rete scrivono di libri e di letteratura. Credi che i blog letterari possano essere protagonisti del dibattito culturale anche oltre il web?
Lo credevo, a essere sincero, non ne sono più così sicuro, ho visto tanta autoreferenzialità aggregata, più che un’aggregazione propulsiva di fermenti nuovi. Non capisco ancora se sia la rete che strutturalmente, almeno per quanto concerne i blog letterari, non possa andare oltre, o se è una fase destinata a mutare nel tempo.

Dal tuo punto di osservazione come vedi il rapporto tra blog letterari ed editori? Gli editori si sono accorti di questa realtà?
Il mio punto di vista è inquinato dalle mie letture di blog letterari, che sono per l’80% in lingua inglese e francese, solo in forma minoritaria in lingua italiana. Per quale ragione? Perché il futuro non abita qui in Italia, e io voglio leggere il futuro, non i lamenti, tipici dei blog letterari nostrani. Quindi, alla prima domanda, rispondo che il rapporto mi sta intrigando sempre più e alla seconda posso replicare che è in corso una rivoluzione senza precedenti, ma non nel nostro paese, dove siamo ancora indietro di qualche anno rispetto ad altri paesi. Non è un mito o una leggenda, corrisponde alla realtà purtroppo.

Tu sei anche il responsabile di un importante blog letterario e quindi conosci in prima persona questo mondo. Che impatto hanno avuto secondo te i social network sui blog letterari?
In una prima fase hanno falcidiato la loro essenza, da qualche tempo c’è un ritorno alla dimensione del blog, alla necessità di tornare a spazi di riflessione più “lenta” verrebbe da dire, senza l’aggressione e la celerità tipici dei social network. Forse l’integrazione genererà novità online in futuro, le sperimentazioni sono molte, finora molti sono tentativi di far divenire i blog cloni di certi social network, con il lato “social” molto spinto, a danno della profondità.

Molti blog letterari, specialmente i più seguiti, sono in rete da molti anni. Credi che dai loro esordi ad oggi abbiano subito qualche mutazione? E i blog più recenti secondo te si rifanno a quelle esperienze o cercano percorsi differenti?
La mutazione è dipesa dai social network come si diceva e i nuovi blog letterari, più disincantati rispetto a quelli della prima guardia, hanno la fortuna di vivere la fase odierna come connaturati a mezzi di diffusione più complessi e competitivi; la creazione di un brand è ormai moneta concreta, il nodo è capire quale sia la strada più opportuna per non far divenire i rapporti con le case editrici tossici o stucchevoli. Il brand è business, non dimentichiamolo. Ammesso che si cerchi il business, non è un passaggio obbligato per un blog letterario.

Che consiglio daresti a chi in questo momento volesse aprire un blog che si occupa di libri e di letteratura?
Di capire se come un passatempo o un business. Nel primo caso soltanto passione, nel secondo di seguire che cosa sta accadendo nei mondi anglosassoni, dove si è aggiunto l’elemento imprenditoriale, con alcune conseguenze originali per l’editoria.

Nel ringraziarti per la tua disponibilità non posso che concludere questa intervista chiedendoti notizie della prossima edizione del k.Lit.
Non abbiamo ancora deciso alcunché. Il laboratorio di idee è aperto, vedremo. Grazie dell’intervista. 

(Pubblicato anche su La poesia e lo spirito)

lunedì 11 giugno 2012

Piersandro Pallavicini parla di Romanzo per signora


Romanzo per signora è il tuo quinto romanzo, il quarto con Feltrinelli. Che ruolo interpreta nella tua produzione?
Lo ritengo il mio miglior romanzo, mentre lo scrivevo sentivo che c’era una svolta, che era uno scavalcamento, come se dopo una salita faticosa fossi arrivato in un altipiano. La svolta è verso una scrittura più rilassata, dove non mi pongo più l’obiettivo di stupire, di colpire al fegato. Forse mi sono liberato della sindrome di Peter Pan, ecco. Scrivendo avevo voglia di raccontare, col gusto e il piacere di farlo e di divertire il lettore facendolo. L’obiettivo insomma era fare il possibile per scrivere trasmettendo affetto al lettore.

