mercoledì 27 maggio 2015

Il romanzo massimalista, di Stefano Ercolino (Bompiani)

È tutto molto semplice. Se siete lettori e cultori di autori come Thomas Pynchon, Don DeLillo, Roberto Bolaňo, David Foster Wallace non potete non leggere questo saggio. Il romanzo massimalista è mappatura necessaria ed essenziale di un mondo letterario che segna il divenire dello sviluppo della forma romanzo, è bussola irrinunciabile e da consultare con attenzione per verificare lo stato dell’arte di tutto, ma proprio tutto, quello che circostanzia la letteratura postmoderna. Stefano Ercolino, giovane studioso, crea un saggio imponente, composto con estrema limpidezza e che, come proclamerebbe lo slogan di un cartellone pubblicitario posto al margine di un’autostrada ubikiana che attraversa un paesaggio phildikiano, si legge come un romanzo! si legge tutto d’un fiato!
Stefano Ercolino ha dalla sua una rara capacità di narrazione degna di un grande scrittore. L’Autore appare al contempo saggista e romanziere, specialista e divulgatore. Da questa combinazione nasce un rapporto articolato e completissimo, definitivo e tuttavia aperto alle interpretazioni e per nulla settario, bensì in grado di illustrare le variegate posizioni della critica italiana e d’oltreoceano. 
Ho scoperto la letteratura postmoderna, in particolare Pynchon e DeLillo, negli Anni Ottanta, quando ancora il secondo era pubblicato in Italia solo da Tullio Pironti e finalmente, dopo anni di viaggi nei territori di quella parola scritta che cerca di andare oltre se stessa, trovo chi mi consegna una mappa che mi fa comprendere a che punto è il mio viaggio, da dove sono partito e dove forse arriverò.
I libri sono terre da scoprire e chi come me li esplora da tempo è sempre grato a colui che, nella sosta ristoratrice in un bivacco ai limiti del tempo e dei tempi, gli affida fugacemente l’esaustiva mappa di un intero continente.
Un libro.
Il romanzo massimalista, di Stefano Ercolino (Bompiani).

martedì 19 maggio 2015

Hotel Madrepatria, di Yusuf Atilgan (Calabuig)

Anatolia, terra ponte fra Asia e Europa, luogo di contaminazioni e ibridazioni storiche, epiche, territorio in cui si è compiuto uno degli eterni confronti tra Oriente e Occidente con la lenta ritirata del mondo bizantino di fronte all’avanzata dei figli di Osman. Anatolia, regione i cui altipiani videro per secoli la coabitazione bellica (cantata sia nell’ultima e pur sempre fulgida letteratura di Mistrà, finale despotato della romanità trasfigurata nella immobilità sacra delle icone dipinte da mano ultraterrena, sia nei poeti islamici che la dipingevano come porta necessaria alla conquista della agognata Mela Rossa, la Costantinopoli imperiale) tra duchi bizantini ed emiri turcomanni. Ed è questa Anatolia che Yusuf Atilgan sceglie come scenografia di questo Hotel Madrepatria, opera innovativa in cui l’Autore compone, con toni che vanno al di là di quelli del Novecento letterario, uno scrigno geniale in cui classicità, modernità, sperimentalismo si fondono dando vita a una narrazione che è paradigma di tutte le sfaccettature di quella espressione totalizzante che è il romanzo. 
Il viaggio nella follia che un uomo, rimasto come una sentinella solitaria a guardia di una fortezza ormai abbandonata, compie fino alla terminazione estrema di ogni vitalità è occasione di rappresentazione di squarci di vita quotidiana, raffigurazioni di estreme solitudini, ostensioni di eternità femminine portatrici di mortale sensualità, ritratti di stolidità mercantili e contadine, visioni di sotterfugi meschini, indifferenze poliziesche e burocratiche, maschilismi eterni.
Hotel Madrepatria è un romanzo affresco, reso mirabilmente attraverso l’ibridazione di tempi, di soggetti narranti, di punti di vista che ricordano certe potenti espressività linguistiche alla William Faulkner o certe disperate rese dei conti alla Albert Camus.
La rendicontazione maniacale degli attimi delle vite dei personaggi, delle loro angosce, dei loro ricordi, delle loro speranze si fonde con la raffigurazione della eternità dei popoli, della ineluttabilità dei destini collettivi, della ineludibilità dello scorrere del tempo e dei tempi. Yusuf Atligan scrive un romanzo assoluto traslando la singolarità di un accadimento che vive al confine tra le anime e i corpi in figurazione del dolore degli umani e, come il Graham Greene de Il nocciolo della questione, osserva e trascrive questo dolore con misericordiosa pietà, quella misericordiosa pietà che solo uno scrittore di razza sa come raccontare.
Un libro.
Hotel Madrepatria, di Yusuf Atilgan (Calabuig).

