giovedì 24 aprile 2014

Pieno di luna, di Enrica M.Corradini (Narcissus)

Un inquietante e al contempo delicato paesaggio dell’anima, luogo di trasfigurazioni di destini che si fondono in un continuum spaziotemporale che bene amalgama futuri che sono debitori di una certa fantascienza che, per dirla alla Ballard, è consapevole che i veri alieni siamo noi e panorami che sono quelli della consuetudine del dolore, degli affanni, contigui a una narrazione dall’impostazione propria del romanzo classico. Ma lentamente tutto muta, si trasforma, appalesando elementi celati tra le righe.
Una trama che sussurra e fa trasparire mutamenti epocali, prodromici di altre e ben più definitive mutazioni capaci di colpire la vita (la fine delle farfalle, delle api), attraverso sottili e tuttavia forti pennellate che danno il senso della totalità a questo prezioso affresco in cui la vita stessa e la morte si rincorrono come nella stazione sospesa sul pianeta senziente Solaris immaginato da Stanislaw Lem, non rinunciando comunque alla ostensione di tracce di una quotidianità forse passata (le case, i corridoi, i libri) che rimandano a corrispondenze di sensi e sentimenti che ricordano il Caro Michele di Natalia Ginzburg. E mentre cerchiamo di radunare le sensazioni che questa lettura ci regala veniamo ancora una volta affascinati dalla presenza di simulacri o sostanze forse lenitive di un presente troppo atroce o fantasmi allucinatori che ricordano certe narrazioni phildickiane o certe palazzine vittoriane immerse in metropoli alla Blade Runner. Un denso procedere di sentimenti, di visioni, di contaminazioni, di illusioni forse indotte da altre mutazioni dei tempi e la capacità dell’Autrice di fondere classico e moderno ci ricordano la levità piena di forza di certi dialoghi fatti di sguardi alla Murakami Haruki.
Un libro.
Pieno di luna, di Enrica M.Corradini (Narcissus).

giovedì 17 aprile 2014

Auramala. Il re è vivo, di Ivan Fowler (Il Mondo di TELS)

Linee narrative che uniscono luoghi dell’affascinante passato medioevale europeo, luoghi che sono ancora oggi traccia di misteri irrisolti. Già Borges, definitivo cultore di mitologie scandinave, britanne e anglosassoni, sosteneva ne La biblioteca inglese, raccolta delle sue lezioni di letteratura all’Università di Buenos Aires, che della lingua inglese antica, frutto del periodo che sta a cavallo tra il crollo della Britannia celtica e romanizzata e la conquista degli Angli, degli Juti e dei Sassoni, prima quindi della contaminazione linguistica normanna avvenuta dalla battaglia di Hastings in poi e che ha portato all’inglese moderno, rimanessero pochi e fondamentali documenti, nascosti in tre abbazie inglesi e in una dell’Italia settentrionale. Ed è proprio seguendo questa borgesiana lezione di ricerca di tracce storiche nascoste che si dipanano tra l’Inghilterra e la pianura situata tra Piemonte, Lombardia e Liguria, che si snoda la trama di questa narrazione che porta in sé l’insegnamento che fu già di Walter Scott e di Robert Stevenson. In un momento storico determinante, i prodromi di quella Guerra dei Cento Anni, momento che delineò la nascita della consapevolezza delle due nazioni che per secoli hanno segnato la storia europea, la Francia e l’Inghilterra, e che cancellò quella contaminazione di popoli e di re, quella contaminazione che rendeva il re d’Inghilterra possessore di terre francesi e il re di Francia rivendicatore di corone britanniche (all’insegna comunque del fiorire, due secoli prima, dei trovatori alla corte di Eleonora d’Aquitania, moglie francese di sovrani francesi e inglesi e madre francese di sovrani inglesi), si sviluppa questa affascinante cronaca dagli echi medioevali, ma anche portatrice di suspense spionistiche alla Le Carré e alla Ian Fleming. Il tutto reso con una magistrale padronanza di riferimenti storici, militari, economici e della vita quotidiana di quel Trecento che fu in un certo senso epoca incubatrice del Rinascimento. Tra le voci di parlate inglesi, fiamminghe, provenzali e occitane, la storia raccontata in Auramala è un imperdibile viaggio narrativo tra il medioevo di un’Inghilterra misterica e quello di un territorio oltrepadano, pavese e lomellino pregno di contaminazioni storiche e magiche. Auramala è un fondamentale baedeker per chi, nel nostro presente, vuole, da turista o da studioso, percorrere ancora una volta quel viaggio.
Un libro.
Auramala. Il re è vivo, di Ivan Fowler (Il Mondo di TELS). 

martedì 15 aprile 2014

Breaking news! Sta arrivando Officina Marziani!

