lunedì 17 novembre 2014

Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta, di Michele Marziani (edicicloeditore)

Strade e case e cortili e atmosfere di una Milano che sembra scolpita nelle bronzee fattezze delle sculture di un Giò Pomodoro o nelle parole spietate seppur ripiene di infinita umanità di un Giovanni Testori, fanno da sfondo a questa storia di sfide solitarie, di sentimenti inseguiti con caparbietà ultima, di immigrazione, di ottimismo che nasce dalla sofferenza, come da essa nascono le prove migliori dell’umanità. 
Ancora una volta Michele Marziani ci regala un personaggio che ci conduce per mano nella sua lotta contro il mondo e per il mondo. un mondo che dalle piccole cose si specchia nei grandi avvenimenti della storia sociale, politica, economica. 
Marziani interpreta in maniera esemplare quell’insegnamento manzoniano che fa assurgere a protagonisti i soggetti che paiono bensì ultimi, ma che in realtà si trasfigurano nei primi, in quei primi che primi saranno nell’evangelico "Discorso della Montagna". Quelle stesse “genti meccaniche” che l’Autore dei Promessi Sposi vide come necessario lasciapassare per la comprensione dei destini umani. Ed è il simbolismo di una nuova cognizione del mondo quello che lentamente si appalesa al lettore per mezzo dell’ostensione della fisionomia “meccanica” di una bicicletta, la Umberto Dei, che nella sua sapiente e viva presenza di metallo, di telai, di freni, di camere d’aria, ci porta alla infinita individuazione di quelle piccole cose che in realtà sono grandi, come grande sa solo essere lo spirito indomito di chi mai si lascia abbattere da quegli affanni spesso mostruosi che albergano nella quotidianità degli uomini.
Eroi essenziali nella loro semplicità e semplici nella loro essenzialità, che divengono interpreti di coraggiose e innovative visioni, che sanno diventare protagonisti e guide per il raggiungimento di una differente interpretazione della vita (delle vite) e del mondo.
Quanta spiritualità, quanto amore, quanta condivisione può esistere nella passione per una bicicletta. Spiritualità, amore e passione che Michele Marziani ci offre con le parole commoventi e forti di questa biografia non autorizzata di una bicicletta che è anche, e soprattutto, biografia non autorizzata dell’umanità.
Un libro.
Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta, di Michele Marziani (edicicloeditore).

mercoledì 12 novembre 2014

Sette sono i re. La recensione di Mangialibri


Raffaello Ferrante scrive una bella recensione a Sette sono i re su Mangialibri, importante vetrina di informazione editoriale di cui è caporedattore. Il testo originale è qui.
Buona lettura!

Le staffette in moto girano come api impazzite. Sulle scale che portano al seminterrato blindato spuntano due sentinelle. Un breve cenno d'intesa, poi le moto scompaiono e arrivano i quattro fuoristrada neri. Tre uomini scendono e s'infilano nel seminterrato. Sotto, tra odore di muffa e cemento fresco, un piccolo tavolo. Su di esso un fiasco di Lamezia rosso e quattro bicchieri. C'è un problema da risolvere. Urgente. Qualcuno al nord, vicino Milano, ha preso decisioni in proprio, senza ascoltarli. La questione va assolutamente rimessa a posto e nel più breve tempo possibile. Il loro uomo di fiducia al nord li ha già prontamente rassicurati. Sarà lui personalmente a occuparsi della faccenda. I tre uomini risalgono dal seminterrato e tornano ai loro SUV. Poi, tra il rombo delle moto delle staffette, scompaiono nella polvere... L'uomo è rinchiuso in quel fetido nascondiglio già da alcuni giorni. Non sa ancora nulla. Solo che lo verranno a prendere per compiere il suo lavoro. Deve essere pronto. Come sempre. Come tutte le volte che gli è stata affidata una missione. Che sia in Bosnia o in Medio Oriente non fa differenza per lui. Un professionista non deve pensare. Deve solo agire. Un messaggio al cellulare. Ecco il segnale. Stanno arrivando. Prepara il borsone con le armi. È pronto...Un noir freddo e tagliente come un bisturi questo romanzo di Angelo Ricci. In un'Italia spettrale e desolata attraversata da sud a nord da due camorristi e un sicario imperturbabile, l'autore ci mostra il quadro desolante e desolato di un Paese senza speranza alcuna. Dallo smaltimento dei rifiuti al caporalato, dallo sfruttamento della prostituzione agli appalti truccati, dalla costruzione di autostrade fino all'Expo che viene progettato su un'area contro il volere di chi l'Italia la comanda e gestisce da Aosta fino a Reggio Calabria. Tutto è meticolosamente controllato e sotto stretta sorveglianza di organizzazioni criminali senza scrupoli. Compresa la vita del mercenario chiamato a risolvere l'improvviso intoppo “burocratico”. Eppure proprio a lui, gelida macchina da guerra, toccherà alla fine paradossalmente aggrapparsi per intravedere un minimo spiraglio di salvezza.