Molti sono i piani narrativi sui quali fai sviluppare la trama. Il rapporto con i ricordi, il decadimento fisico e la malattia, una visione della provincia, trasfigurata semanticamente anche e soprattutto con il ricorso ai termini dialettali e che diviene paradigma della magmatica confusione dei nostri tempi. Le stesse vite dei personaggi che fai muovere tra un presente che si snoda tra Nizza e Vigevano e un passato, quello dell’io narrante, che si fonde con le vicende della letteratura italiana degli anni Ottanta presagiscono forse una sorta di resa dei conti con il passare del tempo?
Eh sì, in effetti si, credo che abbia a che fare con la fine della sindrome di Peter Pan di cui dicevo più sopra: la maturità mi è piovuta addosso tardi e tutta assieme, e allora mi sono reso conto che dovevo mettere a posto delle cose, mettere in ordine il mio passato, le cose che mi sono state care, che mi hanno formato sin qui.
Il decadimento fisico è qualcosa di cui ho cominciato a rendermi conto da poco. La differenza è che ora è come se stessi perdendo un pezzo alla volta. Un infortunio lascia strascichi. Un malanno non lo supero completamente, ne esco meno forte di prima. La memoria non è più efficiente. Insomma la decadenza è qui, non terribile ma inequivocabile. Allora ho pensato di “lavorarci”, di “ragionarci”, insomma di scriverci su per cominciare a confrontarmici sul serio, proiettandomi nei momenti in qui tutto ciò sarà incombente, assillante, oppressivo.

In Romanzo per signora è presente, quasi sottotraccia, mimetizzata con la narrazione, una forte e pregnante analisi della letteratura italiana degli ultimi vent’anni del secolo scorso, che conduci con riferimenti a movimenti letterari, libri e autori reali. Un’analisi che riporti poi alla finzione narrativa con la figura inquietante e inquieta di Leo Meyer e con l’inserimento di un romanzo nel romanzo (non diciamo di più per non svelare altro a chi deve ancora leggere il tuo libro). E inoltre voglio ricordare anche le intense, toccanti e veramente commoventi parole che scrivi nella dedica ai tuoi amici scrittori. Le domande a questo punto sono due: cosa rappresenta Leo Meyer e quanto c’è in questo romanzo della tua esperienza di scrittore?
Leo Meyer è una controfigura (abbastanza riconoscibile) di PierVittorio Tondelli. Non è lui, perché ha un percorso e una vita diversa, e soprattutto una personalità molto meno amichevole e generosa di PVT, ma ci sono moltissimi e voluti punti di contatto (l’esordio nei primi 80 con un romanzo generazionale, l’essere gay, il diventare il “rappresentante ufficiale” di una generazione…). Mettiamola così: è un mio omaggio a Tondelli, ma senza la protervia di spingersi a rappresentarlo tal quale, parlando davvero di lui. E gli ho reso omaggio perché PVT è stato lo scrittore grazie al quale ho iniziato a leggere Letteratura (la “elle” maiuscola non è un mistyping) e grazie al quale ho acquisito la consapevolezza di poter e saper scrivere.
Delle mie esperienze di scrittore, invece, c’è davvero poco. C’è qualcosa delle mie esperienze di lettore, piuttosto, e cioè una parte della narrativa che ho amato, e parlo senz’altro di quella degli anni 80, ma anche della tradizione recente italiana, quella dei 50-60 (tanto che anche ad altri autori viene dedicato un omaggio diretto, in parte anche stilistico, e penso soprattutto a Piero Chiara). Però c’è poi molto altro, una specie di “storia” della narrativa (ed editoria) italiana dai 50 a oggi, ma vista dagli occhi di chi ci ha lavorato dentro, cioè Cesare, io narrante, che è stato direttore editoriale in “casa editrice”. Voglio dire che il suo modo di vedere le cose (libri, autori, gusto e giudizi di valore) non coincide necessariamente con il mio.