giovedì 14 maggio 2015

La trilogia della pianura

E' stato il mio primo romanzo, pubblicato nel 2008 da Manni. Poi è diventato anche il titolo di questo blog. Ora Notte di nebbia in pianura vive una terza vita edito come libro elettronico da Antonio Tombolini Editore nella collana Officina Marziani, diretta da Michele Marziani. E con Sette sono i re e L'odore del riso si unisce in una trilogia della pianura, tutta disponibile nella collana Officina Marziani. 
Buona lettura!


Con Notte di Nebbia in Pianura si completa la trilogia della pianura di Angelo Ricci



mercoledì 13 maggio 2015

Carlo Feltrinelli a Sette: Bisogna dare forma a una nuova idea di editoria


Come si scriveva un tempo, ricevo e volentieri pubblico questa anteprima dell'intervista a Carlo Feltrinelli che apparirà su Sette da venerdì 15 maggio.

Carlo Feltrinelli a Sette: Bisogna dare forma a una nuova idea di editoria
Quella degli anni d’oro è probabilmente finita per sempre
A 60 anni dalla fondazione della casa editrice un’intervista all’editore

Milano, 13 maggio 2016 - Carlo Feltrinelli parla a Sette in una lunga intervista del futuro dell’editoria e della crisi del libro partendo dalla storia della casa editrice che compie sessant’anni, a proposito dei quali dice: “Ci arriviamo con carte da giocare”.

La Feltrinelli è nata in un mondo diverso, sulle differenze rispetto agli esordi l’editore risponde: “Non vedo discontinuità. Tutto è cambiato. Ma resta la vocazione illuminista e l’insofferenza a farsi etichettare, l’irrequietezza di fronte alle convenzioni, i cliché… Per me la Feltrinelli rappresenta una proteina nobile di una società democratica”.

Sul prossimo futuro del mondo dell’editoria dice: “Quella degli anni d’oro è probabilmente finita per sempre. Parlo di fine anni Cinquanta, dei Gallimard, dei Rowohlt, dei Knopf. Vedo però un futuro interessante: abbiamo davanti l’orizzonte infinito e inesplorato dell’editoria digitale. Le due prospettive non si annullano, ma si sommano. Sono ottimista anche se apparentemente il libro perde peso specifico e la crisi si fa sentire”. 

