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martedì 6 novembre 2018

Il Settimanale Pavese, Gianni Brera e l'intervista

La freepress Il Settimanale Pavese sta raccogliendo testimonianze relative al centenario della nascita di Gianni Brera. Riprendendo un mio articolo pubblicato su Il Colophon, la rivista di letteratura di Antonio Tombolini Editore, ne nasce una intervista al sottoscritto in cui, con il direttore Bruno Gandini, parliamo del grande giornalista sportivo, di calcio, di ciclismo, di Luigi Veronelli e di libri.




lunedì 6 agosto 2018

Il ventesimo numero de Il Colophon


Tutto nell'universo nasce, vive e muore. Anche Il Colophon, la rivista di letteratura di Antonio Tombolini Editore che, arrivato al suo ventesimo numero (più di tre anni di lavoro) termina qui. Solo le parole del direttore Michele Marziani nel suo editoriale sono in grado di rendere la forza e la commozione di chi, come me, per più di tre anni ha scritto in ogni numero di questa rivista che è stata citata come esempio di letteratura moderna e innovativa. Come in ognuno dei numeri di questi tre anni ovviamente anche in questo ci scrivo anch'io. Il tema di questo numero era Rimini, inteso in senso letterariamente amplissimo, come luogo narrativo nonché come luogo segnato dalle ombre di Pier Vittorio Tondelli, Federico Fellini e tanti altri. Alla luce del fantasma di Pier Vittorio Tondelli intervisto lo scrittore Piersandro Pallavicini, che fu ai tempi vicino al rinascimento marchigiano della letteratura anni'80, Massimo Canalini che di Tondelli fu amico e mentore e recensisco il tondelliano Un Weekend postmoderno. Il tutto con le meravigliose illustrazioni di Marta D'Asaro. Il Colophon è finito ma non sono finite le idee e le narrazioni che per tre anni ci hanno segnato in modo indelebile.
Come scrive MIchele Marziani nell'editoriale (che non dimenticherò mai per forza e commozione): È vero che ogni rivista che chiude è una voce che si spegne, ma è altrettanto vero che tutti quelli che hanno scritto sulla rivista in questi anni hanno parlate originali, cristalline, possenti, scanzonate, capaci di farsi sentire ovunque. Le voci non muoiono. Trovano altre terre e altre case. Ci rivedremo da qualche parte per raccontarci quanto sono stati belli questi anni letterari passati insieme.

martedì 7 marzo 2017

Intervistato da Upside Down Magazine

La rivista digitale Upside Down Magazine (che ha uno stuzzicante sottotitolo: Film, Book & Food Love) redatta da un gruppo di bravissime scrittrici mi intervista. Si parla di lettura, di scrittura, dei miei romanzi, di pianure, di trilogie e altro ancora. L'intervista integrale si può leggere qui.
Grazie ancora alla redazione e buona lettura! 


venerdì 16 dicembre 2016

Il decimo numero de Il Colophon


Dieci numeri, un numero ogni due mesi, un periodo di preparazione prima della nascita del numero uno e fanno due anni. Due anni di articoli, di interviste, di recensioni, due anni di libri. Senza mai cedere all'urgenza dell'attualità, anzi andando in cerca dei luoghi più nascosti e segreti della parola scritta, degli autori, delle vicende letterarie, dei momenti meno conosciuti dei libri, evitando sempre la luce spesso artefatta dei riflettori artificiosi che, il più delle volte, illuminano soltanto il nulla. Questo è Il Colophon che da pochi giorni ha tagliato il simbolico traguardo dei dieci numeri. Edito da Antonio Tombolini Editore, diretto da Michele Marziani, illustrato da Marta D'Asaro. Ogni numero un tema diverso. Stavolta è: "Al paese dei libri" e l'editoriale del direttore ne spiega qui i motivi.
In questo numero intervisto Laura Fedigatti, una delle due titolari della libreria Le mille e una pagina, e recensico I libri nella mia vita, di Henry Miller, Storie di libri perduti, di Giorgio Van Straten, Da Moby Dick all'Orsa Bianca, di Anna Maria Ortese, Non sperate di liberarvi dei libri, di Umberto Eco e Jean-Claude Carrière.
Buona lettura!

