sabato 10 maggio 2014

Officina Marziani sbarca su Facebook e Twitter

Officina Marziani, la collana di narrativa della Antonio Tombolini Editore, collana diretta da Michele Marziani, procede sempre più speditamente e sbarca sui social network. Ecco la pagina Facebook e l'account Twitter. 
Tra poco in questa collana uscirà il mio nuovo romanzo Sette sono i re. Stay tuned!



giovedì 8 maggio 2014

mercoledì 7 maggio 2014

La seconda edizione del Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza

Come si scriveva sui giornali di una volta, ricevo e volentieri pubblico.

IL REGOLAMENTO DEL PREMIO

Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza II edizione 2014/2015

1.ª
I PARTECIPANTI

Il Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza è riservato agli autori, esordienti e noti, di qualsiasi nazionalità, che presentino un’opera di narrativa letteraria inedita, scritta in lingua italiana.

Gli autori che abbiano già vinto il Premio sono esclusi dal concorso.

Sono esclusi anche coloro che non rispettano i termini e le condizioni di presentazione delle opere stabiliti dal Premio.

2.ª
LE OPERE
Il Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza è riservato a opere di narrativa letteraria inedite, scritte in lingua italiana, che abbiano la forma del romanzo. Raccolte di racconti, poesie, saggi e testi teatrali sono esclusi dal Premio.

Non sono ammesse al concorso le opere di generi quali il giallo, il romanzo poliziesco, il fantasy, il memoir.

Le opere concorrenti devono essere rigorosamente inedite. Sono escluse perciò dal Premio opere già pubblicate integralmente o parzialmente in formato cartaceo, on line, on demand, sotto forma di self-publishing, in e-book.

Le opere concorrenti non sono tenute a rispettare alcun limite massimo/minimo di lunghezza.

Tutti gli elementi formali come interlinea, battute per pagina, carattere, impaginazione, formato e rilegatura sono a discrezione dell’autore.

Gli autori possono partecipare al Premio con più di un dattiloscritto. Ogni opera deve essere presentata separatamente e secondo le regole di spedizione riportate nel bando di concorso. 

3.ª
PRESENTAZIONE DELLE OPERE AL PREMIO

Gli scrittori che desiderano concorrere al Premio dovranno spedire entro il 13 Febbraio 2015 (fa fede il timbro postale, ed è compresa la data del 13) il dattiloscritto in duplice copia a NERI POZZA EDITORE, via Fatebenefratelli, 4, 20121 Milano, attraverso una raccomandata postale con ricevuta di ritorno, specificando sulla busta “Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza”.

La ricevuta di ritorno attesta l’avvenuta ricezione ed è la sola garanzia per l’autore. Non è infatti possibile chiedere alla casa editrice di confermare la ricezione delle opere inviate.

Ogni opera dovrà essere firmata (firma in calce alla prima pagina dell’opera) con nome e cognome dell’autore o con pseudonimo. In questo secondo caso è necessario specificare che si tratta di pseudonimo. Ogni opera dovrà essere accompagnata da una busta a parte su cui sia riportato il nome e cognome o pseudonimo dell’autore contenente la seguente documentazione:

i) Identificazione dell’autore (nome e cognome e, nel caso lo si utilizzi, lo pseudonimo indicato sull’opera) e titolo dell’opera presentata.

ii) Domicilio e numero di Carta di Identità o passaporto o qualsiasi altro documento ufficiale di identificazione.

iii) Contatti: numero di telefono, indirizzo email

iv) Dichiarazione del carattere originale dell’opera che si presenta.

v) Dichiarazione della piena titolarità dei diritti dell’opera da parte dell’autore.

vi) Dichiarazione di accettazione da parte dell’autore di tutte le condizioni stabilite dal Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza.

vii) Data e firma.

La busta dovrà essere sigillata solo per le opere presentate sotto pseudonimo, e rimarrà senza eccezioni sigillata, tranne nel caso in cui l’opera venga selezionata come finalista o vincitrice del Premio.
NERI POZZA EDITORE terrà informati i partecipanti al Premio attraverso comunicati stampa e attraverso il proprio sito web www.neripozza.it .

