sabato 18 ottobre 2014

L'odore del riso. Un altro mio romanzo con l'Officina Marziani di Antonio Tombolini Editore

Prosegue la mia avventura di autore con la collana Officina Marziani di Antonio Tombolini Editore. Dopo Sette sono i re è ora la volta di L'odore del riso. Sono molto orgoglioso di pubblicare con questa collana diretta dal bravissimo Michele Marziani nell'ambito della coraggiosa casa editrice voluta dal profetico ebook evangelist & publisher Antonio Tombolini
Come si legge nell'editoriale di Officina Marziani:
Dalla nostra Officina, escono solo pezzi unici: romanzi, storie, racconti, forgiati in ottimo italiano da bravi scrittori. Autori che, pur dotati di talento, conoscono anche la fatica quotidiana del tavolo di scrittura e l’alchimia del sogno. Perché prima di tutto siamo lettori impenitenti, sognatori a occhi aperti.
Officina Marziani è una collana di storie. Storie capaci di abbracciare, mordere, schiaffeggiare, riflettere, nuotare in apnea. Ovvero, per dirla con le parole dello scrittore americano David Forster Wallace, far provare quella stretta allo stomaco che è poi il motivo principale per cui leggiamo.
Abbiamo titoli di scrittori di razza, ma non guardiamo il pedigree dell’autore, scommettiamo sul genio, sulla narrazione e sulla potenza della scrittura.
Non ci importano i generi, cerchiamo di starne fuori, ci interessano solo due cose: la parola che indaga, come nella tradizione letteraria europea, e la trama che avvince, come nei grandi scrittori americani.
Dall’Officina Marziani ci impegniamo a far uscire solo libri capaci di portare chi legge fino all’ultima pagina, anche a costo di farlo piangere, sudare, soffrire, rotolarsi dalle risate, mangiarsi le unghie… Non abbiamo paura a sfidare le mode, a confrontarci con il mondo che ci circonda, a proporre storie inconsuete, a tentare la sorte, a uscire dai binari e dai cori, per colpire, appassionare, accendere un pensiero, rubare una lacrima. Ridare fiato alla narrativa italiana.
E' quindi ecco L'odore del riso:
Un ex collaborazionista del regime militare argentino ritorna alla sua terra d’origine, la Lomellina, per compiere, forse, una vendetta contro chi lo ha iniziato in gioventù, alla pratica della sopraffazione e della violenza. Dopo il crollo del regime, che farà crollare anche le granitiche certezze politiche del protagonista, l’uomo torna in Lomellina alla ricerca della grande casa padronale del latifondista, suo comandante in Argentina e causa delle sue scelte sbagliate di vita. Il latifondista si è suicidato e la casa è abitata dalle sue due figlie che, separate da bambine, incarnano, ex ribelle la più anziana e integrata nel sistema la più giovane, i due significati estremi della vita del padre defunto. Un termine: “patotas”, ricorre come un mantra nella narrazione. In spagnolo vuol dire banda di ragazzini. Era il nome in codice che designava i gruppi paramilitari della polizia segreta argentina.Piani temporali si snodano tra un paesaggio desolato di una pianura italiana fatta di strade sbrecciate con la presenza di una raffineria che incombe su di esso e sui protagonisti come un’entità viva e demoniaca.
E come scrive qui lo stesso Michele Marziani:
L’odore del riso è il secondo romanzo di Angelo Ricci, pubblicato da Officina Marziani. Chi ci segue dal primo giorno ricorderà che è stato proprio questo autore a inaugurare questa collana con il suo splendido e duro Sette sono i re.L’odore del riso è ancora più bello e ancora più denso, cupo, sospeso in quella pianura dove Ricci intinge la penna per raccontare il suo personalissimo retrobottega dell’umanità della Bassa.L’odore del riso narra la storia di un ex collaborazionista della dittatura militare argentina.Dopo il crollo del regime, l’uomo torna in Italia, nel suo paese d’origine, in Lomellina alla ricerca della grande casa padronale del latifondista, suo comandante in Argentina e causa delle sue scelte sbagliate di vita.Il latifondista però si è suicidato e la casa è abitata dalle due figlie…Piani temporali si snodano tra un paesaggio desolato di una pianura italiana fatta di strade sbrecciate. Su tutto una raffineria che incombe sul territorio e sui protagonisti come un’entità viva e demoniaca. Da rimanere svegli la notte per arrivare in fondo.
Qui la pagina facebook dedicata a L'odore del riso.
Che dire? Buona lettura!

giovedì 9 ottobre 2014

L'alba dei libri, di Alessandro Marzo Magno (Garzanti)