Sta arrivando Officina Marziani, la collana di narrativa della nuova e combattiva Antonio Tombolini Editore, collana diretta da Michele Marziani. Ci sarò anch'io, of course!. Un mio libro farà infatti da apripista in questa imprescindibile avventura editoriale e letteraria e altri due miei lavori sono in attesa. Stay tuned!




martedì 8 aprile 2014

Il figlio, di Philipp Meyer (Einaudi)

Una narrazione che trapassa i tempi della storia, dispiegandosi  tra brani di prigionie efferate, di presenti che sono il necessario e tragico frutto di passati di morte e di sopraffazione, di futuri appena delineati, ma nei quali già si legge, come si leggerebbe sulle linee della mano di un artefice annunciatore di eventi secolari, poste all’attenzione di una chiromante spietata, quello che diverrà necessariamente il presente.
Odissea di una frontiera che si è trasfigurata nel tempo, come trasfigurata si è la definizione ultima di quell’America, gli Stati Uniti, che, come la parte per il tutto, è divenuta luogo di immaginari che si sono trasformati nell’immaginario collettivo di un occidente che prosegue la sua marcia sulle rovine di imperi che seminano, a loro volta, altri imperi ancora, i quali, abbandonata loro malgrado la forza della conquista territoriale, sono divenuti simulacri governati dalla forza eterna del potere della ricchezza e del danaro.
Territorio estremo di definizioni e di vicende che si intrecciano e si inseguono, luogo di quel racconto eterno che si converte in vettore del resoconto di un’umanità contemporanea fotografata nella sua visione di ferocia forse atavica, quel Texas, che è qui protagonista con i suoi deserti di pascolo e di petrolio, è il fine ultimo di quella conquista che ha come oggetto ricchezze e schiavi e che da sempre rappresenta il bottino anelato da ogni banda di predoni che sia riuscita con audacia a trasformare se stessa in stato, in regno, in impero capace di porsi all’attenzione della storia dell’umanità.
Posizioni massime di protagonisti che sono al contempo artefici e merce di scambio di quella dichiarazione di potere che governa il mondo, si alternano a eventi in cui l’anima si fa trafiggere dalla storia politica ed economica e quella stessa storia diventa carnefice di anime, di quelle anime che hanno il potere di essere anche vittime forse di se stesse. 
L'apparire prodromico di un imperialismo che diverrà mondiale è raccontato anche attraverso le note e i rimandi a citazioni letterarie, televisive e filmiche, ricordando piccoli eventi che sono poi anche confluiti nella cultura pop, racconto e condivisione totalizzante della narrazione bicentenaria di una nazione che è diventata essa stessa icona pop nel bene e nel male e che non può non ricordarci altre testimonianze della sua autoanalisi collettiva come quel magistrale affresco tolstoiano che è stato Nashville di Altman o Soldato bluUn uomo, oggi, con quel Paul Newman intellettuale alla deriva che nei Settanta diventa commentatore di una radio di estrema destra, nel profondo sud ancora una volta ammantato di reminiscenze confederate e razziste alla George Wallace.
Echi di complotti ellroiani (quel Lyndon B. Johnson in cerca di elezione al Senato, già ombra e fantasma di cospirazioni alla Cointelpro anti-kennedyane) si fondono con le epopee di una prateria di morte, sofferenza e forse di resurrezione, aperta a quella contemporaneità di deserti acidi che saranno nel divenire letterario il tragico palcoscenico di morti estreme bolaňiane, a loro volta interpreti di mutazioni continentali dove all’anglos crudele si sostiturà un mix di potere texmex forse ancor più sanguinario.
Una frase varrà a definire questo grande dipinto che appare come creato da un Bruegel o da un Bosch ammantati nella bandiera della croce del sud: Ricordava un sermone in cui il pastore aveva nominato alcune persone interessanti che potevi incontrare in paradiso: Martin Luther King (per i neri), il Mahatma Gandhi, Ronald Reagan.
Un libro.
Il figlio, di Philipp Meyer (Einaudi).