Moltissime sono le citazioni soprattutto stilistiche con cui rendi omaggio ai tuoi autori preferiti. Ce ne vuoi parlare? Magari dando un aiuto ai tuoi lettori per identificarle? E che importanza hanno avuto questi autori nella tua formazione letteraria?
Ecco, come dicevo nella risposta precedente: ci sono omaggi più o meno palesi, talvolta veri e propri cameo, che  mi sono molto divertito a infilare ovunque.
Per esempio un paio di capitoli hanno un tono e un gusto molto alla Piero Chiara (penso a quello  in cui Cesare ricorda le gite sul Ticino con la Franca, da studenti). Di Chiara si cita anche un racconto (Il fungo trifola). Ci sono citazioni (qualche riga, non di più) di battute tipiche di P.G. Wodehouse (peraltro attribuite anche nel testo al suo autore, esplicitamente). Leo Meyer si chiama come il protagonista di Camere Separate di Tondelli. Pepita Scintilla e l’editor Bourguignon che convivono nella stessa pagina sono un hommage a un personaggio indimenticabile (Pepita Bourguignon appunto) de La Carta e Il Territorio di Houellebecq. E le altre (moltissime) ve le lascio trovare…

Un’ultima domanda. Mino Milani una volta mi disse che lui a scrivere si divertiva moltissimo, mentre un giorno ascoltai Sebastiano Vassalli affermare che lui invece non si divertiva affatto. E tu?
Mi diverto quando scrivo di qualcosa che mi piace. Con Romanzo per signora mi sono divertito quasi sempre, sono poche le pagine “necessarie” alla costruzione. Il resto è tutto un raccontare che esce dal cuore. E credo che questa felicità, questo piacere lo senta anche il lettore. E’ come una buona fragranza che sale dalle pagine. 


(Pubblicato anche su La poesia e lo spirito)

lunedì 12 marzo 2012

Happening di manganelliani a Roma

Ricevo da Lietta Manganelli questo comunicato sul work in progress del prossimo raduno manganelliano.
L’evento si svolgerà in un week end, sabato e domenica, il 21 e 22 aprile 2012, abbiamo ottenuto una risposta positiva di massima dal Centro sociale Brancaleone di Roma, certamente non nuovo alla realizzazione di eventi culturali. Lo scopo è proprio quello di permettere la fruizione di un autore come Giorgio Manganelli da parte di un pubblico più giovane, pubblico che sta sempre più dimostrando un estremo interesse per questo stralunato scrittore
Durante l’evento sono previsti:
Interventi di studiosi e amici di Giorgio Manganelli, il meno accademici possibili
Interventi a tutti i livelli dei giovani appassionati di Manganelli, laureati, universitari e non solo, chiunque abbia letto Manganelli può e deve raccontare il “suo” Manganelli
Ascolti di trasmissioni radiofoniche e visioni di trasmissioni televisive, che nemmeno la Rai ricorda più di aver fatto
Visione di un documentario intimo e particolare “Sulla difficoltà di comunicare con i morti” un viaggio alla ricerca di Manganelli da parte della figlia e non solo
Letture di testi di Manganelli, sia da attori professionisti, sia da attori improvvisati
Musica live di complessi che hanno già utilizzato testi di Manganelli per loro pezzi musicali
Mostra di tutte le copertine d’autore scelte dallo stesso Manganelli per i suoi libri editi in vita e relative quarte di copertina, scritte da Manganelli e mai ripubblicate
Visione di foto di Manganelli che coprono la durata di tutta la sua vita.
Per informazioni: lietta.manganelli@gmail.com
(Pubblicato anche su La poesia e lo spirito)

Integro il post con un altro comunicato pervenutomi sempre da Lietta Manganelli e vi consiglio di seguire il centro studi Giorgio Manganelli

Carissimi
ricevuta l'adesione al raduno manganelliano vi invio una email con le prime indicazioni di cose da fare per renderlo possibile.
Primo passo: l'iscrizione alla costituenda associazione (che verrà ufficializzata entro fine anno) condizione necessaria per poter partecipare al raduno come ad altri eventi futuri.
La quota per l'iscrizione è di 50 euro, lasciando libertà a chi lo desidera e può di versare di più.
La quota va versata su una poste pay attivata a questo scopo. Tutto verrà registrato e l'iscritto riceverà un tesserino attestante l' iscrizione.