4.ª
TITOLARITÀ, ORIGINALITÀ E DIVULGAZIONE DELLE OPERE

La presentazione di un’opera al concorso implica necessariamente l’accettazione totale delle seguenti condizioni da parte dei partecipanti:

1. L’autore acconsente alla eventuale divulgazione di estratti dell’opera sulla stampa e sui media italiani.

2. La garanzia da parte del partecipante, che solleva da qualsiasi responsabilità Neri Pozza Editore, della titolarità e originalità dell’opera presentata e inoltre che essa non sia copia o modificazione totale o parziale di altra opera propria o altrui.

3. La garanzia da parte del partecipante, che solleva da qualsiasi responsabilità Neri Pozza Editore, del carattere inedito in tutto il mondo dell’opera presentata e della esclusiva titolarità da parte del concorrente dei diritti di sfruttamento dell’opera, senza limitazione o onere alcuno sulla stessa nei confronti di terzi, e la garanzia che essa non sia stata presentata a nessun altro concorso in attesa di risoluzione.

La presentazione dell’opera di per sé sola garantisce l’impegno da parte del suo autore a non ritirarla dal concorso.

5.ª
COMITATO DI LETTURA

Il Comitato di Lettura sarà composto dai seguenti membri liberamente designati da NERI POZZA EDITORE

LUIGI BERNABÒ, agente letterario
FRANCESCO DURANTE, giornalista e critico letterario
STEFANO MALATESTA, giornalista e scrittore
SILVIO PERRELLA, critico letterario
ROMANA PETRI, scrittrice
SANDRA PETRIGNANI, scrittrice
GIUSEPPE RUSSO, direttore editoriale
MARCO VIGEVANI, agente letterario

Il sistema di analisi, selezione e valutazione delle opere presentate sarà insindacabilmente stabilito da NERI POZZA EDITORE.

Una commissione designata da NERI POZZA EDITORE realizzerà la lettura di tutte le opere ammesse al concorso e sceglierà le dodici opere che considererà migliori.

La longlist delle dodici opere selezionate sarà ufficialmente annunciata nel mese di giugno 2015.

Queste dodici opere saranno sottoposte a lettura e valutazione del COMITATO DI LETTURA che sceglierà, a suo insindacabile giudizio, le cinque opere finaliste, che saranno ufficialmente annunciate nel mese di settembre 2015.

Qualsiasi deliberazione del COMITATO DI LETTURA sarà segreta.

NERI POZZA EDITORE non risponde delle opinioni manifestate dal COMITATO DI LETTURA o da qualunque suo membro, prima o dopo l’assegnazione del Premio, in relazione a qualsiasi opera presentata.

6.ª
PREMIO
L’autore dell’opera vincitrice del Premio ha diritto a un assegno di 25.000 euro e alla pubblicazione dell’opera da parte di NERI POZZA EDITORE. Il concorso non potrà essere dichiarato deserto né si potrà ripartire il Premio tra due o più opere

La decisione del COMITATO DI LETTURA, che sarà inappellabile, sarà resa pubblica nel corso della cerimonia di premiazione che avrà luogo durante il mese di settembre 2015. 

7.ª
CESSIONE DEI DIRITTI DI SFRUTTAMENTO DELL’OPERA

Il conseguimento del Premio da parte dell’autore dell’opera vincitrice implica che l’autore ceda in esclusiva a NERI POZZA EDITORE tutti i diritti di sfruttamento dell’opera, intendendo con questi i diritti di riproduzione parziale e totale dell’opera in qualsiasi forma, tipografica, elettronica e digitale in Italia e nel mondo.

L’autore dell’opera vincitrice si obbliga a sottoscrivere un regolare contratto di edizione e qualsiasi documento utile alla corretta formalizzazione della cessione dei diritti di sfruttamento dell’opera.

8. ª
RESTITUZIONE DEI DATTILOSCRITTI

I dattiloscritti pervenuti non saranno restituiti agli autori non premiati e in nessun caso sarà possibile richiedere copia delle schede di lettura realizzate per la valutazione dell’opera.

Per quanto qui non espressamente previsto, il presente concorso letterario deve ritenersi disciplinato dalle norme del Codice Civile. Il concorso letterario, in particolare, non è soggetto alla disciplina del DPR 430/2001 relativo al regolamento concernente la disciplina dei concorsi e delle operazioni a premio, avendo ad oggetto la produzione di un’opera letteraria per la quale il conferimento del premio rappresenta un riconoscimento di merito personale e, di conseguenza, opera la fattispecie di esclusione di cui all’art. 6 comma 1 lettera a) del DPR 430/2001.