Su come si potrebbe configurare l’industria libraria e quali saranno i suoi protagonisti, Carlo Feltrinelli risponde: “Il libro cartaceo non è destinato alla soffitta. Credo rimanga una voce importante nel dibattito pubblico, nella circolazione delle idee, nella scoperta dei talenti narrativi e letterari. Il libro rimane centrale per la nostra attività. Ma dobbiamo pensare anche ad altro, tentare di reagire a realtà che non c’entrano nulla con la storia dell’editoria per come l’abbiamo concepita fino ad ora, sperimentare nuove strade”. E sulle mosse “per dare  forma a una nuova idea di editoria, da cui non puoi prescindere se vuoi essere della partita” aggiunge: “Abbiamo pensato a un nuovo canale televisivo e stiamo immaginando un nuovo modello di centro culturale europeo con la Fondazione Feltrinelli. Stiamo acquisendo una casa editrice in Spagna, dalla fine del 2016 saremo proprietari di Anagrama, il più importante riferimento indipendente per la cultura in lingua spagnola. Abbiamo partecipato alla rifondazione della scuola Holden di Torino. Abbiamo immaginato una nuova generazione di librerie con una offerta di ristorazione di qualità. Dobbiamo reagire allo scacco che ci viene dalla crisi dei consumi, dal cambiamento antropologico nella fruizione dei contenuti, dall’atavico problema italiano della gente che non legge”.  E sul ruolo che avranno in futuro le librerie in Italia risponde: “Per noi è ancora fondamentale: una libreria, se fatta bene, ti dà uno sguardo, una prospettiva che neanche internet, che in teoria ti offre tutto, ti può dare”. Sulla Fondazione, se non sia un progetto obsoleto nell’era delle nuove tecnologie, replica: “Abbiamo un’ambizione: fare della Fondazione Feltrinelli un centro rilevante sul piano internazionale, sia per la ricerca, sia per la divulgazione e la formazione. Stiamo pensando a una grande casa delle scienze sociali, a Milano, nel 2016, in un palazzo fantastico disegnato da Jaques Herzog e Pierre de Meuron, che sia collegato al resto del mondo e a istituti di ricerca similari”.

A proposito delle nuove sfide che il mondo editoriale contemporaneo pone, conclude: “È molto faticoso ma ne vale la pena, ed è in gioco una parte dell’economia della conoscenza del nostro Paese”.

mercoledì 6 maggio 2015

Il Colophon è online!

Dal 5 maggio è online Il Colophon. Rivista letteraria di Antonio Tombolini Editore. Il direttore è il bravissimo Michele Marziani, l'editore è il coraggioso e innovatore Antonio Tombolini. La redazione e i collaboratori e tutte le altre indicazioni le trovate qui. Il Colophon è una rivista letteraria che coniuga lo stile della rivista classica con lo spazio digitale del web. Ha scelto infatti di utilizzare la piattaforma Medium. La leggete quando volete, dove volete, con ogni device ed è assolutamente gratuita.
In questo primo numero c'è qui una mia intervista a Marino Magliani, di cui presenterò venerdì 8 maggio alle ore 17.30, presso la libreria Le mille e una paginal'ultimo libro, Il canale bracco, mentre qui recensisco Il ritorno impossibile, di Marisa Fenoglio.
Inoltre, sempre in questo numero, la scrittrice italo-canadese Giulia De Gasperi scrive qui una bellissima recensione del mio romanzo L'odore del riso.
Buona lettura e rimanete in attesa del secondo mirabolante numero de Il Colophon.

lunedì 4 maggio 2015

Puttane assassine, di Roberto Bolaňo (Adelphi)