sabato 3 dicembre 2016

Intervistato da Roberta Marcaccio all'ora del té

Roberta Marcaccio, bravissima scrittrice (tra le sue opere Tranne il colore degli occhi, uscito per i tipi di Antonio Tombolini Editore nella collana Amaranta) mi intervista sul suo blog. Si parla, of course, di Notte di nebbia in pianura, di Sette sono i re, di L'odore del riso, ma anche di scrittura, di narrazione, di luoghi dello scrivere, di creazione letteraria. L'intervista è qui. Buona lettura!

lunedì 11 aprile 2016

Il sesto numero de Il Colophon


E' uscito da pochi giorni il sesto numero de Il Colophon. Rivista di letteratura di Antonio Tombolini Editore, diretta da Michele Marziani. Il tema di questa volta, prendendo spunto da Italo Calvino, è: "Le città invisibili". In questo numero scrivo di Beirut, città tra Oriente e Occidente interpretata dal punto di vista della narrativa libanese contemporanea, dei paesaggi narrativi di Roberto Bolaňo, intervisto il grande scrittore pavese Mino Milani e recensisco Sei problemi per don Isidro Parodi, opera a quattro mani scritta da Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares. Inoltre, last but not least, c'è anche un mio racconto. Il tutto magnificamente accompagnato dalle illustrazioni di Marta D'Asaro.
Buona lettura!

domenica 7 febbraio 2016

Il quinto numero de Il Colophon


Da pochi giorni è online il quinto numero de Il Colophon. Rivista di letteratura di Antonio Tombolini Editore, diretta da Michele Marziani. L'argomento di questa volta è "Write drunk, edit sober", nota citazione hemingwayana. In questo numero scrivo a proposito di Hemingway, recensisco Panegirico di Guy Debord e intervisto Gian Arturo Rota, storico collaboratore del grande Luigi Veronelli.
Buona lettura!

sabato 21 novembre 2015

Il quarto numero de Il Colophon


Da pochi giorni è online il quarto numero de Il Colophon, rivista di letteratura del coraggioso e innovatore Antonio Tombolini Editore. Questo numero è l'ultimo del 2015. Si intitola Sto parlando con te ed è dedicato al complesso rapporto tra scritture e letture, tra lettore e letture. In questo numero scrivo di Pier Paolo Pasolini nel quarantennale della sua scomparsa, intervisto il geniale e visionario Gabriele Frasca, recensisco due libri Con Borges e L'invenzione del romanzo. Inoltre c'è anche un mio racconto tratto dal mio libro Padania blues. Il tutto con la fantastica guida di Michele Marziani e l'iconografica professionalità di Marta D'Asaro. Buona lettura!

lunedì 16 novembre 2015

Intervista su informAle

Serve passione per parlare di libri. Serve passione, ma servono anche amore, forza e dedizione. Qualità che da sempre trovo nella libreria Le mille e una pagina, luogo che, per scelte editoriali e proposte letterarie, riesce a stupire piacevolmente anche un lettore "forte" come me. Laura Fedigatti, che con Lia Maffi è una delle due bravissime e professionalissime titolari della libreria, mi intervista per la rivista informAle. Abbiamo parlato di libri, di autori, di scrittura, di territorio (quel lembo di Piemonte lombardo, la Lomellina, che fa da sfondo a molto di ciò che scrivo). Buona lettura!



giovedì 10 settembre 2015

Il terzo numero de Il Colophon


E' da ieri online il terzo numero de Il Colophon. Rivista di letteratura di Antonio Tombolini Editore, diretta da Michele Marziani. Il tema di questa volta è Il segreto del bosco vecchio e il motivo e il suo svilupparsi li spiega qui il direttore.
In questo numero scrivo di Sebastiano Vassalli, intervisto Silvana Sperati, presidente dell'Associazione Bruno Munari e recensisco Pesca alla trota in America e Il caviale del Po.
Buona lettura!