martedì 11 novembre 2014

Sette sono i re. La recensione di GraphoMania


La scrittrice Susanna Trossero pubblica una bellissima recensione a Sette sono i re su GraphoMania, l'interessantissimo blog letterario curato dalla Graphe.it edizioni. Il testo originale è qui.
Buona lettura!

Sette sono i re di Angelo Ricci (apprezzato autore che vive tra la Lombardia e il Piemonte), un eBook pubblicato da Antonio Tombolini Editore per la collana Officina Marziani, è scritto con grande accuratezza e conoscenza dell’uso delle parole, spesso ricercate, dense, e sempre efficaci. Uno stile ineccepibile usato per raccontare una storia cruda, cattiva, attuale, che si muove tra Lombardia e profondo sud, tra boss con l’anima sporca ed esecutori che forse di anima ne conservano ancora un poco, e ciò permette loro di osservare meglio il male che miete vittime e ingiustizie, così come riesce ancora a fare il protagonista di Sette sono i re, un uomo che tutto conosce e tutto ha visto, per il quale tutto è lavoro, almeno fino a quando…

Mussulmani, bosniaci, croati, la legione, il degrado tutto italiano, il racket dello smaltimento dei rifiuti, le armi e il mercato di carne umana, di donne dagli occhi oramai privi di luce e dal corpo abusato: questo e tanto altro gronda tra le righe di un romanzo che si legge tutto d’un fiato, che sguazza negli orrori della nostra cronaca e che regge il ritmo, agganciando la narrazione di una storia partorita dalla fantasia dell’autore a realtà che purtroppo a volte ignoriamo.

“La sagoma pluricellulare si snoda a lungo sulla strada, scindendosi per poi ricompattarsi, sgranandosi per poi diventare improvvisamente turgida” è solo un piccolo esempio dello stile di Angelo Ricci, sebbene a tratti proprio quel ricco vocabolario e la complessità di alcune frasi potrebbe trasformarsi in difficoltà di lettura. Noi comunque lo abbiamo apprezzato e ci fa piacere segnalarvelo, in attesa di sentire la vostra. Buona lettura.

lunedì 27 ottobre 2014

L'incipit de L'odore del riso, edito nella collana Officina Marziani della Antonio Tombolini Editore

Dopo Sette sono i re nella collana Officina Marziani esce un altro mio romanzo, L'odore del riso.
Vi regalo l'incipit.
Buona lettura!