CONTATTI:
premio.neripozza@neripozza.it   

lunedì 5 maggio 2014

L'incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio Ikea, di Romain Puértolas (Einaudi)

Questo Vecchio Mondo, questa Europa, così ammantata di secolari tradizioni, di arte, di monumenti, di paesaggi infiniti, di guerre mondiali e sofferenze. Questo continente oggi meta di speranze e di immigrazione, imposte da tragiche mutazioni di economia globalizzata e di guerre sanguinose e dimenticate in paesi di decolonizzazione anni Sessanta preda spesso di gruppi di potere che si dividono ricchezze sulla pelle di popolazioni dagli occhi pieni di morte. Questa Europa che noi europei per primi sentiamo sempre un po’ da operetta, un po’ da Giochi senza frontiere alla Gennaro Olivieri e alla Guido Pancaldi, questa Europa da elites strasburghesi di burocrazie tecnocratiche, da forzieri svizzeri e da banlieues e da periferie britanniche alla white riot di clashana memoria. Questa Europa da giallisti scandinavi, da curie papali alla Roma senza Papa di morselliano ricordo, da pianure germaniche, da Ikea, insomma. Ed è questa Europa, che Tamerlano considerava solo una piccola penisola asiatica, che fa da sfondo a questo romanzo imperdibile. Romain Puértolas compone una sinfonia di voci disperate e ironiche, di avventure mirabolanti alla Alphonse Daudet a alla Jules Verne, di trame alla Dickens (il miglior Dickens del Circolo Pickwick, of course), di sentimenti e di esami di coscienza. Perché è un vero e proprio esame di coscienza quello che l’Autore, con la potenza di una trama solo apparentemente leggera, ma in realtà pregna di analisi sulla nostra contemporaneità, ci costringe a compiere, delineando un percorso picaresco che si snoda attraverso Francia, Gran Bretagna, Spagna, Italia, Libia, sponde eterne di quel Mediterraneo che Henri Pirenne vedeva come un lago, in compagnia di vendicativi taxisti gitani, di madri e figlie preda di immaginari da gossip televisivo estremo, di immigrati che vivono con stoica sopportazione le loro giornate alternativamente prigionieri di rimorchi di tir o di posti di polizia di frontiera, di attrici da red carpet festivaliero e da Promenade de la Croisette, di poliziotti britannici di origine indiana che sono più realisti del re e di editori e di agenti cinematografici che, a loro volta, sembrano buyer da milanese settimana della moda. Un esame di coscienza che, spronati da questa lettura, abbiamo il dovere di compiere sulla nostra realtà, sul nostro essere europei in questo istante storico così denso di contraddizioni pubbliche e private. E la grandezza di questo romanzo sta proprio nell'aver saputo declinare con grande maestria quel fine umorismo che è poi l’arma dei grandi scrittori.
Un libro.
L’incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio Ikea, di Romain Puértolas (Einaudi).

lunedì 28 aprile 2014

L'Armata dei Sonnambuli, di Wu Ming (Einaudi)