mercoledì 8 luglio 2015

Il secondo numero de Il Colophon


E' online da pochissime ore (e completamente gratuito) il secondo numero de Il Colophon. Rivista letteraria di Antonio Tombolini Editore, rivista diretta da Michele Marziani. Ogni numero della rivista è tematico. Questa volta il tema è "La traversata di Milano", dedicato alle visioni letterarie della metropoli lombarda. 
In questo numero intervisto Antonio Moresco e Giorgio Scianna e recensisco L'Adalgisa di Carlo Emilio Gadda e Dies Irae di Giuseppe Genna. Inoltre Milena Miazzi scrive una bellissima recensione di Sette sono i re. 
Buona lettura!

mercoledì 13 maggio 2015

Carlo Feltrinelli a Sette: Bisogna dare forma a una nuova idea di editoria


Come si scriveva un tempo, ricevo e volentieri pubblico questa anteprima dell'intervista a Carlo Feltrinelli che apparirà su Sette da venerdì 15 maggio.

Carlo Feltrinelli a Sette: Bisogna dare forma a una nuova idea di editoria
Quella degli anni d’oro è probabilmente finita per sempre
A 60 anni dalla fondazione della casa editrice un’intervista all’editore

Milano, 13 maggio 2016 - Carlo Feltrinelli parla a Sette in una lunga intervista del futuro dell’editoria e della crisi del libro partendo dalla storia della casa editrice che compie sessant’anni, a proposito dei quali dice: “Ci arriviamo con carte da giocare”.

La Feltrinelli è nata in un mondo diverso, sulle differenze rispetto agli esordi l’editore risponde: “Non vedo discontinuità. Tutto è cambiato. Ma resta la vocazione illuminista e l’insofferenza a farsi etichettare, l’irrequietezza di fronte alle convenzioni, i cliché… Per me la Feltrinelli rappresenta una proteina nobile di una società democratica”.

Sul prossimo futuro del mondo dell’editoria dice: “Quella degli anni d’oro è probabilmente finita per sempre. Parlo di fine anni Cinquanta, dei Gallimard, dei Rowohlt, dei Knopf. Vedo però un futuro interessante: abbiamo davanti l’orizzonte infinito e inesplorato dell’editoria digitale. Le due prospettive non si annullano, ma si sommano. Sono ottimista anche se apparentemente il libro perde peso specifico e la crisi si fa sentire”. 

Su come si potrebbe configurare l’industria libraria e quali saranno i suoi protagonisti, Carlo Feltrinelli risponde: “Il libro cartaceo non è destinato alla soffitta. Credo rimanga una voce importante nel dibattito pubblico, nella circolazione delle idee, nella scoperta dei talenti narrativi e letterari. Il libro rimane centrale per la nostra attività. Ma dobbiamo pensare anche ad altro, tentare di reagire a realtà che non c’entrano nulla con la storia dell’editoria per come l’abbiamo concepita fino ad ora, sperimentare nuove strade”. E sulle mosse “per dare  forma a una nuova idea di editoria, da cui non puoi prescindere se vuoi essere della partita” aggiunge: “Abbiamo pensato a un nuovo canale televisivo e stiamo immaginando un nuovo modello di centro culturale europeo con la Fondazione Feltrinelli. Stiamo acquisendo una casa editrice in Spagna, dalla fine del 2016 saremo proprietari di Anagrama, il più importante riferimento indipendente per la cultura in lingua spagnola. Abbiamo partecipato alla rifondazione della scuola Holden di Torino. Abbiamo immaginato una nuova generazione di librerie con una offerta di ristorazione di qualità. Dobbiamo reagire allo scacco che ci viene dalla crisi dei consumi, dal cambiamento antropologico nella fruizione dei contenuti, dall’atavico problema italiano della gente che non legge”.  E sul ruolo che avranno in futuro le librerie in Italia risponde: “Per noi è ancora fondamentale: una libreria, se fatta bene, ti dà uno sguardo, una prospettiva che neanche internet, che in teoria ti offre tutto, ti può dare”. Sulla Fondazione, se non sia un progetto obsoleto nell’era delle nuove tecnologie, replica: “Abbiamo un’ambizione: fare della Fondazione Feltrinelli un centro rilevante sul piano internazionale, sia per la ricerca, sia per la divulgazione e la formazione. Stiamo pensando a una grande casa delle scienze sociali, a Milano, nel 2016, in un palazzo fantastico disegnato da Jaques Herzog e Pierre de Meuron, che sia collegato al resto del mondo e a istituti di ricerca similari”.