Io so tutto di voi.
Io so tutto della geometrica perfezione che regola le vostre vite. 
Io so tutto della geometrica perfezione che regola quello che vi sta attorno.
Tutto è geometria. I quadrati e i rettangoli che sezionano la campagna. Li vedi dall’aereo. Ma non è necessario spingersi così in alto.
È sufficiente un campanile. Un campanile di una certa altezza. E in mezzo alla pianura ce n’è ben più di uno. Basta salirci su e guardarsi attorno. Guardarsi attorno verso tutti e quattro i punti cardinali. E allora la vedrai. Vedrai la serie infinita dei quadrati e dei rettangoli che disegnano i campi. Che creano i loro confini. Quadrati e rettangoli verdi, gialli, marroni. Piccoli, grandi. Ancora più grandi. È tutta geometria.
Anche le pareti grigie e lisce dei capannoni. Anche quelle, a loro modo, sono regolate dalla geometria. Anche gli immensi parallelepipedi delle logistiche sono regolati dalla geometria.
La pareti del mio ufficio quadrato sono verdi e marroni. Ne ho già viste di così. Verdi e marroni, sì. In un altro tempo. Un tempo lontano. Oppure in un’altra vita. Sì, mi piacerebbe fosse stata un’altra vita. Pareti verdi e marroni. Sporche, buie. A circondare e chiudere un pavimento sporco di grasso e di olio di macchina. Odore di benzina. Odore di bruciato. Che brutti scherzi fa la memoria. Sì, mi piacerebbe fosse stata un’altra vita.
E le villette poi. Tutte quadrate. Bilocali, trilocali, tutti più cantina e box. Schiere infinite di infinite villette a schiera. Marroncine, gialline, azzurrine, pallidine. Gliele vendi a un prezzo stracciato. E loro ci cascano. Tutti i disperati che se ne vengono via da Milano. Perché a Milano non ci possono più stare. O perché non hanno più soldi, oppure perché, persi nel niente della pianura, i carabinieri li trovano con più difficoltà. 
La pianura. Sì, la pianura. La pianura è come una troia. Come una troia che se ne sta lì con le gambe larghe. E tutti se la montano. Basta pagare. E il prezzo non è nemmeno tanto alto.
E certo che non è alto. Se sapessero che cosa ci buttano nel cemento. Tutti soldi futuri per gli avvocati. Tutti soldi futuri per le cause. Perché i muri sono così sottili che, se uno rutta o se ne va al cesso, tutto il vicinato lo sente. Ogni piccolo rumore, ogni insignificante movimento, sembra che per vicino hai una banda di percussionisti strafatti. E allora comincia il ballo. Pugni sui muri, gomme tagliate, litigate nel giardinetto di due metri per due. E poi arriva la rissa. Magari un coltello. E il gioco è fatto.
Che poi non è detto che le villette trovino un compratore. No, non è mica detto. 
Io lavoro per gli americani. Che l’America l’hanno trovata qui. Nella pianura.
Per loro l’importante è costruirle, le villette. A loro, in fin dei conti, non gli interessa mica di venderle. Gli basta costruirle. E sono contenti così. 
D’accordo. Anche un bambino capirebbe quello che c’è sotto. Soldi da piazzare, in qualche modo. Soldi da lavare. Però, chi se ne frega. Io mi prendo la mia paga. La mia percentuale. E tutto finisce lì.
