lunedì 20 maggio 2013

E Yahoo! comprò Tumblr

Ho scritto un piccolo manuale a uso degli scrittori che vogliono approdare su Tumblr (Viva Tumblr!), ho scritto anche un ebook che, in modo allucinato ed ironico, si ispira a Tumblr (Borges aveva un Tumblr). Ho anche un tumblr, ça va sans dire. Sono sempre stato convinto, e lo sono tuttora, che Tumblr rappresenti una delle più immaginifiche e interessanti manifestazioni della cultura pop, di quel sottotraccia che, come un fiume carsico, unisce storie, parole, espressività underground. Non mi ritengo assolutamente un esperto. Sono solo un dilettante che va in cerca del rapporto tra narrazioni e web. Ora Yahoo! acquisice Tumblr, in una delle tante fusioni tra major che hanno da sempre caratterizzato il mondo di chi gestisce le strutture di quell'universo parallelo che è la rete. Non faccio previsioni, non ne sono capace e non posseggo sfere di cristallo. Ma, come in gioco di specchi borgesiano, mi limito a constatare che Tumblr, da luogo di narrazioni, diviene a sua volta oggetto (protagonista? vittima? carnefice?) di una narrazione. Come direbbe Borges tutte le storie sono una sola storia.

sabato 18 maggio 2013

Torino e nuvole #SalTo13

Piove oggi a Torino. E' dalla prima edizione del salone del libro che ci vado (era il lontano 1988 e la si teneva al Valentino) ed è la prima volta che vedo così tanta pioggia. Fugace visita, la mia. Una volta si passava di stand in stand a fare collezione di cataloghi di case editrici, oggi vadassé (direbbe Luigi Veronelli) c'è l'internet e i cataloghi li scarichi e li consulti quando vuoi (sull'internet, of course) e quindi anche le mie visite son diventate tentativi di colpo d'occhio generale, tentativi di capire, dai visi e dalle posture dei visitatori, se il libro e la lettura hanno ancora ragion d'essere. Massì, dai, gli editori la loro figura la fanno, chi con fanfare e bandiere e chi con piccoli stand di resistenza editoriale, ma insomma ci son tutti, o quasi. Gli autori si presentano, parlano, discuton delle loro fatiche e anche loro la loro figura la fanno, e anche qui c'è chi si accompagna con fanfare e bandiere e chi si immola guardando ai posteri e alle loro ardue sentenze.
Transumanze di popolo letterario sfiancato dai chilometri del Lingotto se ne son viste. Insomma gli editori c'erano, gli scrittori pure, i libri anche, i visitatori anche di più. Forse quello che manca è la lettura. Ma a questa mancanza atavica delle italiche genti non c'è salone o fiera che possa, al momento, porvi rimedio (per la pioggia comunque, come rimedio, per oggi bastava l'ombrello).

giovedì 16 maggio 2013

Lo scrittore scalzo

C'erano una volta in Cina i medici scalzi. Non avevano frequentato scuole imperiali di grido, non erano di casa presso le dimore dei mandarini. Semplicemente giravano per le campagne prestando la loro opera in silenzio. Oggi uno scrittore indipendente, che non sia di casa presso grandi editori, che non rifulga della luce delle condivisioni artefatte della frettolosa attenzione dei luoghi digitali, che non venga citato dalla contemporaneità dei media, che non vada alle fiere letterarie è molto simile a quei medici. Gira anche lui per le campagne, portando all'attenzione del mondo i suoi pensieri, i suoi libri, i suoi ebook. E come un ragazzino che nella pianura delle risaie una volta andava a pescare le rane, così oggi lo scrittore scalzo si arma di pazienza, si ferma ad assaporare il paesaggio e getta la sua piccola esca, nell'attesa di quel felice momento in cui forse passerà un lettore con cui condividere pensieri e sentimenti.

mercoledì 15 maggio 2013

Il successo di Pinterest is a dream?

Pinterest is a dream? versione inglese del mio ebook Pinterest è un sogno? ha avuto un grande successo tra i lettori statunitensi. Qui le recensioni su Amazon.

La versione di Kindle di Padania Blues. La recensione di una lettrice

Una bellissima recensione alla versione di Kindle di Padania Blues. Ed è ancora più significativa perché arriva da una lettrice. Qui tutte le recensioni su Amazon.
Piccoli dettagli irrisolti o del tutto soluzionati e le nebbie della pianura sono quelle di ogni luogo nel mondo.Cattiverie inattese che scoprono il nervo di un’umanità falsamente ecumenica e mite.Bontà paradossali e non te le aspetteresti mai, chiuso nei confini provinciali dei tuoi archetipi padani.Schegge che si piantano sotto le unghie mentre cerchi di calmare la tua crosta dalla noia d’una puntura e ti risalgono al cuore lungo le vene.Acidi irrefrenabili che rivolano in succhi già compressi da un diligente e rassegnato Super-io; irritanti come lo è la verità svelata e inconfutabile a una ragione che suona di moneta.Ossimori fastidiosi che mitigano in dolci consuetudini. Negli argini di campi di riso, fuori dal tempo e dallo spazio ma dentro ad ogni luogo del ricordo in un “ovunque” atteso e un consueto “fuori-che-qui”.Logici, come di rado il genere umano.Belli.Racconti

martedì 14 maggio 2013

Tracce di Territorio, il messaggio di Gian Arturo Rota

Sabato 11 maggio si è tenuta la cerimonia di premiazione dell'edizione 2013 del Premio Letterario Nazionale Tracce di Territorio, di cui sono uno dei fondatori. Il premio è stato assegnato a Gian Arturo Rota e Nichi Stefi autori del libro Luigi Veronelli-La vita è troppo corta per bere vini cattivi, edito da Giunti/Slow Food Editore. Gian Arturo Rota non ha potuto essere presente e ci ha inviato questo significativo messaggio.