A proposito delle nuove sfide che il mondo editoriale contemporaneo pone, conclude: “È molto faticoso ma ne vale la pena, ed è in gioco una parte dell’economia della conoscenza del nostro Paese”.

mercoledì 6 maggio 2015

Il Colophon è online!

Dal 5 maggio è online Il Colophon. Rivista letteraria di Antonio Tombolini Editore. Il direttore è il bravissimo Michele Marziani, l'editore è il coraggioso e innovatore Antonio Tombolini. La redazione e i collaboratori e tutte le altre indicazioni le trovate qui. Il Colophon è una rivista letteraria che coniuga lo stile della rivista classica con lo spazio digitale del web. Ha scelto infatti di utilizzare la piattaforma Medium. La leggete quando volete, dove volete, con ogni device ed è assolutamente gratuita.
In questo primo numero c'è qui una mia intervista a Marino Magliani, di cui presenterò venerdì 8 maggio alle ore 17.30, presso la libreria Le mille e una pagina, l'ultimo libro, Il canale bracco, mentre qui recensisco Il ritorno impossibile, di Marisa Fenoglio.
Inoltre, sempre in questo numero, la scrittrice italo-canadese Giulia De Gasperi scrive qui una bellissima recensione del mio romanzo L'odore del riso.
Buona lettura e rimanete in attesa del secondo mirabolante numero de Il Colophon.

sabato 14 febbraio 2015

Booktribu e l'intervista

Lo staff di Booktribu mi intervista. L'originale è qui. Buona lettura!

Iniziamo a conoscere meglio i membri della community di BookTribu con delle interviste che pubblicheremo periodicamente. Il compito di rompere il ghiaccio è affidato ad uno degli autori, Angelo Ricci.

Da quanto tempo scrivi e come mai hai iniziato?
Non ricordo quando ho iniziato a scrivere o, può darsi, non voglio ricordarlo. Forse perché questo inizio si confonde con l’inizio della mia vita di lettore (iniziata troppo tempo fa) che è profondamente unita a quella di scrittore, al punto che non so più quale delle due sia quella principale. Non so nemmeno perché abbia iniziato a scrivere. Perché si scrive? Per essere condivisi, amati, letti, come sostiene Roland Barthes? O forse per obbedienza a un impulso che va oltre noi stessi? O semplicemente per passione, per divertimento? O scrivere è invece una maledizione, una possessione che ci prende e che ci domina? Francamente non lo so. Forse, potessi tornare indietro, non scriverei nulla… oppure scriverei di più. Chissà.