Questi americani non li ho conosciuti negli Stati Uniti. No. Certo, tutti credono che l’America sia solo e soltanto gli Stati Uniti. No, io li ho conosciuti in quella del sud. Di America intendo. Li ho conosciuti proprio là. Dove c’erano le pareti verdi e marroni e il pavimento sporco di grasso e di olio di macchina. È là che li ho conosciuti. Tanto tempo fa. In un altro tempo. In un’altra vita. Forse.
Dovreste vederle le facce, quando si comincia a discutere dei terreni da edificare. Cedono in cinque minuti. Ti venderebbero anche la madre o la chiesa con il prete dentro, pur di far quadrare il bilancio. Il bilancio dell’azienda o quello comunale. Le giustificazioni le hanno già pronte. Non c’è nemmeno il bisogno di istruirli. La più bella che ho sentito è che tanto la pianura non è natura. La pianura così com’è, con le risaie e tutto, prima di Leonardo da Vinci, non esisteva. E siccome le risaie e i canali li ha progettati lui, al posto dei boschi che c’erano prima, la pianura va considerata un luogo industriale e non naturale. E quindi ci puoi costruire tutto quello che vuoi. Non c’è problema. No problem. E il terreno te lo vendono in cinque minuti.
Gli americani non credevano alle loro orecchie quando, in ogni comune che visitavamo, tutti quelli che contattavamo tiravano fuori questa storiella. E il bello è che la tiravano fuori proprio gli altri. Gli altri per primi. Mica gli americani. Poi si firmava tutto e si andava via tutti quanti felici e contenti.
Se tutti quelli che tenevamo chiusi tra le mura verdi e marroni fossero stati così malleabili, non avremmo dovuto mettere in piedi la struttura che abbiamo tenuto su per un bel po’ di anni.
È tutta geometria. È tutta potenza della geometria.
Io, dalla vetrina del mio ufficio, non ho altro da fare che guardare fuori. Sto qui, in attesa che venga qualcuno a chiedere i prezzi o le metrature. Ma anche se non viene nessuno è lo stesso. Agli americani basta averle costruite, le villette. E sono contenti così.
Tengo tutto chiuso. Fuori c’è un gran caldo. E l’afa sembra acqua. 
Vedo gli alberi di un viale. Uno dei pochi. Quando sono tornato, non mi ricordavo che qui gli alberi li odiano. Li odiano perché fanno ombra. E il riso e la meliga e il grano hanno bisogno del sole. 
Il sole che d’estate si mischia all’afa. Che si mischia al soffoco, come diciamo noi. E che fa venire fuori dalla terra quell’odore, quell’odore di umido, di stantio, di bagnato. Quell’odore che senti subito, appena passi il Po, venendo da Voghera, o il Sesia, venendo da Alessandria. È quello l’odore della pianura. 
È quello l’odore del riso.
Fuori è tutto deserto. Non c’è un’anima viva. Il peso del caldo afoso questi paesi li schiaccia tutti. Uno ad uno. Ogni tanto vedo passare qualche ragazzina. Conciata come una puttana. Che ride con qualche sua amica o che si fa palpare e mettere la lingua in bocca da qualche suo amico.
La pianura è una troia. Lo è sempre stata. Me l’ero dimenticato. 
Adesso sono tornato qui. 
E aspetto.
Io so tutto di voi.

