domenica 15 maggio 2011

Appena qualche riflessione sul Salone del Libro

Sono ventiquattro le volte che vado al Salone del Libro di Torino. La prima è stata nel 1988. Non ricordo nemmeno più come avevo fatto ad averne notizia. Senz'altro da qualche settimanale o quotidiano (allora ci si informava per via cartacea, sapete com'è). Ci andavo in religioso pellegrinaggio e lo giravo tutto, riempiendomi gli occhi di copertine e la borsa di cataloghi.
Oggi quella faticaccia non la faccio più. Non mi va più. Mi limito ad alcune incursioni random, soprattutto negli stand più defilati, dove trovo le cose più interessanti. Evito le presentazioni, le grandi case editrici, gli eventi. Forse sbaglio, non lo so. Ma le cose cambiano. Devono cambiare. E' così che funziona. E' così che va.
Ieri ho compiuto la mia visita annuale a questa kermesse. File alle biglietterie, tanta gente, editori, scrittori, libri.
Vado quasi a sbattere contro Marino Magliani. Ci salutiamo calorosamente, scambiamo quattro chiacchiere e poi se ne va a presenziare ad un incontro sugli scrittori liguri. La Liguria è la sua terra e la trovi sempre nelle sue parole, nelle sue storie. Allo stand della Manni ci passo sempre. Con Anna Grazia D'Oria si parla di libri, di letture, di voglia di andare sempre avanti, avanti comunque...a fare libri, a parlare di libri. Agnese Manni è come sempre indaffaratissima. Un veloce saluto...ci sentiamo poi, via mail.
Vado solamente ad un incontro. Quello con Pippo Delbono che presenta il suo libro: Dopo la battaglia. Scritti poetico-politici, a cura di Barbès Editore. E poi, l'avevo promesso, passo dallo stand di aìsara, a salutare Arturo Robertazzi che mi parla del suo Zagreb. E ne viene fuori anche un'intervista che leggerete sempre su questo blog.
E' ora di andare. Alessandro Barbero e la responsabile dell'ufficio stampa della Salerno Editrice mi illustrano un bel progetto. E anche di questo se ne parlerà su questo blog.
Prima di uscire vado da Massimiliano Santarossa. Mi chiede come va e gli rispondo "abbastanza bene". "Beh, di questi tempi, dire che va abbastanza bene è già molto", mi risponde. Mi parla del suo prossimo romanzo che esce a ottobre sempre per Dalai Editore e mi racconta di suo figlio e si capisce che è più importante di tutti i romanzi di questo mondo.
Ma è proprio ora di andare via. E' così che funziona. E' così che va.

2 commenti:

Sara Bauducco ha detto...

Concordo sul fatto che il Salone sia un'occasione per curiosare tra gli stand della piccola e media editoria,per incontrare autori ed editori fuori dagli eventi,per confrontarsi su temi editoriali..

Angelo Ricci ha detto...

Certamente il lato spettacolare non può e non deve mancare, tuttavia credo che stia proprio a noi cercare, come tu dici, quello che sta al di fuori di quel lato. Io stesso, un tempo, ero affascinato dall'aspetto più propriamente da kermesse libraria. Oggi ricerco le cose più nascoste, meno visibili, forse più interessanti. Ho molto rispetto per il lavoro di scrive senza l'appoggio di grandi editori o conoscenze. Un libro può anche non essere riuscito bene, ma l'atto (la fatica) dello scrivere va rispettato; soprattutto quando non è illuminato dalle menzognere luci mediatiche.