Hai dei modelli letterari oppure un genere che trovi più congeniale?
Modelli, generi congeniali, certo ne ho avuti. Ne ho tuttora e ne avrò in futuro. Spaziano attraversando tutto l’universo letterario, come una creazione sincretica. La fantascienza, tempo fa (Philip Dick soprattutto, Asimov, K. W. Jeter, Sheckley, Philip José Farmer), poi gli americani (Hemingway, Henry Miller, Poe, Melville, Faulkner, Vonnegut) i sudamericani (Cortazar, Levrero), i postmoderni (DeLillo, Pynchon, Coover). Giganti letterari come i russi (Dostoewskij, Gogol, Tolstoj) e i francesi (Flaubert, Maupassant) dell’Ottocento (e anche, of course, i “nostri russi”: Verga, Capuana, De Roberto), ma anche Dickens, Conrad o Sterne, perché no. O Nadine Gordimer, Borges, Bolaňo, o scrittori che fondono narrazione e documento, come Emmanuel Carrére (che mi ha fatto scoprire anni fa Philip Dick con il suo Io sono vivo, voi siete morti), oppure i francesi del “polar”, come Izzo e Manchette. Ma anche italiani come Beppe Fenoglio, Leonardo Sciascia, Beppe Berto, Guido Morselli, Michele Mari, Moresco o i saggi allucinati della serie Alphaville di Valerio Evangelisti. E oggi Danilo Kiš e Thomas Bernhard e sempre di nuovi, nuove scoperte, nuove frontiere letterarie, nuovi confini di scrittura… da metabolizzare… da superare, forse. Ma bisogna comunque poi allontanarsene, fuggirne via, non farsene prendere. Bisogna trovare un proprio stile, un proprio ritmo. È fondamentale. Necessario.

Preferisci scrivere racconti o romanzi?
È uguale. Un racconto può diventare un romanzo e un romanzo può scindersi in più racconti. La scrittura è una sola. Alla fine uno scrittore compie un percorso fatto di racconti e/o di romanzi; costruisce, anche suo malgrado forse, un organismo narrativo vivente di vita propria, dove racconti e romanzi divengono gli elementi fondanti. Ma lo scopo, l’obiettivo finale, rimangono poi unici.

Hai già pubblicato qualcosa o sei un esordiente?
Ho esordito nel 2008 e ho pubblicato parecchio. Ho avuto come editori Manni, Perrone Lab, Sottovoce, Errant Editions, l’Officina Marziani di Antonio Tombolini Editore. Mi considero uno “stagionale” della letteratura, un po’ come quei camerieri che non hanno un posto fisso, ma che lavorano quando li chiamano, ai ristoranti delle fiere, dei congressi, delle convention. Scrivo quando posso, quando ne ho voglia. Ogni tanto trovo un editore a cui piace quello che scrivo e che decide di pubblicarlo. Tutto qui.

L'ultimo libro che hai letto e cosa ne pensi?
Sto terminando La trilogia del Nord, di Louis-Ferdinand Céline. Un autore immenso, immaginifico, che sa coniugare dramma e stupefazione. Un genio. Il creatore di uno stile di scrittura ineguagliabile. Nessuno prima di lui ha raccontato in modo così denso l’Europa e le sue tragiche contraddizioni. 

Come hai scoperto BookTribu e quali aspetti della community ritieni più interessanti?
Ne sono venuto a conoscenza per mezzo del passaparola in rete. È un progetto molto interessante. Coniugare autori e lettori, creare una piattaforma di condivisione è importante per la scrittura contemporanea. Sono strumenti questi che, con altri, oggi sono parte del bagaglio sia dello scrittore che del lettore. Due ruoli, due figure, più uniti di quanto si possa immaginare.
Come scrive Henry Miller: Non basta scrivere un buon libro, un bel libro, o persino un libro che sia migliore di tanti altri. Non basta neppure scrivere un libro "originale"! Si deve stabilire, o ristabilire, un’unità che è venuta meno e che è sentita con la stessa acutezza dal lettore, che è un artista potenziale, e dallo scrittore, che crede di essere un artista.        

venerdì 13 giugno 2014

Un articolo intervista per Sette sono i re

Giovedì 12 giugno sull'Informatore Vigevanese è uscito, a cura di Mario Cantella, un bell'articolo intervista sul mio nuovo romanzo Sette sono i re.