Se l’universo è in continua espansione verso un infinito che sfugge a ogni umana comprensione e se, quando osserviamo il cielo stellato, siamo testimoni della continuità spaziotemporale che dal nulla oscuro  e insondabile del tempo di Planck giunge fino ai fotoni appena nati che segnano il divenire di un presente che è frutto del futuro e testimone del passato e se, come aveva compreso Giordano Bruno, il microcosmo altro non è se non l’immagine del macrocosmo, ecco che, in quell’universo di parole e storie e sentimenti che unisce in un punto misterico e affascinante l’anima dei lettori e quella dei libri che hanno letto, che leggeranno e che forse, in una deliziosa maledizione condivisa dal destino, sanno che non riusciranno a leggere mai, appare un libro che è pulsar, vedetta galattica, avamposto ardimentoso di quello stesso universo di parole e di storie.
Libri che appaiono e scompaiono nel flusso dei tempi storici come un fiume carsico pieno di significati nascosti, avventure di tipografi e stampatori, vicende complesse di librai che rischiano esistenze e capitali nel nome della parola scritta, biblioteche che, come infiniti scrigni borgesiani, nascondono avventure in cui la vita degli uomini e quella dei libri sono unite in u ’insondabile destino i cui limiti sono sconosciuti perché sconosciuti devono essere. Saggio, romanzo, libro che si fa strumento e strumento che si trasfigura esso stesso in libro, così come si sono trasfigurati tutti i libri che in questo medesimo libro sono contenuti e raccontati. L’alba dei libri è il rapporto ultimo e definitivo che racchiude in sé tutte le anime che vanno a comporre quel misterioso cosmo che vive nel e della insopprimibile volontà che l’umanità, fin dalla sua insondabile comparsa come soggetto portatore della consapevolezza della materia, conduce con sé e verso sé. 
Un libro.
L'alba dei libri, di Alessandro Marzo Magno (Garzanti).

martedì 23 settembre 2014

Un altro mio racconto sul #GallizioLab

Un altro mio racconto pubblicato sul GallizioLab, arsenale delle scritture postmoderno come solo un luogo di narrazioni contemporaneo sa esserlo. Evanescenze narrative, eterne riproposizioni di attimi che diventano storie e di storie che si trasfigurano in attimi di un eterno racconto. Qui, ora e per sempre, compendio di un'#estatealiena come solo certe estati sanno esserlo. Colonna sonora forse di Bruno Martino, da una spiaggia popolata da solipsistiche belle ragazze, o dei Clash, da una costa popolata da white riots.
Buona lettura!

venerdì 19 settembre 2014

Sette sono i re. La recensione di SoloLibri.net


Martina Stanziani pubblica su SoloLibri.net una bella recensione a Sette sono i re. Il testo originale è qui. Buona lettura!

Sette sono i re (Tombolini, 2014) di Angelo Ricci non è il genere di libro che solitamente scelgo, eppure ha attirato la mia attenzione.
All’inizio non capivo bene in che “mondo” fossi finita, così diverso, così sporco e tetro rispetto a quello che mi circonda. Poi pagina dopo pagina mi sono resa conto che ad essere descritta è l’altra faccia della medaglia. Dell’Italia. Quella che spaventa, che è sconosciuta, ignorata. Ma presente e viva. Dove la violenza e lo sfruttamento sono all’ordine del giorno. Dove per soldi si è disposti a tutto. Come il mercenario, protagonista del libro, che si trova immischiato in una missione delicata e importantissima. Convocato dalle alte sfere, non può che accettare la proposta.
Un uomo senza scrupoli, come una macchina programmata per fare ciò che gli viene ordinato. Di lui non conosciamo l’aspetto, ma la sua attitudine e la sua caparbietà sono aspetti cardine del suo carattere. A tratti si può scorgere un’umanità ormai rinnegata e dimenticata, in quest’uomo così crudele e schiavo della sua vita, con un passato costellato di battaglie, guerre, attentati. Come se la condotta che tiene, sia l’unica possibile.
Scritto con cattiveria. Il lettore si sente spettatore passivo e inerme. La storia e l’atmosfera sporca e tetra prendono il sopravvento. Paura. Confusione. Ci si sente persi nell’abisso di questo mondo, senza via di uscita. Ma si anela sempre più a sapere ciò che succede.
"Io non sono un porco. Io non sono un bastardo. Certe volte mi dimentico quello che è successo nel passato. Ma non dimentico che sono soltanto uno che fa il suo lavoro. E non voglio sapere niente del loro rispetto."