sabato 18 ottobre 2014

L'odore del riso. Un altro mio romanzo con l'Officina Marziani di Antonio Tombolini Editore

Prosegue la mia avventura di autore con la collana Officina Marziani di Antonio Tombolini Editore. Dopo Sette sono i re è ora la volta di L'odore del riso. Sono molto orgoglioso di pubblicare con questa collana diretta dal bravissimo Michele Marziani nell'ambito della coraggiosa casa editrice voluta dal profetico ebook evangelist & publisher Antonio Tombolini
Come si legge nell'editoriale di Officina Marziani:
Dalla nostra Officina, escono solo pezzi unici: romanzi, storie, racconti, forgiati in ottimo italiano da bravi scrittori. Autori che, pur dotati di talento, conoscono anche la fatica quotidiana del tavolo di scrittura e l’alchimia del sogno. Perché prima di tutto siamo lettori impenitenti, sognatori a occhi aperti.
Officina Marziani è una collana di storie. Storie capaci di abbracciare, mordere, schiaffeggiare, riflettere, nuotare in apnea. Ovvero, per dirla con le parole dello scrittore americano David Forster Wallace, far provare quella stretta allo stomaco che è poi il motivo principale per cui leggiamo.
Abbiamo titoli di scrittori di razza, ma non guardiamo il pedigree dell’autore, scommettiamo sul genio, sulla narrazione e sulla potenza della scrittura.
Non ci importano i generi, cerchiamo di starne fuori, ci interessano solo due cose: la parola che indaga, come nella tradizione letteraria europea, e la trama che avvince, come nei grandi scrittori americani.
Dall’Officina Marziani ci impegniamo a far uscire solo libri capaci di portare chi legge fino all’ultima pagina, anche a costo di farlo piangere, sudare, soffrire, rotolarsi dalle risate, mangiarsi le unghie… Non abbiamo paura a sfidare le mode, a confrontarci con il mondo che ci circonda, a proporre storie inconsuete, a tentare la sorte, a uscire dai binari e dai cori, per colpire, appassionare, accendere un pensiero, rubare una lacrima. Ridare fiato alla narrativa italiana.
E quindi ecco L'odore del riso:
Un ex collaborazionista del regime militare argentino ritorna alla sua terra d’origine, la Lomellina, per compiere, forse, una vendetta contro chi lo ha iniziato in gioventù, alla pratica della sopraffazione e della violenza. Dopo il crollo del regime, che farà crollare anche le granitiche certezze politiche del protagonista, l’uomo torna in Lomellina alla ricerca della grande casa padronale del latifondista, suo comandante in Argentina e causa delle sue scelte sbagliate di vita. Il latifondista si è suicidato e la casa è abitata dalle sue due figlie che, separate da bambine, incarnano, ex ribelle la più anziana e integrata nel sistema la più giovane, i due significati estremi della vita del padre defunto. Un termine: “patotas”, ricorre come un mantra nella narrazione. In spagnolo vuol dire banda di ragazzini. Era il nome in codice che designava i gruppi paramilitari della polizia segreta argentina.Piani temporali si snodano tra un paesaggio desolato di una pianura italiana fatta di strade sbrecciate con la presenza di una raffineria che incombe su di esso e sui protagonisti come un’entità viva e demoniaca.
E come scrive qui lo stesso Michele Marziani:
L’odore del riso è il secondo romanzo di Angelo Ricci, pubblicato da Officina Marziani. Chi ci segue dal primo giorno ricorderà che è stato proprio questo autore a inaugurare questa collana con il suo splendido e duro Sette sono i re.L’odore del riso è ancora più bello e ancora più denso, cupo, sospeso in quella pianura dove Ricci intinge la penna per raccontare il suo personalissimo retrobottega dell’umanità della Bassa.L’odore del riso narra la storia di un ex collaborazionista della dittatura militare argentina.Dopo il crollo del regime, l’uomo torna in Italia, nel suo paese d’origine, in Lomellina alla ricerca della grande casa padronale del latifondista, suo comandante in Argentina e causa delle sue scelte sbagliate di vita.Il latifondista però si è suicidato e la casa è abitata dalle due figlie…Piani temporali si snodano tra un paesaggio desolato di una pianura italiana fatta di strade sbrecciate. Su tutto una raffineria che incombe sul territorio e sui protagonisti come un’entità viva e demoniaca. Da rimanere svegli la notte per arrivare in fondo.
Qui la pagina facebook dedicata a L'odore del riso.
Che dire? Buona lettura!

giovedì 9 ottobre 2014

L'alba dei libri, di Alessandro Marzo Magno (Garzanti)