giovedì 3 aprile 2014

Errant Editions alla Fiera del libro della Romagna

Narrazioni, visioni, piattaforme, contaminazioni analogiche, digitali, letterarie ed editoriali. Domenica 6 aprile, a Cesena, alla Fiera del libro della Romagna, luogo di confine, di rimembranze bizantine e sanguigne come solo la Romagna sa essere, quando memorie felliniane, zavattiniane e nenniane sostenevano che all'ippodromo di Cesena anche i preti avevano in tasca il coltello. Errant Editions si presenta con le sue proposte editoriali create con la collaborazione di Legatoria Montanari. Ebook che si trasfigurano in creazioni di carta lussureggiante e che riportano all'agilità di brevità narrative e di presenze borgesiane e lezioni calviniane. Editoria digitale che rinasce in quella carta che rimanda a narrazioni digitali ancora. Con la manifestazione di poster nati dalla postmodernità bolaňiana di Alberto Malossi. Saranno presenti Francesca Mazzucato, fondatrice e instancabile direttore editoriale di Errant Editions e Carla Casazza, agente letterario tra le prime a comprendere l'importanza dell'editoria digitale. Chi scrive questo post sarà presente in voce, in un collegamento telefonico che diviene paradigma di sfondi narrativi, sensazioni, ombre definitive che raccontano, che narrano un infinito presente che è già stato futuro e sarà, ancora una volta forse, prossimo...

venerdì 28 marzo 2014

Lamento di Giustiniani, Errant Editions & Legatoria Montanari

Lamento di Giustiniani (Errant Editions) "creato" dalla Legatoria Montanari

Lamento di Giustiniani si trasfigura (assieme a LImmat Fado, di Francesca Mazzucato e a Ricette sarde da viaggio, di Efisio Contini) in luogo di incontro tra la rapidità immaginifica del libro digitale e la raffinatezza consolidata del libro di carta. Seguendo l'orma di editorie di pregio e al contempo di ricercata chiarezza, come certe opere dell'editore Vanni Scheiwiller, Errant Editions inaugura con la Legatoria Montanari un progetto editoriale che diventa imprescindibile territorio in cui il classico e il contemporaneo si uniscono, il digitale diventa più analogico e l'analogico si avvicina al digitale e dove le idee si trasfigurano in oggetti e manufatti artigianali esclusivi di legatoria. Una nuova espressione di editoria in cui l'artigianato di pregio dà forma al libro digitale.

mercoledì 26 marzo 2014

La parte di niente e CriticaLetteraria

L'efferata trilogia ha già due parti pubblicate. La terza arriverà perché come tutte le trilogie deve compiersi, anche, e soprattutto, al di là di chi l'ha scritta. Immagini, luoghi, personaggi, trasfigurazioni si affollano e procedono verso un traguardo di parole che forse non è la fine bensì il principio. Intanto Carla Casazza scrive questa bella recensione sulle prime due parti, recensione che esce su CriticaLetteraria. Il titolo già da solo è portatore di tante cose, verità, espansioni di scritture che sono forse personificazioni di dimensioni borgesiane e di demiurghi bolaňiani: Con una "efferata trilogia" Angelo Ricci rende omaggio al postmodernismo.

" Ombre dal tremore sensuale danzano nelle tenebre che avvolgono come una mater luciferina le pupille di Borges, il grande aedo argentino.Grida di battaglia si materializzano dalle fauci infuocate di guerrieri che si prostrano di fronte alla ricompensa eterna del Walhalla. Rune misteriche si fondono in un amplesso di calda carnalità insieme a profili essenziali di scribi assisi in piazze di geometriche città che ospitano mastabe sumere.Destini definitivi, giocati e persi in lotterie sataniche, diluiscono il tempo che scorre in labirinti estremi, dove ripugnanti esseri metà uomini e metà demoni stuprano fanciulle profumate.Mappe di territori abitati da belve che prevedono il futuro e compongono domande senza risposta alcuna ammantano e coprono, scurendolo senza possibilità di salvezza, l’intero orbe terraqueo..."