lunedì 8 settembre 2014

La notte della cometa. Il romanzo di Dino Campana, di Sebastiano Vassalli (Einaudi)

Traslazioni dell’anima che attraversano soggetto e oggetto di una narrazione che è romanzo, saggio, biografia, testimonianza di un comune sentire condiviso. Sebastiano Vassalli ci conduce qui in una affermazione di storie, di parole, di vita. La vita di Dino Campana come strumento di analisi di tutto un mondo letterario, di un universo culturale e umano fatto di sofferenze, affermazioni di intenti, estraneità e odio e amore per la parola scritta, per il racconto di una vita che diviene resoconto e paradigma della difficile affermazione di un autore che trasforma la vita stessa in oggetto di poesia, in rimarcata affermazione di una condivisione di sentimenti che trasfigurano il presente in un eternità di emozioni.
Quasi inesplicabile e tragica la vita di Dino Campana, vita che è via crucis fatta di stazioni di dolorosa estrinsecazione di passioni che vedono nella poesia lo strumento ultimo di affermazione di un io che conosce il proprio valore, valore rigettato da un insieme di camarille letterarie che tanto (troppo) hanno avuto peso nella costruzione della identità forse mai completa di una nazione altrettanto incompleta, di quella incompletezza che nasce da un Risorgimento imperfetto e prosegue in una giolittiana e fascistizzante ulteriore incompletezza funesta i cui presagi sono ancora oggi viventi in una mai conclusa definizione di comunità.
Dino Campana quindi come paradigma ultimo e definitivo, incarnazione suo malgrado di un divenire che solo un autore come Sebastiano Vassalli, egli stesso soggetto e oggetto di sofferenze di vita e di parola, poteva descrivere nella creazione di una storia imprescindibile e unica.
Tante sono in questo libro le tangenti a una storia che non è solo quella di un uomo, ma di una nazione intera, nel suo insieme angoscioso di infinite contraddizioni. La notte della cometa va intesa come lasciapassare estremo di analisi umane, culturali, storiche, politiche, come diario di un anima che è quella di una intera collettività che non ha ancora trovato, non ha forse mai cercato, quel punto di equilibrio cha la potrebbe forse far rinascere dalle macerie di una storia che ha sempre sprecato i suoi talenti.
Un libro.
La notte della cometa. Il romanzo di Dino Campana, di Sebastiano Vassalli (Einaudi).

martedì 2 settembre 2014

Oggi è morto un libraio. In memoria di Giuseppe Sampietro

Oggi è morto un libraio. Un libraio che ha rappresentato una parte importante della mia vita di lettore e di scrittore. Giuseppe Sampietro gestiva la libreria "L’Incontro", sotto i portici di Viale della Libertà, nella città in riva al Ticino. Ho frequentato gli scaffali della sua libreria sin dai primi giorni della mia vita di matricola universitaria, nei primi anni Ottanta, portato lì da un altro grande lettore e amante dei libri, mio fratello e ho seguitato a visitarli fino alla chiusura, negli anni Novanta. Per anni nella sua libreria ho passato ore di nebbiosi pomeriggi invernali o di afose mattine estive a sfogliare libri e a leggere quarti di copertine. Nella sua libreria c’era tutto e lui tutto conosceva dei libri. Si avvicinava e ti diceva per i tipi di *** è appena uscito questo oppure ti parlava sempre con discrezione di autori e di editori. Lui di te, come lettore, conosceva l’anima. Quando entravi nella sua libreria lui e la moglie erano sempre intenti a leggere e ti salutavano con un cenno, un cenno pieno di parole non dette. Tu passavi tra gli scaffali, leggevi, assaggiavi pagine, osservavi titoli, in un tacito e condiviso accordo eterno di amore per i libri. Molti dei titoli che fanno parte della mia personale libreria li ho acquistati da lui. Ricordo ancora le buste in cui metteva i libri che compravi, con il logo della libreria in stile Politecnico di Vittorini. Prima di internet, prima dei social, prima di anobii e goodreads, prima di scrivere e pubblicare. La sua libreria era aperta anche la mattina di domenica, anche la mattina di Natale. Una parte di me è rimasta in quella libreria di Viale della Libertà. 
Oggi è morto un libraio.

mercoledì 20 agosto 2014

Un nulla pieno di storie. Ricordi e considerazioni di un viaggiatore nel tempo, di Sebastiano Vassalli e Giovanni Tesio (Interlinea)