giovedì 8 maggio 2014

lunedì 24 febbraio 2014

La parte dell'intervista

Giovanni Agnoloni mi intervista su Postpopuli.it. Parliamo di demiurghi, cyberpunk, flussi narrativi, finzioni, scrittori unici, golem, moloch, mantra letterari, postmodernismi vari, Jorge Luis Borges, Roberto Bolaňo e (of course) della mia efferata trilogia (disponibili la parte I e la parte II) in corso di pubblicazione presso Errant Editions.
Buona lettura!

giovedì 6 febbraio 2014

Intervista ad Antonio Moresco

Antonio Moresco non ha bisogno di presentazioni. E' autore di testi fondamentali come Gli esordi, Canti del caos, Gli incendiati, Il combattimento, Lettere a nessuno, La lucina, Fiaba d'amore. Gli ho posto alcune domande alle quali ha risposto con gentilissima disponibilità.

La sua creazione letteraria attraversa paesaggi, profili urbani, strade, fondali inquieti e inquietanti. Che rapporto esiste tra questi scenari, che definirei quasi come necessari al divenire delle sue parole, e la sua anima di scrittore?
Tranne “La lucina” e “La buca”, che sono ambientate nel mondo cosiddetto “naturale” (come se il resto non lo fosse!), tutti gli altri miei libri si svolgono in ambiente metropolitano. E’ il mondo che conosco meglio e nel quale vivo, nel quale cammino fantasticando i miei libri o non pensando a niente. La grande città fa sentire maggiormente a solitudine della vita e la dolorosa vicinanza a noi stessi, ci accomuna in questa solitudine ai miliardi di esseri della nostra specie che vivono nelle metropoli e megalopoli del mondo in questa epoca oscura, finale o iniziale. Non si sa mai bene cosa viene prima, se l’ambiente nel quale viviamo o noi stessi, se la nostra anima o il mondo, ma probabilmente, a questo livello, non c’è un prima o un dopo, posso concentrarmi e coincidere a tal punto con me stesso da sentire il mondo premere contro le mie pareti, che a loro volta forzano e spostano la pressione concentrata del mondo.

La sua è una struttura narrativa che percorre il passato, il presente, il futuro accostandosi a temi che trascendono la stessa narrazione, trasfigurandosi in manifestazioni che perforano e mutano la stessa forma classica del romanzo, avvicinandosi a realtà sanguinose, virtuali, carnali. È come se la parola scritta si trasformasse in strumento per la cognizione, attraverso la sua ostensione, anche e soprattutto di ciò che sembra andare oltre ad essa: la rete, il web, l’underground di certe visioni pop, di certe universalità di infinita crudeltà. La parola scritta è ancora lo strumento primario per la comprensione della complessità dei tempi?
Non lo so se, in generale, è ancora lo strumento primario. Per me lo è. La parola scritta è in fondo la meno controllata, in questa epoca, proprio perché si crede che non conti niente rispetto ad altri linguaggi, perché si crede che basti il suo accumulo orizzontale per operare la cancellazione. Per me invece la libertà verticale e la complessità che può passare al suo interno è ancora superiore a ogni altra forma di linguaggio, puramente visivo o di altro tipo. Ciò che passa -o meglio che può in alcuni rari casi passare- attraverso la parola scritta è a mio parere più diretto, più potente, più libero, più verticale, più strutturato, più avventuroso, più ardimentoso, più indomabile, più inaspettato... La parola scritta, così elementare e così plastica, così inerme e così irriducibile, è una cruna attraverso cui può passare qualcosa d’altro, che può portare anche noi da un’altra parte, così altra che magari non riusciamo neanche a immaginare.

