domenica 21 dicembre 2014

L'odore del riso. La recensione di PostPopuli


Giovanni Agnoloni, scrittore, saggista, traduttore e recensore, scrive su PostPopuli bellissime parole a proposito de L'odore del riso. Il testo originale è qui. Buona lettura!


Angelo Ricci scrive in modo ficcante, per rapidi lampi che sono profonde stilettate. Lo si è visto in Sette sono i re, come anche nella sua – pur diversa per taglio – serie La parte di niente, di “ispirazione” bolañiana. Così è anche ne L’odore del riso, una storia formata da brevi e densi capitoli che tratteggiano, in un’alternanza di momenti di presente e passato, una storia a cavallo tra la Lombardia e l’Argentina. Due i temi di fondo: la memoria e gli odori: su tutti, come chiaramente evidenziato dal titolo, quello delle risaie della Lomellina, onnipervasivo e ossessivo come un rintocco di campana.

Campi, una raffineria e loschi traffici: questo lo scenario di base su cui s’innesta una vicenda di imprenditori criminali, intrecciata con vicende di estrema violenza appartenenti alla storia dell’Argentina a cavallo tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta. Echi di scorci di vita adolescenziali, che improvvisamente virano nel dramma, dall’originaria perdita dell’innocenza ai ricatti e alle manipolazioni della vita adulta. Tutto questo dà la misura della profondità temporale delle vicende narrate, che fondono mirabilmente le tinte noir con scenari dalle venature quasi neorealistiche, evocativi di sensazioni consonanti con quelle di alcuni romanzi o film del secondo dopoguerra.

Il merito principale di questo romanzo in formato e-book, però, è quello di farci sentire lo sporco delle cose insieme a quello delle persone. Sentiamo la polvere, il metallo, il sudore, con un’intensità veramente rara. Merito di Angelo Ricci, una delle penne più convincenti di uno scenario narrativo ultrarealistico, che racconta storie di provincia, sia pur aperte sul mondo, calate nel puzzo della vita, o almeno di quelle vite inevitabilmente macchiate dal colore dei soldi e dei compromessi morali necessari per accumularli.

venerdì 19 dicembre 2014

I miei consigli librari per Natale pubblicati da La voce della libraia


Lucia Zitelli, ottima "libraia" di Ultima Books, mi coinvolge in questa avventura natalizia e, con altri scrittori, mi chiede di consigliare su La voce della libraia alcuni libri per le imminenti festività natalizie. Ho accolto con grande entusiasmo la sua richiesta e il risultato lo potete leggere qui.
Che dire di più? Buone Feste e buone letture a tutti!


martedì 16 dicembre 2014

La signora melograno, di Goli Taraghi (Calabuig)

Luoghi intermedi tra Oriente e Occidente, ponti tra civiltà millenarie che si incontrano e scontrano in quella regione che va dal Caucaso patria di Katholicòs armeni dall’isolamento affascinante, attraversa mezzelune fertili di mastabe e ziqqurat borgesiane sino ad altipiani iranici dai quali sono nate migrazioni indoeuropee e tripartizioni duméziliane e demiurghi zoroastriani e che per secoli hanno condiviso fioriture di patriarchi nestoriani coniuganti Ctesifonte con il Celeste Impero, in attesa del responso di concilii costantinopolitani e niceni.
Territori narrativi contemporanei, ma dalle fondamenta antiche, racconti che parlano di un paese lontano nelle gesta di imperatori achemenidi, arsacidi, ellenici e sassanidi ma, al contempo, così vicino nelle trame della storia coeva, tra neocolonialismi petroliferi britannici e statunitensi e rivoluzioni islamiche dai risvolti medioevali che, da ben più di un trentennio, occupano le prime pagine della cronaca estera tra khomeinismi messianici e falliti blitz di teste di cuoio di Delta Force partorite dal ventre di elicotteri blindati sconfitti nel deserto.
Goli Taraghi ci regala una serie di racconti che si traslano in infiniti e definitivi lasciapassare per il lettore che vuole conoscere la realtà contemporanea di un universo così lontano e tuttavia così simile al nostro. Attraverso le storie di donne coraggiose, ragazze ammantate nei loro amori adolescenziali, uomini sconfitti nella e dalla realtà, ma sicuramente vincitori nello spirito, il lettore conosce anime e sofferenze, passioni e sentimenti, quotidianità minute e avvenimenti politici del Ventesimo e Ventunesimo secolo che hanno segnato e segnano la storia del mondo.
Come una Nadine Gordimer persiana, Goli Taraghi descrive con geniale serenità quelle zone di confine dell'anima in cui donne e uomini si amano, si odiano, si incontrano e si lasciano in quella infinita danza che va avanti nonostante i colpi di stato, le sommosse, le rivoluzioni, gli esili, in una eterna testimonianza di vitalità che sopravvive a tutto, nonostante tutto.
L'Autrice, narrando i fili dei ricordi, scegliendo spesso come avamposto narrativo non luoghi di internazionale e al contempo evanescente modernità come gli aeroporti o come le metropoli occidentali che tutto e niente contengono, segna con la forza delle sue parole il sentiero di una memoria condivisa che unisce il passato e il presente.
Il lettore che saprà cogliere l’opportunità di leggere i sette racconti che compongono questa mirabile silloge avrà la fortuna impagabile di compiere un viaggio non solo tra Oriente e Occidente, ma anche dentro se stesso.
Un libro.
La signora melograno, di Goli Taraghi (Calabuig).