Poste pay
4023 6006 1648 2206
intestato a Manganelli Amelia Antonia

Penso che un piccolo sacrificio per il grande Manga sia doveroso.
In questi anni mi sono sempre fatta carico io di tutto ma ora non è più possibile.
Grazie e a presto

Manganelli Amelia Antonia detta Lietta

PS Mi si fa notare, da parte di uno dei più attivi membri della costituenda Associazione (dove vige la più assoluta democrazia) che una quota di 50 euro può essere gravosa per dei giovani o degli studenti, ricchi di entusiasmo, ma poveri di pecunia. Di conseguenza si abbassa la quota per le suddette categorie a 30 euro, perché non vorremmo mai che qualcuno debba restare fuori dal gruppo per questioni di vile denaro, quel denaro che, come diceva mio padre, “Ti permette di comperare tutto meno quello che è indispensabile”.

Secondo PS Mi si fa notare anche che per qualcuno può essere complicato recarsi alle poste. Eccovi quindi i dati bancari utili allo stesso scopo

Cassa di risparmio di Firenze
Filiale di Navacchio (Pisa)

IBAN IT77 Z061 6070 9510 0000 0004 248

Intestato a Manganelli Amelia Antonia
Grazie a tutti, possiamo farcela, se siamo abbastanza folli da crederci

venerdì 9 marzo 2012

Romanzo per signora, di Piersandro Pallavicini

I libri sono specchi che riflettono le nostre anime, sono scrigni che, a volte, temiamo di aprire, sono amici che ci dicono tutta la verità, sono viaggi che compiamo sui confini delle nostre vite.
I libri ci accompagnano, ci guidano, ci ossessionano, a volte. I libri si fanno trafiggere da noi che li leggiamo e, al contempo, trafiggono il nostro io, lasciando indelebili tracce: tracce di sogni, di sentimenti, di sudate vittorie, di improvvise sconfitte, di amori, di odi, di imperscrutabili e impensabili confronti con le nostre coscienze.
I libri sono dei, sono demoni, sono feticci. I libri sono la salvezza e anche la condanna, il problema e la soluzione, la preghiera e la maledizione.
I libri sono i testimoni e gli interpreti dell’insopprimibile desiderio di raccontare e di raccontarsi che l’umanità da sempre porta celato nel cuore.
E Piersandro Pallavicini racconta e ci racconta una storia. Una storia fatta di libri, di chi li legge e di chi li scrive, di chi li vive e di chi, invece, è da essi vissuto.
Una epifania picaresca, che lentamente dischiude se stessa come solo potrebbe fare un’ostrica degustata sulla Promenade des Anglais. Una epifania picaresca che attraversa una vita, che attraversa più vite, che attraversa presunti trionfi e ineludibili decadimenti, che attraversa realtà che appaiono fittizie e finzioni che invece e paradossalmente sembrano più vere della realtà stessa.
Romanzo per signora è un viaggio al termine di tutto, è una storia che tiene in sé tutte le storie, è un libro che si trasla in altri libri ed è da essi, a sua volta, traslato.
Romanzo per signora è l’irrinunciabile baedeker per comprendere i nostri tempi.
Piersandro Pallavicini, Romanzo per signora, Feltrinelli, pagine 267, euro 17,00.
(Pubblicato anche su La poesia e lo spirito)