Basta leggere poche righe de La parte di niente per sentirsi immersi nelle suggestioni postmoderne che spesso caratterizzano gli scritti di Angelo Ricci e che con evidenza lo hanno ispirato in vari suoi scritti. Questi due ebook - La parte di niente e La parte di niente II. La parte degli scrittori - che assieme all'ultimo di prossima uscita, andranno a comporre una "efferata trilogia" (come lo stesso autore l'ha definita), sono piccoli scrigni preziosi che racchiudono le migliori caratteristiche della letteratura a cui intendono fare omaggio. 
Ma prima di tutto sono un evidente tributo a Roberto Bolaño
Certo, per apprezzare i due scritti occorre avere le basi necessarie a riconoscere le tante citazioni e i sottili riferimenti non solo letterari ma anche cinematografici, e per districarsi nel girotondo di personaggi presi a prestito dal reale o dalla fantasia di altri scrittori a loro volta qui citati, come De Lillo, Moresco, Borges
Come una sorta di "Bignami" del postmoderno ne possiamo individuare, tra le righe, le caratteristiche salienti: narrazione frammentaria, simulazione e dissimulazione della realtà care a Philip K. Dick, la scrittura labitintica e complessa di Pynchon, il male come elemento caratterizzante di tutta la realtà che si ritrova continuamente nelle opere di Bolaño. 
Così che autori e trame diventano un unico coacervo inestricabile che dà corpo allo scrittore unico, idealizzato da Ricci che arriva a citare persino se stesso. 
È la Bisanzio dell'editoria, bellezza.

lunedì 17 marzo 2014

Le parole la notte, di Francesco Biamonti (Einaudi)

Definizioni narrative che si trasfigurano, per mezzo di ogni singola parola che vive nei dialoghi ultimi, in quel divenire poetico che è al contempo voce e anima di una zona, territorio, afflato di anime e di pietre. Meriggiari pallidi e assorti che divengono strumento per l’ostensione di spiritualità assise nel ricordo sanguinante di passati che riverberano, come solo può fare il sole limpido sugli scogli estranei ai confini di oliveti arsi che altro non sono se non il paradigma di anime che cercano un luogo che non è più e forse non è mai stato, sensazioni gravide di erotismo, sangue, violenza, sopraffazione… forse.
Contaminazioni di terre che a loro volta contaminano (e si contaminano) uomini e donne, passati e futuri, figli legittimamente prossimi di un sentire che attraversa le strade difficili e pietrose di un suolo che è simbolo di passioni celate volontariamente in un’attesa che conosce la forza della fine.
Quella linea sottile (quella ferita, forse) che accomuna riviere liguri di un ponente solitario e pregno di domande che conoscono già tutte le risposte, anche quelle più acide e terribili, nell’attesa di una definizione francesizzante di coste azzurre, di Nizza, di Marsiglia, di dolore e sofferenze condivise in un silenzio che urla la sua presenza attraverso la fatica dello stare in quei luoghi che sono passaggio di uomini e sentimenti, nell’attesa di un traguardo che non può esistere perché quello stesso confine senza perdono è lo stesso confine che attraversa, come una ferita irrimarginabile di ricordi passati e tuttavia presenti, l’essenza di ogni uomo e di ogni donna.
Spesso sono stato involontario testimone di questi luoghi, di questa Liguria assisa in domande che non vogliono avere risposte, perché quelle stesse risposte sono nascoste in quella idea di Francia confinaria che quelle risposte ha già dato e dà tuttora e sempre in una contemporaneità immobile di luci e di notti piene di voci silenziose, simbolo atavico senza soluzione di continuità che da solo vale la vita di un essere umano.
Un libro.
Le parole la notte, di Francesco Biamonti (Einaudi).

lunedì 10 marzo 2014

Vivere senza slot. Storie sul gioco d'azzardo tra ossessione e resistenza, Collettivo Senza Slot (nuovadimensione)