Credo che chi scrive e chi legge sia, anche a livello inconscio, all’eterna ricerca di quel romanzo, forse impossibile, che possa comprendere il tutto, che possa essere quasi definito il romanzo universo. Leggendola negli anni mi sono convinto che la sua opera persegua proprio questo fine, un fine affascinante, quasi misterico nella descrizione dell’umana tragicità. Pensa che questo romanzo universo possa essere il fine ultimo della volontà che l’umanità ha di raccontare e di raccontarsi?
Non lo so. In genere non sai bene quello che stai facendo, mentre lo fai. Tanto più se stai camminando lungo strade poco battute. So solo che, con l’uscita de “Gli increati” sono a un giro di boa del mio lavoro di scrittore e della mia vita, che in quel libro tutto quello che ho fatto finora compie un salto di piani e di dimensione, che verrà a mancare il terreno di conoscenza cui siamo abituati e che ci ha portati in un vicolo cieco.

La sua opera è quasi una mappa che definisce la misura del rapporto tra l’essenza disperata della singolarità e il manifestarsi quasi minaccioso della collettività, spesso in eterna opposizione, in perpetua lotta tra loro. Qual è la sua posizione su questa mappa?
Io mi sono spesso sentito come un marziano rispetto agli altri, nella mia vita, fin da quando ero un bambino, e anche dopo, sempre. Mi è molto difficile, mi è sempre più difficile vivere in un mondo di merda simile, dove ogni cosa non è quello che sembra e che dice di essere, dove ogni cosa ti delude, dove l’unica forza di gravità è verso il basso, mai verso l’alto.

Il suo personale momento della scrittura, della creazione letteraria, in quale rapporto è con l’insieme di ciò che ha già scritto e pubblicato?
E’ tutto legato, il magnete è unico.

Qual è la sua modalità di scrittura? Scrive al pc, a mano?
Ho scritto quasi tutto a mano, sempre. Più del novanta per cento di quello che ho scritto ha una sua prima stesura manoscritta. Scrivo al pc solo cose brevi o che devo fare in fretta, risparmiandomi la fatica e la pena di decifrare poi la mia minuscola e incomprensibile calligrafia.

Quali sono, se ci sono, gli autori, le opere, che l’hanno in qualche modo influenzata? Che cosa legge Antonio Moresco?
Sono tanti i libri che ho amato da quando, a trent’anni, ho cominciato veramente a leggere come si dovrebbe leggere sempre: con le spalle al muro. L’Omero dell’”Iliade”, gli storici antichi, Dante, Cervantes, Shakespeare, Murasaki, e poi i grandi romanzieri moderni, Melville, Dostoevskij, Tolstoj, Kafka… Ma sono anche assetato di autobiografie ed epistolari, di pittori, poeti, pellerossa, avventurieri, scienziati, puttane. Ho appena finito, ad esempio, di leggere l’autobiografia di Tyson (“True”), molto disarmata e sincera, che ci fa capire in che razza di cloaca di mondo ci troviamo a vivere.

venerdì 24 gennaio 2014

Padania Blues: l'intervista

E' uscita stamattina una mia intervista su "La Provincia Pavese" (quotidiano del Gruppo L'Espresso) in occasione della presentazione di Padania Blues. Si parla di racconti, pianura, libri che ho pubblicato e momenti che hanno segnato le mie scritture.


mercoledì 2 ottobre 2013

#PointLenana - Intervista a Wu Ming 1

Nella serata di martedì 1 ottobre, Wu Ming 1 e Roberto Santachiara hanno presentato Point Lenana a Pavia, a Spaziomusica. Prima della presentazione ho rivolto alcune domande a Wu Ming 1.

Point Lenana. Come nasce questa collaborazione narrativa tra Wu Ming 1 e Roberto Santachiara?
Nasce da un’intuizione folle di Roberto Santachiara che mi fece leggere Fuga sul Kenia, di Felice Benuzzi e mi disse che, a questo proposito, mi doveva proporre una cosa. Ho letto quel libro e mi è piaciuto subito. Fuga sul Kenia era una sorta di ossessione che da tempo accompagnava Roberto. C’erano da scoprire e ricostruire accenni, punti di contatto, momenti nascosti e a volte criptici del passato di Benuzzi. Fuga sul Kenia rappresentava una specie di “evento matrice”, un evento che poteva aprirsi su altre storie, altre narrazioni. Roberto aveva bisogno quindi di un narratore che sapesse muoversi tra gli archivi, le storie, i documenti. E poi mi ha proposto di andare con lui sul monte Kenya. Da questi fatti nasce la collaborazione che ha portato alla stesura di Point Lenana.