Buongiorno a tutti. Mi spiace molto essere assente. Me lo impedisce la coincidenza di data con un impegno personale non spostabile. 
Grazie a Tracce di Territorio e ai componenti della giuria.
 
Tracce di Territorio. Le due parole del nome mi suggeriscono questa riflessione.
Traccia. Mi soffermo, più che sul significato di impronta, su quello di "portarsi in un luogo" (espressione nata nel medio evo per indicare gli spostamenti nelle battute di caccia).
Territorio. Penso a Veronelli. In quanti luoghi (territori) - che lui chiamava terre, perché più circoscritte, individuali - si è portato? In molti. E gli piaceva camminarli.
 
Non credo di esagerare se affermo che ovunque si sia portato ha lasciato traccia.
Qui sì, nel senso di impronta; talvolta feconda, talvolta meno. A seconda di chi lo ascoltava: i contadini in toto, gli industriali no, o forse si, ma poi giravano la testa dall'altra parte.
In nessun caso tuttavia, tracce perse, perché ciascuna portatrice di un pensiero chiaro, preciso e, contro le logiche di massa proprie degli industriali, giusto.
 
Per il nostro libro, abbiamo recuperato un bel numero di tracce, quelle che segnano le istanze principali del vissuto veronelliano; e ci siamo ispirati al fondamento del suo disegno, la cui eco ancora risuona, oggi più che mai: la terra (il territorio) è centrale, "la terra è l'anima".
Gian Arturo Rota
Io e Nichi Stefi abbiamo accolto con gioia la notizia del riconoscimento.
Ancora un grazie agli autori e agli enti che ci hanno sostenuto. Arrivederci quindi alla prossima edizione.

sabato 11 maggio 2013

#scrittoriclandestini

Mi piacerebbe inventare qualcosa per tutti gli scrittori che non vengono recensiti. Per tutti gli scrittori di cui non parlano i blog letterari che fanno parte dei primi venti delle classifiche dei blog. Per tutti gli scrittori che non vengono invitati né in radio, né in televisione, né alle fiere dell'editoria. Per tutti gli scrittori che se fregano dei social network. Ma non so se ne avrò la forza. Perché comunque so che è tra di loro che si trova la letteratura di cui si parlerà tra cento anni. L'unica cosa è forse quella di adottare uno degli aborriti hashtag #scrittoriclandestini e postarlo a più non posso. D'altra parte, come dicevano Andreas Baader e Ulrike Meinhof, bisogna battere la borghesia usando i suoi mezzi. E quindi, miei cari #scrittoriclandestini, andate su twitter, citate il vostro none e il titolo della vostra opera e aggiungete il relativo hashtag #scrittoriclandestini.
La rivoluzione, quella vera, quella che metterà nell'angolo le camarille editoriali, è appena cominciata.

mercoledì 8 maggio 2013

Blade Runner, un film, di William Burroughs (Mimesis Edizioni)


Sublimi e deliziose imposture, destrutturazioni del romanzo moderno e postmoderno, tecnica del cut- up portata alle sue letterarie (e perciò definitive nel senso dello stilema borgesiano) estreme conseguenze. Vogliamo sempre sapere tutto di Burroughs, seminatore incessante di affascinanti posture narrative, affastellatore instancabile di definizioni che (ri)vivono incessanti nella leggenda della cultura pop, nella leggenda della cultura underground, angosciosamente vitali come i riflessi dissezionati degli esseri psichici (o psicotici) che popolano la base spaziale di Solaris.
Mimesis dà alle stampe questa sceneggiatura, questa zona letteraria temporaneamente autonoma, paradigma hakimbeyano totalizzante. E così come l’espressione Heavy Metal fu mutuata e lanciata nell’universo fonico proprio da produzioni burroughsiane, così Ridley Scott si innamora del titolo (Blade Runner) di questa manifestazione letteraria del grande beatnik (definizione comunque riduttiva per Burroughs) e ne enuclea il titolo applicandolo con copia incolla geniale (autorizzato, ça va sans dire, dall’Autore delle passate e tragiche esperienze tangerine) a quella che fu la consacrazione filmica di Philip Dick.
Caleidoscopio assoluto di allucinatorie espressività, grembo gravido di tutto ciò che nasce dalle correnti sotterranee della letteratura, congegno assoluto di enunciazioni nascenti dal subliminale e acido universo delle teorie del complotto alla Cointelpro, questa sceneggiatura-romanzo-racconto breve si staglia come una struttura reichiana che tutto comprende.
Molto prima dei postmoderni, molto prima di Leary, molto prima di contenitori clandestini come la Amok Press.
Seduto in una stanza disadorna al numero 9 di rue Gît-le-Coeur, Burroughs ci guarda con la stranita consapevolezza di chi ha conosciuto l’inconoscibile.
Un libro.
Blade Runner, un film. La sceneggiatura inedita di un grande scrittore di fantascienza, di William Burroughs (a cura di Riccardo Gramantieri), (Mimesis Edizioni).