Immagini di una interzona che condivide il suo divenire tra Burroughs e il Dr. Adder, foriera di tragiche definizioni che conducono alla schiavizzazione di un’umanità inconsapevolmente protagonista di una narrazione forse cyberpunk. Luoghi di efferato smaltimento di segrete speranze che non possono avere successo se non nella reiterata delimitazione di una sottrazione di fasi di umanizzazione, sottrazione che avvera se stessa in una tragica manifestazione di reiterate configurazioni disumanizzanti, certificate, prodromiche di strumenti invasivi di anime e di corpi, sino alla finale e devastante fase di controllo totale, senza speranza, almanaccata per mezzo di rutilanti messaggi di vane speranze presentati come trailer mortalmente seducenti di universi paralleli di felicità artefatte, come in una metropoli abitata da una popolazione vittima di sogni innestati da varianti spietate di androidi omicidi.
Oggetto narrativo, inchiesta, romanzo forse, narrazione comunque imprescindibile di territori devastati dove vite energie e luoghi si trasfigurano in oggetti di mercimonio malvagio, Vivere senza slot si palesa come report necessario e fondamentale, scritto dalla frontiera di una guerra silenziosa e tragica, come silenziose e tragiche sanno essere solo quelle guerre agli umani condotte da interessi così intrisi di danaro al punto da sapersi trasformare in bisogno primario da parte di universi dopaminizzanti cha sanno sapientemente trasformare il bisogno nascosto in necessità assoluta, in sostanza phildickiana che assurge a elemento insostituibile di anime ormai prigioniere di un nulla che ha come traguardo finale la destrutturazione di una collettività a uso e consumo di interessi malavitosi. La frontiera acida e sanguinante che è stata quella dei Bolaňo, dei González Rodriguez e dei Diego Enrique Osorno è arrivata tra noi, annunciata dal semplice baluginio delle luci di una slot assisa nel buio.
Un libro.
Vivere senza slot. Storie sul gioco d’azzardo tra ossessione e resistenza, Collettivo Senza Slot (nuova dimensione).

venerdì 7 marzo 2014

Il nascondiglio della farfalla, di Ippolita Avalli (Mondadori)

Scenografie capitoline, di vie e strade e angoli, che si palesano nella loro normalità foriera di nascosti tormenti, come quelle piazze metafisiche alla de Chirico, pregne di angoscia e per questo utilizzate spesso da Dario Argento come luoghi dei suoi incubi filmici, si ergono come un palinsesto sotto il quale si celano sensazioni e afrori di orrori che lentamente disegnano la loro trama di sangue su una cartina che è mappa di una Roma solitaria nella e della solitudine dei personaggi che popolano questo romanzo, trama di sangue che sparge il suo segno nero e carminio fin verso lagune toscane che, già dalla loro essenza e struttura geografica, denunciano e simboleggiano trasparenze e contaminazioni di storie, sofferenze, dolori che nascondono ben altre pene, afflizioni, strazi e supplizi.
Viaggio tra i luoghi, tra le strade, tra le abitudini di quel quotidiano affannato e nevrotico che è simbolo del quotidiano trascorrere di vite forse affaticate nel tentativo di scavarsi tane di apparente tranquillità nel moltiplicarsi delle trappole di un universo governato da demiurghi che si fanno beffe dell’umanità, Il nascondiglio della farfalla lentamente si trasfigura in una tragica vivisezione dei corpi e delle anime che diventa paradigma di una perversa sofferenza, questa volta comminata all’umanità da un demiurgo malvagio che tutto governa all’insegna di una crudeltà che si infiamma tra le pieghe di mostruosi uteri intenti a partorire divinità del male che si abbrancano ai corpi, trasformandoli in larve rese impotenti, nell’orrore di un cosmo retto da simulacri spietati che attraversano menti che sono diventate universi alla Hieronymus Bosch.
Un libro.
Il nascondiglio della farfalla, di Ippolita Avalli (Mondadori).

venerdì 28 febbraio 2014

Le mie nuove avventure: Antonio Tombolini Editore e Officina Marziani


Antonio Tombolini ha creato una nuova casa editrice e ha affidato a Michele Marziani la direzione di due collane di narrativa: Officina Marziani e Oceania. Sono felice di annunciare che Michele Marziani mi ha scelto come autore che per primo aprirà le pubblicazioni della collana Officina Marziani. Con quale romanzo? Tra poco lo saprete e, come sempre, buona (in questo caso futura) lettura!

Antonio Tombolini: 
Il lavoro di selezione dell’editore (cioè io) non sarà fatto sui libri, e neanche sugli autori, ma sui curatori, sui direttori editoriali cui affiderò diverse collane, di vario genere e tematica. Credo che la grandezza dei grandi editori italiani (quelli veri che abbiamo avuto) consistesse non in un particolare fiuto nello scegliere libri o autori, ma nello scegliere i direttori editoriali a cui affidare, con ampia autonomia, la gestione delle collane. (...) non avrò alcuna voce in capitolo sulle scelte di pubblicazione. Un po' come in una squadra di calcio: io scelgo l'allenatore, a fare la formazione ci pensa lui.

Michele Marziani:
Stiamo lavorando al piano editoriale e lo renderemo noto già nelle prime settimane di marzo. Partiremo quasi subito con Officina di cui voglio svelare il nome del primo autore: si tratta di Angelo Ricci, scrittore molto bravo e attivo anche in rete.