Un pomeriggio assolato di un’estate di un paio di anni fa mi trovavo a Novara, città a me in qualche modo cara perché è la città in cui sono nato. Non sono novarese, sono lomellino il che, in qualche modo, segna comunque una traccia di luoghi condivisi giacché la Lomellina e Novara sono unite o divise da un etereo confine settentrionale fatto di risaie e di pianura (e il monumento alla mondina sta di fronte alla stazione di Novara e nelle campagne novaresi si girò Riso amaro). Sulla mia carta d’identità c’è comunque scritto nato a Novara. Mia madre mi fece nascere in quell’ospedale perché a Novara abitava la sorella di suo padre, mio nonno, che proprio a Novara si era trasferita per lavoro. Sono di natali novaresi per caso, quindi, un po’ come quelli che sono nati su un transatlantico in mezzo all’oceano e la cosa mi rende in qualche modo orgoglioso di questa bizzarria. Altre storie hanno poi reso Novara una città legata alla mia famiglia, trasformandola in luogo di narrazioni condivise di parenti, zii, nonni, fratelli, un lessico famigliare insomma che si snoda in quel territorio, Lomellina e Novara, che le conquiste napoleoniche unirono battezzandolo come Dipartimento dell’Agogna.
Quando vado in una città visito spesso qualche libreria. Le librerie sono stazioni imprescindibili del mio eterno pellegrinaggio di lettore. E in quel pomeriggio estivo, sotto i portici novaresi, mi imbattei in questo libro. 
Intervista, saggio, romanzo forse. Cammino complesso, al contempo tragico ed entusiasmante, sempre affascinante Un nulla pieno di storie è viaggio, confessione, testimonianza. Una linea sottile e misterica unisce sempre autori e libri e Sebastiano Vassalli diviene qui soggetto e oggetto di narrazioni, di inchieste letterarie, di approfondimenti imperdibili, di sincerità estreme e per questo eterne. Come il protagonista di una sciamanica circolarità dei tempi, Vassalli è qui interprete di storie di vita, come il Dino Campana del suo bellissimo La notte della cometa, in una traslazione meravigliosa di tempi e di ruoli che fonde autore, libri, intervistatore e intervistato, scrittore e personaggio. Come il timoniere melvilliano di una nave in tempesta Vassalli ci conduce attraverso il percorso conradiano della sua vita, alla scoperta di quello che è lo scenario biografico non solo dello scrittore ma della sua anima. Un nulla pieno di storie è libro da leggere, da meditare, da conoscere. Vassalli abita nei dintorni di Novara, Interlinea è coraggioso editore novarese di pregio. Mi sa che, quasi quasi, vado a fare un salto a Novara.
Un libro.
Un nulla pieno di storie. Ricordi e considerazioni di un viaggiatore nel tempo, di Sebastiano Vassalli e Giovanni Tesio (Interlinea)

lunedì 18 agosto 2014

Gli amanti di Bisanzio, di Mika Waltari (Iperborea)

Bisanzio, la Seconda Roma, la Mela Rossa dei cronachisti ottomani che ne osservavano da secoli la mura in attesa della sua caduta che è evento millenario che ripete se stesso ogniqualvolta la Storia assiste alla poliorcetica arte della presa di una città che è stata Costantinopoli ma che sarà anche Saigon o Phnom Penh, reincarnando il palazzo imperiale delle Blacherne nel tetto di un’ambasciata USA abbandonato da elicotteri fuggiaschi carichi di funzionari e alti ufficiali di agonici regimi.
Cronaca, diario, storia di eroismi e di erotismo misto a morte e sofferenza, Gli amanti di Bisanzio è romanzo, affresco, imponente rendicontazione della fine di una città che ha rappresentato un unicum storico, interpretando il respiro tragico e comunque lussureggiante di un’era millenaria a cavallo tra Europa e Asia. Ed è proprio dall’ultima Thule di una Finlandia che è estremo continentale che nasce questo immenso romanzo, quasi a manifestare ancora una volta quel rapporto quasi misterico che unì Bisanzio ai destini del nord Europa con la conversione della Rus’ al termine del primo millennio cristiano e che portò la guardia personale degli imperatori bizantini ad essere composta da guerrieri vichinghi in cerca di una patria e da soldati anglosassoni cacciati da una Britannia non più romanizzata e non ancora normanna. Mika Watari compone questo grande romanzo agli inizi degli anni Cinquanta, quando la sua Finlandia era uscita da mortali guerre con il sovietico dittatore georgiano e da pericolose alleanze con il demoniaco Reich guidato dallo jüngeriano Kniebolo, per poi trasformare essa stessa, durante la Guerra Fredda, in un unicum storico a metà strada tra Occidente atlantico e Patto di Varsavia. Gli ultimi giorni di Bisanzio visti e traslati dall’anima dello scrittore come paradigma ultimo forse dei destini della sua stessa nazione. Affascinante libro, romanzo imperdibile per tutti gli appassionati di storia bizantina, ricco di attenti e interessantissimi riferimenti storici, Gli amanti di Bisanzio arriva da Iperborea che, ancora una volta, conduce alle nostre sponde mediterranee le parole di un autore del Nord Europa, un po’ come quei guerrieri vichinghi che trovarono la loro missione sulle rive del Bosforo.
Un libro.
Gli amanti di Bisanzio, di Mika Waltari (Iperborea).