Come avete collaborato, in senso propriamente tecnico, tu e Roberto Santachiara?
Roberto è stato il creatore, il portatore di questo “evento matrice”. Ha animato la volontà di giungere a questa narrazione. È stato sempre presente e sempre molto vicino a questa creazione. Ci siamo continuamente confrontati. Io mi sono fatto carico dell’onere dell'organizzazione e della stesura in senso narrativo.

Il collettivo Wu Ming, penso a quello che teorizzate da sempre, come per esempio nel vostro saggio New Italian Epic, interpreta il divenire storico trasfigurandolo in quello che definisce “sguardo obliquo”. Come si incardina Point Lenana in questa definizione?
Point Lenana è l’apoteosi dell’obliquità. È l’opera che inizialmente ha lasciato più perplessi diversi lettori "storici", poteva sembrare una bizzarria. Una serie di storie incastonate le une nelle altre e che ha dovuto in qualche modo perforare la membrana, il feedback che c’è tra noi e la comunità dei nostri lettori. Point Lenana è il frutto di quattro anni di lavoro fitto. C’era la necessità di risolvere problemi di montaggio, di coordinamento tra le storie, tra i piani narrativi. Point Lenana rappresenta appunto quel nostro “sguardo obliquo” sul Novecento. Attraverso la storia di Felice Benuzzi raccontiamo l'irredentismo, il fascismo, il ruolo dell'Italia nella seconda guerra mondiale, la guerra fredda, il colonialismo.

Quanto per i Wu Ming è importante la ricerca dei punti sconosciuti, delle interzone, di quelle che si possono quasi definire fratture spaziotemporali del divenire storico?
Per noi sono luoghi e momenti fondamentali ai fini di quello che definiamo lo “sguardo obliquo”. Raccontare la grande storia attraverso le piccole storie. A differenza dei romanzi ucronici, che presentano una realtà storica completamente alternativa, noi scriviamo romanzi ucronici potenziali. Raccontiamo vicende che si sviluppano in quei momenti storici nei quali tutto può ancora accadere, biforcazioni temporali in atto, dove potenzialità in divenire possono ancora evolversi verso differenti direzioni.

Nelle vostre opere trovano spazio contaminazioni e ibridazioni letterarie, storiche, narrative. È questo il traguardo a cui doveva arrivare il romanzo dal suo punto di partenza, quello cioè del romanzo dell’Otto e Novecento?
È difficile dirlo perché la definizione stessa di romanzo è diventata sempre più inclusiva. Nel Novecento, per esempio, vengono definiti romanzi opere che invece non sarebbero state definite tali nell’Ottocento. Il canone romanzo si è ampliato e oggi la definizione della sua struttura è molto sfuggente. La definizione di questa categoria è ancora aperta e in continua mutazione anche spaziotemporale. Pensiamo a un romanzo del Settecento come il Tristram Shandy di Sterne, che ha caratteristiche simili a certe avanguardie che sono apparse solo due secoli dopo. Io stesso non saprei come definire Point Lenana, non mi sentirei di etichettarlo, di inserirlo in una categoria. L’importante è comunque raccontare storie. Con qualunque mezzo.

Mi pare di ricordare che i Wu Ming lavorassero a un nuovo romanzo, un romanzo che prendeva le mosse da un’altra interzona storica, gravida di sviluppi e di sguardi obliqui: la rivoluzione francese. A che punto è questo progetto?
Lo consegneremo a dicembre e, se tutto va bene, uscirà ai primi di marzo del 2014. E' un romanzo su ipnosi e Terrore (il Terrore robespierriano). Uscirà sempre per i tipi di Einaudi Stile Libero e si intitolerà L’armata dei sonnambuli.