Per chi carica da sempre nel proprio database di lettore le parole, le opere, le ossessioni di Roberto Bolaňo questa uscita di Puttane assassine per i tipi di Adelphi non può che essere salutata con entusiasmo catartico. L’opera del grande cileno, che raggiunge livelli epici in quella manifestazione quantistica, atemporale, universale che è stata, è e sarà 2666, ha origini metaletterarie, oblique, affascinanti, traslate da quell’acido deserto tex-mex che si snoda tra il distrito federal, territorio narrativo di cupi tormenti che partoriscono anche l’immenso I detective selvaggi, e i prodromi di quella manifestazione malvagia, definitiva e iconizzata di quelle Ciudad Juarez e Sinaloa di satanici cartelli di narcos e di femminicidi sanguinosi che trasfigurano manifestazioni underground come la leggenda, forse più vera della finzione, degli snuff movies. Leggete Borges, leggete Cortázar ci ha sempre detto Bolaňo, per il mezzo di messaggi cifrati celati in interviste, saggi, recensioni, video antologizzati nell’archivio disumano di youtube. Luogo di introduzione alla scrittura bolaňiana, teatro rinascimentale della memoria, wunderkammer compendiata di ciò che Bolaňo sviluppò al di là di essa, Puttane assassine presenta, mostra, decifra al lettore quella magnifica e fatale, e omicida a sua volta, procreazione bolaňiana di storie, di ramblas assassine (come non pensare a Consigli di un discepolo di Jim Morrison a un fanatico di Joyce, a I dispiaceri del vero poliziotto, risma digitale incompleta trovata negli abissi postumi del suo pc e per questo ancor più bolaňiana), di citazioni misteriche, di letteratura pericolosa e clandestina, di tassonomie di autori, poeti e libri (spesso borgesianamente artefatti e per questo ancor più patrimonio di universalità di finzione che generano universi di realtà possibili, vedi La letteratura nazista in America) affastellati in una rincorsa verso la ricerca impossibile del libro mondo, di narrazioni assolute nella loro brevità, brevità a sua volta genesi di mondi letterari, come accade nella scrittura dell’aedo Borges. Bolaňo è demiurgo, creatore di un universo in cui i sistemi solari dei romanzi, delle fonti letterarie, dei poeti, degli scrittori, dell’underground magnifico e al contempo lussureggiante e lussurioso e terrifico e inquietante lasciano messaggi criptati che fanno intuire l’esistenza di una collettività di esseri narrati e a loro volta narranti, frutto di entità forse aliene operanti oltre lo spettro fisicamente conosciuto e conoscibile della letteratura degli umani. Puttane assassine è palinsesto rinascimentale raschiato il quale il lettore attento troverà tutte le ossessioni ripetute e divinizzate nel e dell'universo bolaňiano. Il racconto era di quattro pagine, forse lo scelsi per questo, per la brevità, ma quando l'ebbi finito ebbi l'impressione di aver letto un romanzo, così Bolaňo chiosa nel mistero infinito di questi racconti la mutante espressività definitiva e inquietante della parola scritta, messaggera di altrove ignoti che inviano dispacci di ribrezzo compressi nella consustanziale ostensione di materia oscura, che è al contempo onda e particella, che la sua azione di scrittore ha lasciato in eredità a noi, unità carbonio senzienti che ci riflettiamo in uno specchio senza respiro che segna le tracce di una consapevolezza di raccapriccio in cui artefici zoroastriani e gnostici ci mostrano la claustrofobica via per una salvezza che si è fusa in una fine che altro non è se non manifestazione estrema di quell’eterno principio che a sua volta è fine.
Un libro.
Puttane assassine, di Roberto Bolaňo (Adelphi).

giovedì 30 aprile 2015

Il Colophon. Copertina e sito internet

Ultimissime su Il Colophon. Rivista di letteratura di Antonio Tombolini Editore. Ecco la bellissima copertina del primo numero della nuova serie, online dal 5 maggio. Se volete sapere tutto, ma proprio tutto, su questa avventura editoriale e letteraria cliccate qui.
Intanto qui dico la mia sullo Slow Reading.
Buona lettura!


martedì 28 aprile 2015

Il colophon. Rivista di letteratura di Antonio Tombolini Editore

Qualche mese fa Michele Marziani, bravissimo direttore della collana Officina Marziani, mi chiede di collaborare a una iniziativa letteraria che, da subito, trovo stimolante e interessante. Il Colophon. Rivista letteraria di Antonio Tombolini Editore. Pubblicare una rivista letteraria oggi, in questo presente quantistico di parcellizzazioni letterarie, di web 2.0, di tempi che sono prodromi di un futuro che nasce dal passato e che rivitalizza una contemporaneità da analizzare, da scoprire, da scrivere, è impresa titanica e al contempo coraggiosa. Si parte il 5 maggio, data manzoniana, napoleonica, rivoluzionaria. Si salpa con l'entusiasmo eroico del "Chiamatemi Ismaele" di melvilliana memoria. Avanti così, senza paura, alla ricerca di quella mitica ed epica balena bianca che è la letteratura, la scrittura, quella balena bianca che si declina nelle scritture del XXI secolo. In questo primo numero recensisco il libro della sorella di uno dei miei miti letterari personali e intervisto uno scrittore italiano che vive tra Olanda e Liguria. Ma altre cose arriveranno, altri lidi, altri porti letterari, altre boe di segnalazione in quel mare infinito che è la scrittura. Come dicono quelli che se ne intendono: Stay tuned!
Il colophon su Meduim.
La pagina Facebook della rivista