lunedì 28 luglio 2014

I libri nella mia vita, di Henry Miller (Adelphi)

Un libro sui libri. Un libro di educazione umana prima ancora che letteraria. Una testimonianza imperdibile per chi vuole conoscere Henry Miller al di là dei suoi romanzi. I libri nella mia vita appartiene a quella imprescindibile categoria di opere a cui molti scrittori prima o poi arrivano, sono forse costretti ad arrivare, per onorare un sanguinoso ma anche delizioso redde rationem con le pagine che li hanno formati, con gli autori che li hanno influenzati, con le storie che in qualche modo si sono fatte strumento di comprensione, di affinamento di tecniche, di parallelismi condivisi. Significativamente nel titolo di questo saggio, anche se in Miller il confine tra romanzo, saggio, autobiografia è sempre genialmente labile, c’è una preposizione articolata che la dice lunga sul rapporto che negli anni si è instaurato tra l’Autore e le sue letture. In quel riferimento che Miller fa ai libri “nella” sua vita, invece che ai libri "della " sua vita, si ritrova tutta l'essenza del suo essere scrittore, quell'essenza per mezzo della quale tutta la sua esperienza di uomo prima ancora che di romanziere viene inghiottita, penetrata, metabolizzata, per poter giungere a quella affabulazione mirabile e infinita che fonde letture e scrittura, giovinezza e maturità, America e Parigi, sesso e sofferenza, sangue, sudore e sperma, gioia e tristezza, narrazione e saggio, invettiva e profonda analisi del mondo e delle sue contraddizioni. Per Miller tutto si trasfigura in narrazione, romanzo, pagina scritta. Gli autori che lo hanno formato non sono da lui descritti soltanto come visioni monumentali meritevoli solo di una frigida e distaccata contemplazione, ma gli appaiono soprattutto come esseri umani che hanno sofferto, gioito, amato, combattuto, che sono stati vittoriosi ma anche sconfitti. Sono giganti che non hanno avuto remore nel mostrare piaghe e difetti, scoramenti e costernazioni e che, proprio da questi avvenimenti, hanno trovato la forza sovrumana di scrivere pagine che li riflettono in tutta la loro divina umanità. Miller scrive senza sosta, senza respiro, anche qui dando vita a quel ritmo narrativo totalizzante, a quell’incedere senza indugio, a quel raccontare di tutto il mondo e di se stesso senza soluzione di continuità. I libri nella mia vita è il ritratto di un gigante della letteratura che con sprezzo del pericolo si è specchiato fino in fondo nell’immagine di tutti gli autori con cui, malgrado lui, malgrado loro, malgrado le loro vite ardue, ha spartito l’ideale ultimo di quell’umanità che non può fuggire mai dall’insopprimibile esigenza di narrare se stessa e il mondo.
Un libro.
I libri nella mia vita, di Henry Miller (Adelphi).

sabato 26 luglio 2014

Gli editori italiani e Tumblr (parte seconda)

Da sempre sono un utilizzatore della piattaforma Tumblr. Ho teorizzato spesso nelle pianure del web l'importanza ricoperta da questa piattaforma per gli editori, gli scrittori e i blog letterari. Ho scritto anche una guida a questo proposito, edita dall'impareggiabile Errant Editions, casa editrice digitale che fin da tempi non sospetti ha condiviso la rivoluzione digitale dell'ebook. Un paio di anni fa scrissi un post dedicato all'editoria italiana e Tumbl. Ora, nelle mie peregrinazioni sul web, e nell'anniversario della mia quinquennale militanza tumbleriana, scopro il Tumblr di Nda Press, vivace e importante casa editrice diretta da Massimo Roccaforte. E' un esempio elegante e interessante di utilizzo di questa piattaforma da parte di un editore italiano, ancora più importante se consideriamo il fatto che l'editoria italiana predilige luoghi più semplici come Facebook e Twitter. Che dire? Seguite questo affascinante Tumblr.