Traslazioni di epoche, di storie e di Storia, di protagonisti che da carnefici divengono vittime e di vittime che divengono carnefici in un roteare di personaggi che trasfigurano se stessi come si trasfigurano gli stessi tempi, come ha da accadere e accade in quei labirinti del divenire storico dove solo alcuni sanno decifrare la struttura che alberga sottotraccia. Scene da una rivoluzione, momento topico di quello squassante avvenimento che fu rito di passaggio, negazione e mutazione totale, diluvio universale che dai Lumi arrivò a Madama Ghigliottina e che appare come scena primaria dell’amplesso di un Settecento morente con i prodromi di un Ottocento per quindici anni bonapartista e poi soprattutto allucinazione spettrale di antichi regimi redivivi e sante alleanze, rischiarate appena dai toni sanguinari di un dipinto alla Francisco Goya (come quei riferimenti che nel Come va a finire di questa narrazione rimandano a quell’altra sollevazione del 1830, raccontata da Hugo con quel suo Perché Borbone, benché Borbone, significante di francesi involuzioni e di perenni e lafayettiane presenze).
Dissezionato qui (in questa Armata dei Sonnambuli che è cuneo narrativo che al contempo sradica e racconta) come corpo vulnerato e vulnerante e tuttavia fremente di rivelazioni anatomopatologiche, il tempo della Rivoluzione Francese viene illuminato attraverso l’azione e l'intersecazione dei piani narrativi che giungono a isolare l’istante in cui il corso vichiano raggiunge lo zenit per poi iniziare la sua parabola verso l’inevitabile ricorso e cioè quell’istante termidoriano in cui l’amplesso della Storia giunge a partorire l’inevitabile climax di un avvenimento che vive quasi come ecosistema autonomo e che governa così le vite di tutti coloro i quali, a tutti i livelli, lo vengono ad abitare in quello stesso frangente. E quel climax è la mutazione quasi antropologica che gli avvenimenti della Rivoluzione Francese subiscono in un avvilupparsi di contrazioni politiche che fanno di quel momento il paradigma universale del percorso e della evoluzione di tante rivoluzioni. Modello, dimostrazione scientifica che mirabilmente gli Autori sanno raccontare come in romanzo di cappa e spada rivisitato da un graphic novel del terzo millennio. E, ancora una volta, come in ogni romanzo dei Wu Ming, la realtà, storica e quotidiana intese come reciproco riverbero di cause ed effetti, non è mai come appare. Così come nei libri precedenti del collettivo (quella mirabile pentarchia narrativa che ha la sua genesi in Q), il punto di vista si sposta, svisa sugli avvenimenti, venendo a porre all’attenzione dei lettori luoghi nascosti del divenire storico, luoghi dai quali si dipanano nuovi e insperati (e utilissimi per il lettore) avamposti della Storia che spesso sono quelli che la Storia ufficiale ha ignorato o non compreso appieno o, peggio, celato. Ancora una volta la finzione diviene strumento imprescindibile per la comprensione della realtà. E quel teatro dei folli, quel Marat Sade che prende vita tra i cortili di Bicêtre con i ricoverati che assumono i ruoli dei politici della rivoluzione, diventa esso stesso Assemblea e Convenzione, in un inquietante rapporto fra realtà parallele in cui il magnetismo alla Mesmer può quasi quanto un ideale (e le teorie del complotto nacquero proprio in quel momento storico, tanto era incomprensibile quella mutazione totalizzante che cambiava addirittura nome ai mesi e ai giorni) e in cui quel Te lo si conta noi, com'è che andò diviene lasciapassare ineludibile per la comprensione di quella narrazione spesso misterica che è la storia degli umani.
Un libro. 
L’Armata dei Sonnambuli, di Wu Ming (Einaudi).

giovedì 24 aprile 2014

Pieno di luna, di Enrica M.Corradini (Narcissus)

Un inquietante e al contempo delicato paesaggio dell’anima, luogo di trasfigurazioni di destini che si fondono in un continuum spaziotemporale che bene amalgama futuri che sono debitori di una certa fantascienza che, per dirla alla Ballard, è consapevole che i veri alieni siamo noi e panorami che sono quelli della consuetudine del dolore, degli affanni, contigui a una narrazione dall’impostazione propria del romanzo classico. Ma lentamente tutto muta, si trasforma, appalesando elementi celati tra le righe.
Una trama che sussurra e fa trasparire mutamenti epocali, prodromici di altre e ben più definitive mutazioni capaci di colpire la vita (la fine delle farfalle, delle api), attraverso sottili e tuttavia forti pennellate che danno il senso della totalità a questo prezioso affresco in cui la vita stessa e la morte si rincorrono come nella stazione sospesa sul pianeta senziente Solaris immaginato da Stanislaw Lem, non rinunciando comunque alla ostensione di tracce di una quotidianità forse passata (le case, i corridoi, i libri) che rimandano a corrispondenze di sensi e sentimenti che ricordano il Caro Michele di Natalia Ginzburg. E mentre cerchiamo di radunare le sensazioni che questa lettura ci regala veniamo ancora una volta affascinati dalla presenza di simulacri o sostanze forse lenitive di un presente troppo atroce o fantasmi allucinatori che ricordano certe narrazioni phildickiane o certe palazzine vittoriane immerse in metropoli alla Blade Runner. Un denso procedere di sentimenti, di visioni, di contaminazioni, di illusioni forse indotte da altre mutazioni dei tempi e la capacità dell’Autrice di fondere classico e moderno ci ricordano la levità piena di forza di certi dialoghi fatti di sguardi alla Murakami Haruki.
Un libro.
Pieno di luna, di Enrica M.Corradini (Narcissus).