Se l’universo è in continua espansione verso un infinito che sfugge a ogni umana comprensione e se, quando osserviamo il cielo stellato, siamo testimoni della continuità spaziotemporale che dal nulla oscuro  e insondabile del tempo di Planck giunge fino ai fotoni appena nati che segnano il divenire di un presente che è frutto del futuro e testimone del passato e se, come aveva compreso Giordano Bruno, il microcosmo altro non è se non l’immagine del macrocosmo, ecco che, in quell’universo di parole e storie e sentimenti che unisce in un punto misterico e affascinante l’anima dei lettori e quella dei libri che hanno letto, che leggeranno e che forse, in una deliziosa maledizione condivisa dal destino, sanno che non riusciranno a leggere mai, appare un libro che è pulsar, vedetta galattica, avamposto ardimentoso di quello stesso universo di parole e di storie.
Libri che appaiono e scompaiono nel flusso dei tempi storici come un fiume carsico pieno di significati nascosti, avventure di tipografi e stampatori, vicende complesse di librai che rischiano esistenze e capitali nel nome della parola scritta, biblioteche che, come infiniti scrigni borgesiani, nascondono avventure in cui la vita degli uomini e quella dei libri sono unite in u ’insondabile destino i cui limiti sono sconosciuti perché sconosciuti devono essere. Saggio, romanzo, libro che si fa strumento e strumento che si trasfigura esso stesso in libro, così come si sono trasfigurati tutti i libri che in questo medesimo libro sono contenuti e raccontati. L’alba dei libri è il rapporto ultimo e definitivo che racchiude in sé tutte le anime che vanno a comporre quel misterioso cosmo che vive nel e della insopprimibile volontà che l’umanità, fin dalla sua insondabile comparsa come soggetto portatore della consapevolezza della materia, conduce con sé e verso sé. 
Un libro.
L'alba dei libri, di Alessandro Marzo Magno (Garzanti).

martedì 23 settembre 2014

Un altro mio racconto sul #GallizioLab

Un altro mio racconto pubblicato sul GallizioLab, arsenale delle scritture postmoderno come solo un luogo di narrazioni contemporaneo sa esserlo. Evanescenze narrative, eterne riproposizioni di attimi che diventano storie e di storie che si trasfigurano in attimi di un eterno racconto. Qui, ora e per sempre, compendio di un'#estatealiena come solo certe estati sanno esserlo. Colonna sonora forse di Bruno Martino, da una spiaggia popolata da solipsistiche belle ragazze, o dei Clash, da una costa popolata da white riots.
Buona lettura!

venerdì 19 settembre 2014

Sette sono i re. La recensione di SoloLibri.net


Martina Stanziani pubblica su SoloLibri.net una bella recensione a Sette sono i re. Il testo originale è qui. Buona lettura!

Sette sono i re (Tombolini, 2014) di Angelo Ricci non è il genere di libro che solitamente scelgo, eppure ha attirato la mia attenzione.
All’inizio non capivo bene in che “mondo” fossi finita, così diverso, così sporco e tetro rispetto a quello che mi circonda. Poi pagina dopo pagina mi sono resa conto che ad essere descritta è l’altra faccia della medaglia. Dell’Italia. Quella che spaventa, che è sconosciuta, ignorata. Ma presente e viva. Dove la violenza e lo sfruttamento sono all’ordine del giorno. Dove per soldi si è disposti a tutto. Come il mercenario, protagonista del libro, che si trova immischiato in una missione delicata e importantissima. Convocato dalle alte sfere, non può che accettare la proposta.
Un uomo senza scrupoli, come una macchina programmata per fare ciò che gli viene ordinato. Di lui non conosciamo l’aspetto, ma la sua attitudine e la sua caparbietà sono aspetti cardine del suo carattere. A tratti si può scorgere un’umanità ormai rinnegata e dimenticata, in quest’uomo così crudele e schiavo della sua vita, con un passato costellato di battaglie, guerre, attentati. Come se la condotta che tiene, sia l’unica possibile.
Scritto con cattiveria. Il lettore si sente spettatore passivo e inerme. La storia e l’atmosfera sporca e tetra prendono il sopravvento. Paura. Confusione. Ci si sente persi nell’abisso di questo mondo, senza via di uscita. Ma si anela sempre più a sapere ciò che succede.
"Io non sono un porco. Io non sono un bastardo. Certe volte mi dimentico quello che è successo nel passato. Ma non dimentico che sono soltanto uno che fa il suo lavoro. E non voglio sapere niente del loro rispetto."

lunedì 8 settembre 2014

La notte della cometa. Il romanzo di Dino Campana, di Sebastiano Vassalli (Einaudi)

