venerdì 5 febbraio 2010

L'inevitabile prevalenza del personaggio

Sean Connery, dopo le avventure orientali di Si vive solo due volte, abbandona quasi senza motivo il personaggio di James Bond. George Lazemby lo riprende in Al servizio segreto di Sua Maestà, per lasciarlo subito. Nel 1971 Connery ritorna in quella postmoderna pellicola che è Una cascata di diamanti. Poi se ne va definitivamente, tranne un ritorno nel non omologato dalla ditta Albert R. Broccoli Mai dire mai, dove la forse non voluta ironia del titolo si sposa bene al riapparire di uno 007 invecchiato ma non imbolsito.
Anche Conan Doyle cerca di sbarazzarsi di Sherlock Holmes facendolo morire in una lotta all'ultimo sangue con Moriarty, ma il pubblico lo costringe alla resurrezione del detective. E mi pare che anche Simenon si fosse, ad un certo punto, stancato di Maigret.
E' tutto normale. E' tutto molto umano. Il creatore o l'interprete di un personaggio sente venire meno la sua potenza, quando la morte da lui pianificata, come quel deus ex machina che, sbagliando, crede di essere, viene vanificata dal giudizio e dalla volontà del pubblico. Ma come? Noi abbiamo deciso che il tal personaggio deve fare così e poi ancora così e poi il pubblico ci prende la mano (proprio quella che scrive) e come in un noir di serie B ci costringe, contro la nostra volontà, a scrivere ciò che non vorremmo.
Ieri ho presentato il mio romanzo a Pavia nell'ambito di questa rassegna.
C'era un bel pubblico di ragazze e ragazzi che hanno letto il libro e (cosa rara) mi hanno fatto delle interessanti domande.
Ho creato anch'io tanti personaggi. In uno in particolare ho riversato tutto il mio odio per lui, sino a farlo diventare una sorta di ridicola incarnazione del male. L'ho trasformato lentamente, nel corso della storia, in un ricettacolo di nefandezze, in un contenitore, forse, anche dei miei lati oscuri, quelli che ognuno di noi fatica perfino ad ammettere di avere.
E come un innamorato che scopre che la delicata e graziosa ragazza del suo cuore alla fine gli preferisce un altro, un altro per di più mentitore, infingardo, gaglioffo e un po' teppista (incubo ricorrente, riconosciamolo, di noi uomini), anch'io scopro che questo mio personaggio piace e piace alle ragazze.
Mi ritiro in buon ordine, vittima io stesso di ciò che ho scritto, con la poca consolazione che mi dà la consapevolezza di essere comunque in buona compagnia.
Borges avrebbe senz'altro previsto tutto e avrebbe scritto di un doppelganger rancoroso che lentamente sugge la vita del suo inoffensivo doppio.
Intravedo nel buio il sorriso ironico e senza appello del grande argentino.

2 commenti:

Occhi di Notte ha detto...

A volte succede. Anche io vivo un rapporto strano con certi personaggi che creo... talvolta ho paura di riversare tutta me stessa.

Angelo Ricci ha detto...

Credo che, per chi scrive, sia un destino al quale è impossibile sottrarsi.