giovedì 17 aprile 2014

Auramala. Il re è vivo, di Ivan Fowler (Il Mondo di TELS)

Linee narrative che uniscono luoghi dell’affascinante passato medioevale europeo, luoghi che sono ancora oggi traccia di misteri irrisolti. Già Borges, definitivo cultore di mitologie scandinave, britanne e anglosassoni, sosteneva ne La biblioteca inglese, raccolta delle sue lezioni di letteratura all’Università di Buenos Aires, che della lingua inglese antica, frutto del periodo che sta a cavallo tra il crollo della Britannia celtica e romanizzata e la conquista degli Angli, degli Juti e dei Sassoni, prima quindi della contaminazione linguistica normanna avvenuta dalla battaglia di Hastings in poi e che ha portato all’inglese moderno, rimanessero pochi e fondamentali documenti, nascosti in tre abbazie inglesi e in una dell’Italia settentrionale. Ed è proprio seguendo questa borgesiana lezione di ricerca di tracce storiche nascoste che si dipanano tra l’Inghilterra e la pianura situata tra Piemonte, Lombardia e Liguria, che si snoda la trama di questa narrazione che porta in sé l’insegnamento che fu già di Walter Scott e di Robert Stevenson. In un momento storico determinante, i prodromi di quella Guerra dei Cento Anni, momento che delineò la nascita della consapevolezza delle due nazioni che per secoli hanno segnato la storia europea, la Francia e l’Inghilterra, e che cancellò quella contaminazione di popoli e di re, quella contaminazione che rendeva il re d’Inghilterra possessore di terre francesi e il re di Francia rivendicatore di corone britanniche (all’insegna comunque del fiorire, due secoli prima, dei trovatori alla corte di Eleonora d’Aquitania, moglie francese di sovrani francesi e inglesi e madre francese di sovrani inglesi), si sviluppa questa affascinante cronaca dagli echi medioevali, ma anche portatrice di suspense spionistiche alla Le Carré e alla Ian Fleming. Il tutto reso con una magistrale padronanza di riferimenti storici, militari, economici e della vita quotidiana di quel Trecento che fu in un certo senso epoca incubatrice del Rinascimento. Tra le voci di parlate inglesi, fiamminghe, provenzali e occitane, la storia raccontata in Auramala è un imperdibile viaggio narrativo tra il medioevo di un’Inghilterra misterica e quello di un territorio oltrepadano, pavese e lomellino pregno di contaminazioni storiche e magiche. Auramala è un fondamentale baedeker per chi, nel nostro presente, vuole, da turista o da studioso, percorrere ancora una volta quel viaggio.
Un libro.
Auramala. Il re è vivo, di Ivan Fowler (Il Mondo di TELS). 

martedì 15 aprile 2014

Breaking news! Sta arrivando Officina Marziani!

Sta arrivando Officina Marziani, la collana di narrativa della nuova e combattiva Antonio Tombolini Editore, collana diretta da Michele Marziani. Ci sarò anch'io, of course!. Un mio libro farà infatti da apripista in questa imprescindibile avventura editoriale e letteraria e altri due miei lavori sono in attesa. Stay tuned!




martedì 8 aprile 2014

Il figlio, di Philipp Meyer (Einaudi)

