giovedì 28 luglio 2011

Amori al singolare, di Teo Lorini (effigie)

Non è certamente un caso che questa raccolta di racconti sia divisa in due parti. I personaggi, le storie che popolano Amori al singolare compiono un viaggio che li porterà dall’embrione di una consapevolezza, dalla sensazione di un’inquietudine, dalla percezione (amara) di un leggero sfasamento nel fluire delle proprie vite alla cognizione definitiva di una sconfitta, di una ferita, tanto più sanguinanti quanto più celate tra le maglie di un esistere a metà strada tra levità rohmeriane e spietate rese dei conti con se stessi.
Le “prime persone singolari” della prima parte, che Teo Lorini governa con interessante abilità mimetica, cercano di equipaggiare (anche inconsapevolmente) le proprie vite, per prepararsi all’incontro con quella inesorabile linea d’ombra che, prima o poi, siamo tutti costretti a superare. Una linea d’ombra dove l’immobilità apparente del tempo ha l’unico scopo di farci comprendere che proprio quel tempo è passato ed è passato crudelmente. Le scaramucce solo in apparenza lievi e i patemi d’animo che paiono tardo adolescenziali, ma che nascondono la sofferenza, che rappresentano lo sfondo sul quale si dibattono i personaggi di Amori al singolare sono, in realtà, i prodromi di quella battaglia (di quello scacco) con cui tutti loro dovranno misurarsi e che l’Autore ha saputo sapientemente nascondere sino al palesamento finale della fine di tutte le illusioni, di quelle più dolci come di quelle più brucianti.
Ecco, allora, come le prime persone singolari (tutte quelle prime persone singolari che erano poi, in fin dei conti, una sola) si dividono nelle "terze persone singolari" della seconda parte; mutazione stilistica che introduce la definitiva scissione di quell’io narrante che si presentava sul proscenio della prima. Ma non è solo mutazione stilistica quella di Lorini, bensì vera e propria presa di coscienza (sua e di tutti i suoi personaggi) che il viaggio che hanno intrapreso è finito, che la battaglia è conclusa, che quella immobile linea d’ombra è stata superata. E questa presa di coscienza, questa consapevolezza divengono ancor più reali, quanto più le varie voci, i vari personaggi, si affrancano definitivamente dalla tutela del loro creatore che, fattosi da parte (o, forse, costretto a farsi da parte dalla loro decisiva maturazione), non può far altro che osservarne e raccontarne il fallimento. Non rimane più nulla, se non qualche ricordo che presto verrà macinato dallo scorrere del tempo.
Con il suo stile lineare, diretto e, a volte, sincopato Teo Lorini ci dice, con le parole di questo libro, che il weekend postmoderno è finito. Per sempre.
Un libro.
Amori al singolare, di Teo Lorini (effigie).

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