venerdì 10 febbraio 2012

Pier Angelo Soldini. Tra giornalismo e letteratura

Esistono purtroppo casi in cui l’editoria ha la memoria corta e, schiava dei modelli imposti dalla frettolosa mercificazione dei nostri tempi, dimentica autori che molto hanno dato alla letteratura italiana.
Uno di questi autori, a lungo caduto nell’oblio, è Pier Angelo Soldini. Nato a Castelnuovo Scrivia (in provincia di Alessandria) il 25 maggio 1910, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Pavia. Nella città lombarda iniziò a collaborare con la rivistaTicinum, abbandonando poi gli studi universitari per diventare allievo ufficiale a Palermo.
Nel 1931 uscì il suo primo libro Pupa Fernanda e altre novelle, nel 1935 vinse il “Premio Viareggio – opera prima” con Alghe e meduse e diventò collaboratore del quotidiano La stampa. Nel 1936 fu corrispondente di guerra in Spagna e, da quella esperienza, nacque nel 1940 il romanzo Duri a morire, che fu edito da Bompiani. Dal 1940 al 1943 continuò l’attività di corrispondente di guerra a bordo dell’incrociatore Eugenio di Savoia e successivamente al seguito del corpo di spedizione italiano in Russia. A quegli anni risalgono Avventura e Terra deserta.
Nel 1957 vinse il “Premio Bagutta” con Sole e bandiere.
Negli anni Cinquanta divenne caporedattore del settimanale Tempo, direttore della sezione libri della casa editrice Palazzi e responsabile della collana narrativa della casa editrice Ceschina.
Soldini propose di chiamare quella collana con il nome de “Il Sagittario”, volendo rendere omaggio così al segno zodiacale della figlia Lidia.
Nello stesso momento nasceva una nuova casa editrice che, guarda caso, decise anch’essa di chiamarsi “Il Sagittario”. E anche in questo caso il nome era legato a un segno zodiacale: quello del suo fondatore Alberto Mondadori, figlio di Arnoldo. Tuttavia, poiché il nome trovato da Soldini per la nuova collana di Ceschina era già stato registrato, quella nuova casa editrice fu costretta a mutare il suo nome. Da “Il Sagittario” si trasformò ne “Il Saggiatore”.
Nel 1962 uscì il primo dei suoi tre volumi di diari Il Cavallo di Caligola, seguito nel 1964 dal secondo La forma della foglia. Il terzo volume Il giardino di Montaigne uscì postumo in Svizzera nel 1975.
Pier Angelo Soldini è stato inserito nel volume Giornalismo italiano, curato nel 2007 da Franco Contorbia, per la collana “i Meridiani” della Mondadori. Le sue opere sono in corso di ristampa presso l’editore novarese Interlinea.
Sono ora disponibili in volume, per chi volesse approfondire la figura di Soldini, gli atti del convegno tenutosi a Castelnuovo Scrivia sabato 5 giugno 2010.
Tra giornalismo e letteratura. Pier Angelo Soldini e la cultura del Novecento. Quaderni della Biblioteca P. A. Soldini. Curato da Roberto Carlo Delconte e con i contributi di Clelia Martignoni, Chiara Lungo, Roberto Cicala, Antonello Brunetti, Angelo Ricci, Chiara Lombardi, Brunello Vescovi, Roberto Carlo Delconte, Giusi Baldissone, Chiara Parente, Marco Franceschetti.
(Pubblicato anche su La poesia e lo spirito)

domenica 11 dicembre 2011

Do you remember Piero Chiara and Giuseppe Pontiggia?

Reminiscenze natalizie che si ripropongono e si uniscono a ricordi di librerie frequentate nel tempo. Non è inusuale che il Natale porti folle di lettori, in servizio permanente effettivo o solo in fieri, a rimirare scaffali, nella speranza dei librai, si spera ben riposta, che tale frequentazione si trasformi in acquisto. Amici librai mi confermano da sempre ciò che le statistiche illustrano: che la gran parte del fatturato delle librerie prende forma solo nel corso del febbrile periodo che precede il 25 dicembre.
Evito, da lettore forte, di varcare la soglia di qualsivoglia libreria proprio in tale momento. E’ così invadente il muro fatto dalle copie impilate le une sulle altre di presunti best sellers e di libri che hanno una loro ragion d’essere solo in un qualche raccordo televisivo e cinematografico, che rimando le mie visite al gennaio successivo, luogo temporale di tranquilli rendiconti contabili, da parte dei librai, e di visite meno affannose, da parte dei lettori abituali.
Esistono comunque altri fili sottili che uniscono le festività natalizie ai libri. Fra i tanti ne ricordo uno legato ai colori. Il marrone degli scaffali di una libreria unito al blu delle copertine dei Meridiani Mondadori che, proprio a dicembre, mi pare presentassero sconti sul prezzo di copertina.
Piero Chiara e Giuseppe Pontiggia, due autori dei quali, tempo fa e approfittando degli sconti natalizi, acquistai le opere proprio nei Meridiani. Piero Chiara, spesso strapazzato nelle riduzioni cinematografiche tratte dai suoi romanzi, non soltanto cantore di storie di provincia, bensì conoscitore di profonde e irrimediabili amarezze umane. Giuseppe Pontiggia, narratore completo, indagatore dell’animo e maestro di scrittura, dalla cultura vastissima e gioiosa.
Chiara e Pontiggia. Forse un po’ dimenticati, senz’altro nascosti dalle montagne colorate dei presunti best sellers natalizi.
Viene proprio da chiedersi: “Do you remember Piero Chiara and Giuseppe Pontiggia?”.
(Pubblicato anche su La poesia e lo spirito)