giovedì 11 dicembre 2014

L'odore del riso e La Provincia Pavese

Martedì 9 dicembre è uscito su La Provincia Pavese un articolo di presentazione del mio ultimo romanzo digitale L'odore del riso, edito sempre da Antonio Tombolini Editore nella collana Officina Marziani, diretta da Michele Marziani, e che fa seguito all'altro mio romanzo digitale Sette sono i re che, a maggio, inaugurò proprio questa collana di narrativa contemporanea che sta avendo molto successo. Se volete leggere gli incipit dei due romanzi non c'è che da cliccare qui e qui. Buona lettura!


mercoledì 3 dicembre 2014

Nasce Calabuig, il nuovo marchio editoriale di Jaca Book


Calabuig è una nuova avventura editoriale con la missione di rilanciare la narrativa all’insegna di garanzia e indipendenza. “Qualità letteraria e libertà di scelta sono i timoni del nostro nuovo marchio" sottolineano gli editori Vera Minazzi e Sante Bagnoli (Jaca Book), “che nasce per accompagnare i lettori alla scoperta di narratori inediti contemporanei e della seconda metà del Novecento destinati a diventare gli scrittori di culto di domani. Sarà privilegiata una politica d’autore che punta a scoprire più opere della stessa penna, e al tempo stesso proporre una ricca varietà di prospettive e provenienze culturali”. 

Perché Calabuig? È un nome dai mille colori e dalle variopinte suggestioni tra arte e cultura. Al cinema è stato il titolo di un film del 1956, scritto da Ennio Flaiano e diretto da Luis Garcia Berlanga; in musica appare in un album del 1978 di Roberto Vecchioni: Calabuig, stranamore e altri accidenti. “Nei libri sarà un grande spettacolo di fuochi d’artificio, a illuminare le letterature del mondo”, promette il direttore editoriale Mariarosa Bricchi: “Proporremo storie di terre prossime e lontane racconti dall'Europa, dall'America, dall'Africa, dall'Asia, selezionati per l’eccellenza nella scrittura e per la capacità di riaccendere il gusto e il desiderio della lettura”. 

Un caleidoscopio di narrazioni confezionate nella migliore tradizione della bella editoria: tutti i passaggi sono seguiti con cura, precisione e attenzione ai dettagli: dalla scelta delle opere alla freschezza delle traduzioni (tutte dalla lingua originale), fino alla definizione della copertina e dell'originale identità grafica dei volumi. 

Il viaggio di Calabuig parte il 23 ottobre 2014, con la pubblicazione dei primi due titoli: Il romanzo luminoso dell'uruguayano Mario Levrero, poliedrica figura di scrittore, fotografo, libraio, enigmista, e i racconti La signora Melograno di Goli Taraghi, grande signora della letteratura persiana, nata a Teheran e residente a Parigi, dove ha ricevuto l'onorificenza di “Chevalier des Arts et des Lettres”. 