Una narrazione che trapassa i tempi della storia, dispiegandosi  tra brani di prigionie efferate, di presenti che sono il necessario e tragico frutto di passati di morte e di sopraffazione, di futuri appena delineati, ma nei quali già si legge, come si leggerebbe sulle linee della mano di un artefice annunciatore di eventi secolari, poste all’attenzione di una chiromante spietata, quello che diverrà necessariamente il presente.
Odissea di una frontiera che si è trasfigurata nel tempo, come trasfigurata si è la definizione ultima di quell’America, gli Stati Uniti, che, come la parte per il tutto, è divenuta luogo di immaginari che si sono trasformati nell’immaginario collettivo di un occidente che prosegue la sua marcia sulle rovine di imperi che seminano, a loro volta, altri imperi ancora, i quali, abbandonata loro malgrado la forza della conquista territoriale, sono divenuti simulacri governati dalla forza eterna del potere della ricchezza e del danaro.
Territorio estremo di definizioni e di vicende che si intrecciano e si inseguono, luogo di quel racconto eterno che si converte in vettore del resoconto di un’umanità contemporanea fotografata nella sua visione di ferocia forse atavica, quel Texas, che è qui protagonista con i suoi deserti di pascolo e di petrolio, è il fine ultimo di quella conquista che ha come oggetto ricchezze e schiavi e che da sempre rappresenta il bottino anelato da ogni banda di predoni che sia riuscita con audacia a trasformare se stessa in stato, in regno, in impero capace di porsi all’attenzione della storia dell’umanità.
Posizioni massime di protagonisti che sono al contempo artefici e merce di scambio di quella dichiarazione di potere che governa il mondo, si alternano a eventi in cui l’anima si fa trafiggere dalla storia politica ed economica e quella stessa storia diventa carnefice di anime, di quelle anime che hanno il potere di essere anche vittime forse di se stesse. 
L'apparire prodromico di un imperialismo che diverrà mondiale è raccontato anche attraverso le note e i rimandi a citazioni letterarie, televisive e filmiche, ricordando piccoli eventi che sono poi anche confluiti nella cultura pop, racconto e condivisione totalizzante della narrazione bicentenaria di una nazione che è diventata essa stessa icona pop nel bene e nel male e che non può non ricordarci altre testimonianze della sua autoanalisi collettiva come quel magistrale affresco tolstoiano che è stato Nashville di Altman o Soldato bluUn uomo, oggi, con quel Paul Newman intellettuale alla deriva che nei Settanta diventa commentatore di una radio di estrema destra, nel profondo sud ancora una volta ammantato di reminiscenze confederate e razziste alla George Wallace.
Echi di complotti ellroiani (quel Lyndon B. Johnson in cerca di elezione al Senato, già ombra e fantasma di cospirazioni alla Cointelpro anti-kennedyane) si fondono con le epopee di una prateria di morte, sofferenza e forse di resurrezione, aperta a quella contemporaneità di deserti acidi che saranno nel divenire letterario il tragico palcoscenico di morti estreme bolaňiane, a loro volta interpreti di mutazioni continentali dove all’anglos crudele si sostiturà un mix di potere texmex forse ancor più sanguinario.
Una frase varrà a definire questo grande dipinto che appare come creato da un Bruegel o da un Bosch ammantati nella bandiera della croce del sud: Ricordava un sermone in cui il pastore aveva nominato alcune persone interessanti che potevi incontrare in paradiso: Martin Luther King (per i neri), il Mahatma Gandhi, Ronald Reagan.
Un libro.
Il figlio, di Philipp Meyer (Einaudi).

giovedì 3 aprile 2014

Errant Editions alla Fiera del libro della Romagna

Narrazioni, visioni, piattaforme, contaminazioni analogiche, digitali, letterarie ed editoriali. Domenica 6 aprile, a Cesena, alla Fiera del libro della Romagna, luogo di confine, di rimembranze bizantine e sanguigne come solo la Romagna sa essere, quando memorie felliniane, zavattiniane e nenniane sostenevano che all'ippodromo di Cesena anche i preti avevano in tasca il coltello. Errant Editions si presenta con le sue proposte editoriali create con la collaborazione di Legatoria Montanari. Ebook che si trasfigurano in creazioni di carta lussureggiante e che riportano all'agilità di brevità narrative e di presenze borgesiane e lezioni calviniane. Editoria digitale che rinasce in quella carta che rimanda a narrazioni digitali ancora. Con la manifestazione di poster nati dalla postmodernità bolaňiana di Alberto Malossi. Saranno presenti Francesca Mazzucato, fondatrice e instancabile direttore editoriale di Errant Editions e Carla Casazza, agente letterario tra le prime a comprendere l'importanza dell'editoria digitale. Chi scrive questo post sarà presente in voce, in un collegamento telefonico che diviene paradigma di sfondi narrativi, sensazioni, ombre definitive che raccontano, che narrano un infinito presente che è già stato futuro e sarà, ancora una volta forse, prossimo...