lunedì 27 aprile 2015

Gli increati, di Antonio Moresco (Mondadori)

Compimenti di trilogie che hanno in loro la significanza sacrale del numero tre, biblica genesi che riverbera segni che appartengono a quella notte dei tempi che appare nelle interpretazioni junghiane di sogni di raccapriccio in cui la parte più sepolta dell’inconscio collettivo, del cervello rettiliano di una contemporaneità collettiva affermata e negata assieme, è rappresentanza di mutazioni e movimenti di popoli indoeuropei dalla duméziliana definizione, protagonisti del primordiale mito ricorrente del viaggio, mito che trafigge fisica e metafisica. Tempi che si riannodano nel superamento dei limiti imposti da un sapere che va oltrepassato con l’immersione quantistica delle parole che si trasfigurano in strumento primevo e per questo irrinunciabile nell’interpretazione di un Tempo di Planck narrativo e narrante che va ben oltre la scintilla del Big Bang della presunta creazione, sino a giungere a confini estremi, a Bastioni di Orione, a Colonne d’Ercole, luoghi popolati da esseri mutaformi in mezzo ai quali l’Autore scruta una circolarità del tempo, dei tempi, che partorisce ancora ciò che ha già partorito e ciò che partorirà. Una bruma dantesca in perenne stato di oscillazione, trapassata da onde che sono al contempo particelle e particelle che sono l’affermazione e la sconfessione di un conoscibile che smentisce se stesso portando alla luce eternità di verità che riaffermano nel nulla il tutto e viceversa. L’Autore combatte la perenne sfida cui si è legato, toponimia della vita e della morte che si sviluppa tra i luoghi della sua infanzia e giovinezza fino a quella mappa di una Milano che è rappresentazione della metropoli antropofaga, in un autodafé perpetuo che racconta, assiso nel centro della catarsi dell’universo, il divenire delle testimonianze di una vita che forse è la sua e forse è quella di tutti, ma di quei tutti che ancora non sanno che nulla si è potuto conoscere, si può conoscere, si potrà conoscere. Alfiere estremo della parola scritta, messaggero del verbo nell’accezione assira di angelo, Antonio Moresco non teme ancora un volta, con gesto epico, di trasfigurare se stesso e di appalesare la propria anima in un infinito di immagini dove Giovanni Battista Piranesi incontra gli scorticati di Fragonard, nella realizzazione di un potentissimo affresco dell’universo fisico e metafisico degno di un demiurgo rinascimentale portatore di echi di un mazdeismo profetico, di una gnosi sapiente, demiurgo che al contempo è vittima e carnefice di quello scorticamento dei corpi e delle anime, gesto crudelmente necessario per giungere a quella meta agognata già da Giordano Bruno per la finale e ultima comprensione del luogo eterno in cui l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo si elidono e al contempo si creano.
Un libro.
Gli increati, di Antonio Moresco (Mondadori).

lunedì 20 aprile 2015

Rosso Floyd tradotto in inglese

Mi scrive Renata Sweeney, della Open Road Integrated Media e della
W.W.Norton & Company, note case editrici statunitensi. Mi dà la notizia che è disponibile l'edizione inglese in versione digitale di Rosso Floyd, di MIchele Mari. A loro è piaciuta molto la recensione che ne avevo fatto ai tempi e quindi mi inviano una copia digitale di questa nuova edizione. Se siete interessati a questa traduzione del bellissimo libro di Michele Mari andate qui.