L’esplorazione della letteratura internazionale proseguirà con la luminosa malinconia del francese Dominique Fabre, la Tokyo psichedelica del giapponese Kazushige Abe, la misteriosa trasparenza dei racconti dell'argentina Hebe Uhart, le bizzarre avventure di un inventore musicista con l’australiano Murray Bail. In equilibrio fra Storia e vissuti personali, le memorie di Szép Ernő sull’olocausto in Ungheria, passioni e ossessioni del turco Yusuf Atilgan e l'Egitto tratteggiato dal maestro della narrativa araba Sonallah Ibrahim.

Buona fortuna quindi a questa nuova avventura editoriale!

martedì 2 dicembre 2014

La cresta dell'onda, di Thomas Pynchon (Einaudi)

Era il 1989 quando, venticinquenne di belle speranze, mi avventurai al 
Salone del libro di Torino in cerca di importatori di riviste e libri americani che avevo trovato su misteriose e misteriche fanzine. Non c’era ancora internet e la vulgata sottotraccia che avrebbe poi portato al deep web si manifestava attraverso file cartacei semiclandestini che riportavano notizie seminascoste di deliranti universi letterari e di orrore. Fu lì che scoprii i postmoderni e, of course, il buon vecchio Thomas Pynchon. 
È passato un quarto di secolo e Pynchon, come il Meatball Mulligan, il personaggio del racconto Entropia, cerca ancora di portare ordine in quella fuga di energia universale che è costante letteraria e cosmica. Ogni galassia ha nel suo centro un buco nero e quel footjob che la eroticamente definitiva Maxine Tarnow elargisce con indifferente voluttà all’hacker di turno è forse il buco nero di questa galassia piena di paesaggi nuovayorchesi post 11 settembre e di "Scuole di Panama" (ora "Istituto dell'emisfero occidentale per la cooperazione alla sicurezza") fucine di addestramento alla tortura per consiglieri militari USA destinati al mantenimento dell'ordine costituito nel centro e sudamericano yankee backyard. Pynchon descrive luoghi molto snuff, dulcet, gore e kinky, estrapolazioni di abissi digitali, dove la crittografia la fa da padrona, in una danse macabre di siti nascosti, di file obsoleti, di livelli di un presunto orrore che forse è l’orrore dell’infinitamente piccolo che si espande verso l’infinitamente grande. La cresta dell’onda è il punto di arrivo di ostensioni esoteriche, già mostrate in passato dall'Autore a quell’universo dei lettori dove forse, come in un magico Tempo di Plank, è la stessa loro osservazione a mutare il tempo attraverso la linea spaziotemporale dei fotoni. Lussureggianti fighe, (ebbene sì, fighe), navigatrici del tempo, come la pynchoniana V, testimone e forse artefice di massacri di nativi namibiani a cura di truppe coloniali guglielmine o report esaustivi di plastiche facciali, o emascolazioni goliardiche susseguenti a erezioni di ufficiali alleati che, ne L’arcobaleno della gravità, segnano mappe di lanci di missili nazisti, o quella atmosfera ottomana di Rumelia Occidentale che, come in una narrazione steampunk alla Karel Zeman, annunciano l’odore del sangue della Prima Guerra Mondiale in Contro il mondo, altro non sono se non l’affastellamento geniale di un universo tragico che porta appunto sino a quel limitare sanguinante e sanguinoso (Bleeding Edge, appunto) che segna i confini di quei bastioni di Orione dove il phildickiano androide vide le astronavi terrestri in fiamme.
Masse purulente di informazioni albergano celate in quello spazio profondo digitale, pregno di siti occultati e segnati da matrici uterine alfanumeriche, collegate a Tor Browser, a Hidden Wiki, a motori di ricerca censurati sino a quel Mariana’s web di cui la vulgata delirante, e forse a suo modo innovativa, conferma, per la sua indagine, la necessità di un computer quantistico. Quantistico, appunto, cioè libero da legami spaziotemporali, alla ricerca di un universo dove a farla da padrona è quella Linea di Plank (ancora linea, ancora edge) in cui osserviamo il passato del presente nella visione allucinata di un futuro forse lisergico dove esseri eterei si auto procurano fellatio o disegnano altrui mappe di morte. Ed è in questa linea di confine tra la vita e la morte che Thomas Pynchon scrive La cresta dell’onda, consapevole di quello che scriveva Nietzsche: "quando guardi a lungo nell’abisso, l’abisso ti guarda dentro." Lunga vita e prosperità al grande Pynchon, cantore estremo di tempi letterari che sono onda e particella al contempo.
Un libro.
La cresta dell’onda, di Thomas Pynchon (Einaudi).