Traslazioni dell’anima che attraversano soggetto e oggetto di una narrazione che è romanzo, saggio, biografia, testimonianza di un comune sentire condiviso. Sebastiano Vassalli ci conduce qui in una affermazione di storie, di parole, di vita. La vita di Dino Campana come strumento di analisi di tutto un mondo letterario, di un universo culturale e umano fatto di sofferenze, affermazioni di intenti, estraneità e odio e amore per la parola scritta, per il racconto di una vita che diviene resoconto e paradigma della difficile affermazione di un autore che trasforma la vita stessa in oggetto di poesia, in rimarcata affermazione di una condivisione di sentimenti che trasfigurano il presente in un eternità di emozioni.
Quasi inesplicabile e tragica la vita di Dino Campana, vita che è via crucis fatta di stazioni di dolorosa estrinsecazione di passioni che vedono nella poesia lo strumento ultimo di affermazione di un io che conosce il proprio valore, valore rigettato da un insieme di camarille letterarie che tanto (troppo) hanno avuto peso nella costruzione della identità forse mai completa di una nazione altrettanto incompleta, di quella incompletezza che nasce da un Risorgimento imperfetto e prosegue in una giolittiana e fascistizzante ulteriore incompletezza funesta i cui presagi sono ancora oggi viventi in una mai conclusa definizione di comunità.
Dino Campana quindi come paradigma ultimo e definitivo, incarnazione suo malgrado di un divenire che solo un autore come Sebastiano Vassalli, egli stesso soggetto e oggetto di sofferenze di vita e di parola, poteva descrivere nella creazione di una storia imprescindibile e unica.
Tante sono in questo libro le tangenti a una storia che non è solo quella di un uomo, ma di una nazione intera, nel suo insieme angoscioso di infinite contraddizioni. La notte della cometa va intesa come lasciapassare estremo di analisi umane, culturali, storiche, politiche, come diario di un anima che è quella di una intera collettività che non ha ancora trovato, non ha forse mai cercato, quel punto di equilibrio cha la potrebbe forse far rinascere dalle macerie di una storia che ha sempre sprecato i suoi talenti.
Un libro.
La notte della cometa. Il romanzo di Dino Campana, di Sebastiano Vassalli (Einaudi).

martedì 2 settembre 2014

Oggi è morto un libraio. In memoria di Giuseppe Sampietro

Oggi è morto un libraio. Un libraio che ha rappresentato una parte importante della mia vita di lettore e di scrittore. Giuseppe Sampietro gestiva la libreria "L’Incontro", sotto i portici di Viale della Libertà, nella città in riva al Ticino. Ho frequentato gli scaffali della sua libreria sin dai primi giorni della mia vita di matricola universitaria, nei primi anni Ottanta, portato lì da un altro grande lettore e amante dei libri, mio fratello e ho seguitato a visitarli fino alla chiusura, negli anni Novanta. Per anni nella sua libreria ho passato ore di nebbiosi pomeriggi invernali o di afose mattine estive a sfogliare libri e a leggere quarti di copertine. Nella sua libreria c’era tutto e lui tutto conosceva dei libri. Si avvicinava e ti diceva per i tipi di *** è appena uscito questo oppure ti parlava sempre con discrezione di autori e di editori. Lui di te, come lettore, conosceva l’anima. Quando entravi nella sua libreria lui e la moglie erano sempre intenti a leggere e ti salutavano con un cenno, un cenno pieno di parole non dette. Tu passavi tra gli scaffali, leggevi, assaggiavi pagine, osservavi titoli, in un tacito e condiviso accordo eterno di amore per i libri. Molti dei titoli che fanno parte della mia personale libreria li ho acquistati da lui. Ricordo ancora le buste in cui metteva i libri che compravi, con il logo della libreria in stile Politecnico di Vittorini. Prima di internet, prima dei social, prima di anobii e goodreads, prima di scrivere e pubblicare. La sua libreria era aperta anche la mattina di domenica, anche la mattina di Natale. Una parte di me è rimasta in quella libreria di Viale della Libertà. 
Oggi è morto un libraio.