lunedì 1 dicembre 2014

Il ritorno dell'ossessione

Torna con una nuova copertina di Alberto Malossi, con una postfazione di Francesca Mazzucato e disponibile ora anche su Amazon dove prima non era presente, L'ossessione per le parole. E' un libro cui sono molto affezionato e che per me significa molto. E' stato infatti il mio primo ebook e la mia prima opera pubblicata con Errant Editions, editore col quale ho intrapreso un sodalizio che dura da alcuni anni. Era il 2011 quando Francesca Mazzucato mi propose di pubblicare con Errant Editions. Erano, per l'editoria italiana, gli albori del digitale e dell'ebook e iniziammo da pionieri questa avventura. L'ebook e l'editoria digitale oggi sono una realtà anche in Italia, ma solo tre anni fa tutto ciò non era per niente scontato. Altri miei libri hanno preceduto e seguito questo, ma con L'ossessione per le parole, mentre molti parlavano di ebook, noi intanto li pubblicavamo.

venerdì 28 novembre 2014

L'odore del riso. La recensione di SoloLibri.net


Martina Stanziani pubblica su SoloLibri.net una bellissima recensione a L'odore del riso. Il testo originale è qui. Buona lettura!

Angelo Ricci riesce ancora una volta a stupirmi. L’odore del riso ha tenuto incollato il mio naso e i miei occhi al lettore ebook, senza sosta. Una storia cattiva, cruda.
Un uomo, ex collaborazionista del regime militare argentino, torna all’”ovile”, bramoso di vendetta. Come se avesse capito che chi lo ha reso l’uomo violento, manipolatore, che agisce in modo meccanico senza preoccuparsi degli altri e delle conseguenze, deve essere eliminato. Come se eliminando la causa delle sue scelte di vita e di condotta, possa ripartire e darsi la possibilità di un’esistenza meno cattiva, corrotta, violenta. O forse semplicemente per chiudere definitivamente quel capitolo della propria vita. E sorprende come si conclude questa parentesi. L’incontro con le figlie di questo latifondista, suo comandante. Così diverse tra loro, così uguali alle due facce di una stessa medaglia, di una realtà che vive in superficie e dell’altra che scava fino nei meandri e nelle profondità umane e sociali.
Ho apprezzato tantissimo la sovrapposizione temporale, tra presente e passato, che all’inizio confonde, poi chiarifica. Come due strade che si intrecciano e hanno tratti in comune e finalmente si incontrano, rivelando ciò che è stato e ciò che è. L’odore del riso, delle piantagioni, di umido, di sudore, di afa permea e attraversa l’intera narrazione, come se una patina di sporco si fosse attaccata alle pagine del romanzo e, per qualche scherzo del destino, non riuscisse più a staccarsene.
“Io so tutto di voi. Quando le cose mi facevano schifo me ne sono sempre andato via. Ma non si scappa mai. Non si riesce mai a sfuggire del tutto.”

lunedì 17 novembre 2014

Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta, di Michele Marziani (edicicloeditore)

Strade e case e cortili e atmosfere di una Milano che sembra scolpita nelle bronzee fattezze delle sculture di un Giò Pomodoro o nelle parole spietate seppur ripiene di infinita umanità di un Giovanni Testori, fanno da sfondo a questa storia di sfide solitarie, di sentimenti inseguiti con caparbietà ultima, di immigrazione, di ottimismo che nasce dalla sofferenza, come da essa nascono le prove migliori dell’umanità. 
Ancora una volta Michele Marziani ci regala un personaggio che ci conduce per mano nella sua lotta contro il mondo e per il mondo. un mondo che dalle piccole cose si specchia nei grandi avvenimenti della storia sociale, politica, economica. 
Marziani interpreta in maniera esemplare quell’insegnamento manzoniano che fa assurgere a protagonisti i soggetti che paiono bensì ultimi, ma che in realtà si trasfigurano nei primi, in quei primi che primi saranno nell’evangelico "Discorso della Montagna". Quelle stesse “genti meccaniche” che l’Autore dei Promessi Sposi vide come necessario lasciapassare per la comprensione dei destini umani. Ed è il simbolismo di una nuova cognizione del mondo quello che lentamente si appalesa al lettore per mezzo dell’ostensione della fisionomia “meccanica” di una bicicletta, la Umberto Dei, che nella sua sapiente e viva presenza di metallo, di telai, di freni, di camere d’aria, ci porta alla infinita individuazione di quelle piccole cose che in realtà sono grandi, come grande sa solo essere lo spirito indomito di chi mai si lascia abbattere da quegli affanni spesso mostruosi che albergano nella quotidianità degli uomini.
Eroi essenziali nella loro semplicità e semplici nella loro essenzialità, che divengono interpreti di coraggiose e innovative visioni, che sanno diventare protagonisti e guide per il raggiungimento di una differente interpretazione della vita (delle vite) e del mondo.
Quanta spiritualità, quanto amore, quanta condivisione può esistere nella passione per una bicicletta. Spiritualità, amore e passione che Michele Marziani ci offre con le parole commoventi e forti di questa biografia non autorizzata di una bicicletta che è anche, e soprattutto, biografia non autorizzata dell’umanità.
Un libro.
Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta, di Michele Marziani (edicicloeditore).

mercoledì 12 novembre 2014

Sette sono i re. La recensione di Mangialibri


Raffaello Ferrante scrive una bella recensione a Sette sono i re su Mangialibri, importante vetrina di informazione editoriale di cui è caporedattore. Il testo originale è qui.
Buona lettura!

Le staffette in moto girano come api impazzite. Sulle scale che portano al seminterrato blindato spuntano due sentinelle. Un breve cenno d'intesa, poi le moto scompaiono e arrivano i quattro fuoristrada neri. Tre uomini scendono e s'infilano nel seminterrato. Sotto, tra odore di muffa e cemento fresco, un piccolo tavolo. Su di esso un fiasco di Lamezia rosso e quattro bicchieri. C'è un problema da risolvere. Urgente. Qualcuno al nord, vicino Milano, ha preso decisioni in proprio, senza ascoltarli. La questione va assolutamente rimessa a posto e nel più breve tempo possibile. Il loro uomo di fiducia al nord li ha già prontamente rassicurati. Sarà lui personalmente a occuparsi della faccenda. I tre uomini risalgono dal seminterrato e tornano ai loro SUV. Poi, tra il rombo delle moto delle staffette, scompaiono nella polvere... L'uomo è rinchiuso in quel fetido nascondiglio già da alcuni giorni. Non sa ancora nulla. Solo che lo verranno a prendere per compiere il suo lavoro. Deve essere pronto. Come sempre. Come tutte le volte che gli è stata affidata una missione. Che sia in Bosnia o in Medio Oriente non fa differenza per lui. Un professionista non deve pensare. Deve solo agire. Un messaggio al cellulare. Ecco il segnale. Stanno arrivando. Prepara il borsone con le armi. È pronto...Un noir freddo e tagliente come un bisturi questo romanzo di Angelo Ricci. In un'Italia spettrale e desolata attraversata da sud a nord da due camorristi e un sicario imperturbabile, l'autore ci mostra il quadro desolante e desolato di un Paese senza speranza alcuna. Dallo smaltimento dei rifiuti al caporalato, dallo sfruttamento della prostituzione agli appalti truccati, dalla costruzione di autostrade fino all'Expo che viene progettato su un'area contro il volere di chi l'Italia la comanda e gestisce da Aosta fino a Reggio Calabria. Tutto è meticolosamente controllato e sotto stretta sorveglianza di organizzazioni criminali senza scrupoli. Compresa la vita del mercenario chiamato a risolvere l'improvviso intoppo “burocratico”. Eppure proprio a lui, gelida macchina da guerra, toccherà alla fine paradossalmente aggrapparsi per intravedere un minimo spiraglio di salvezza.