Messaggi lanciati verso mete ignote ai confini di quello spazio tempo che delimita la necessità che l'umanità ha di raccontare se stessa. Questi sono i libri. Oggetti sacri e sacrileghi, scrigni che racchiudono tesori e maledizioni, entità semidivine simbioticamente unite ai loro autori e ai loro lettori, nella riaffermazione della ricerca di un tutto universale in cui materia e spirito si fondono. Oggetti che spesso sono anche soggetti di storie, protagonisti di destini, creatori di mutazioni e infinite combinazioni, declinate su una tavola pitagorica che si erge immensa sullo sfondo di paesaggi metafisici di condivisioni esponenziali. Libri che sono diventati pietre miliari del percorso delle entità senzienti, libri che si sono annullati nell'oblio eterno frutto di quella lotteria borgesiana che in palio ha la vita stessa, libri che veneriamo, libri gettati nei roghi che costellano la notte del potere e delle ideologie. E libri che mai hanno visto la luce eppure sono vivi, vivi nella memoria dei loro creatori, nei destini delle loro peregrinazioni, nel ricordo di chi, per un fuggente attimo, ha avuto la ventura di osservare il loro misterico bagliore subito oscurato. Sono questi i libri di cui Giorgio Van Straten racconta la storia in questo bellissimo e imperdibile saggio. Libri che per un attimo eterno hanno emesso fotoni definitivi come una pulsar ai confini dell'universo e che si sono poi spenti lasciando un ricordo di onde elettromagnetiche simili a particelle elementari il cui segno è celato nel mistero della coscienza collettiva. Manoscritti rubati in stazioni ferroviarie di metropoli europee, persi nella fuga dall'oppressione, obliati dalle intossicazioni alcaloidali, distrutti dalla ricerca maniacale della perfezione perseguita dai loro stessi autori o a causa della riservatezza amorevolmente estrema degli eredi di chi li aveva composti. Libri perduti che, a loro volta, sono diventati materia per la narrazione operata da altri scrittori ancora che, demiurghi inconsapevoli del mistero della letteratura, hanno a volte, in altri libri, trovato la via di una verità che si è indissolubilmente legata alla finzione. Storie di libri perduti è lettura fondamentale per tutti quelli che sanno che i destini del mondo sono incrociati proprio dalle e nelle parole dei libri.
Un libro.
Storie di libri perduti, di Giorgio Van Straten (Laterza).
lunedì 30 maggio 2016
Storie di libri perduti, di Giorgio Van Straten (Laterza)
lunedì 16 maggio 2016
L'arte della guerra zombi, di Aleksandar Hemon (Einaudi)
Finalmente! Finalmente un autore che non va in cerca del Grande Romanzo Americano, vetusto miraggio letterario che da sempre permea la narrativa del paese che è il paradigma dell'immaginario occidentale. Finalmente un autore che si smarca dall'imposizione pavloviana, comune a tanti altri narratori che scrivono negli States, di interpretare la contemporaneità, compiendo uno spostamento di pochi ma significativi anni e ambientando questa storia nei primi anni Zero del Terzo Millennio, producendo così una piccola ma eloquente trasfigurazione temporale che magistralmente dribbla il monolite dell'attacco alle Torri Gemelle, andando a scavare in quelle che sono le reali essenze della violenza bellica che impregna gli avvenimenti politici ed economici dei nostri giorni e cioè la prima guerra del Golfo (quella di Bush padre, madre di tutte le contaminazioni geopolitiche odierne) e la guerra civile iugoslava, primigenio apparire di un dio della guerra malvagio appena liberato dalla consunzione del mondo partorito dalla conferenza di Yalta, mondo che, nel pur folle bilanciamento delle testate atomiche, era riuscito a garantire una immobilità che aveva almeno incatenato i demiurghi delle pulizie etniche e delle soluzioni finali e dell'orrore. È l'orrore infatti il protagonista di questo romanzo, l'orrore che nasce da una quotidianità di personaggi segnati da guerre sanguinose e sanguinarie che hanno indelebilmente marcato questo Terzo Millennio che tutti avremmo pensato differente. Profughi bosniaci che hanno portato nel nuovo mondo tutte le ossessioni dei massacri balcanici, veterani di Desert Storm ormai persi in un eterno trip di pazzia che ricorda l'inferno mentale del phildickiano Un oscuro scrutare, isolati sceneggiatori di trame cinematografiche che mai avranno visibilità e che tentano di sopravvivere all'apocalisse della vita quotidiana, mentre cercano di raccontarla attraverso trasfigurazioni horror (come non ricordare The American Nightmare, l'imprescindibile documentario che interpreta l'horror come tentativo di narrare la deflagrazione della società americana a partire dal massacro di Bel Air del 1969, anno, guarda caso, della crisi della Summer Of Love, documentario la cui uscita precede di un anno il monolite dell'attacco alle Torri Gemelle), psicoterapeute nipponiche dall'erotismo estremo e dai serici capelli neri che appaiono come dee della vendetta, padri e madri della classe media ebraica intenti a stigmatizzare il fallimento delle loro relazioni matrimoniali affondate miseramente in un Middle West di paesaggi destrutturati. La trama del film horror che spezza i capitoli, fatica letteraria che sgorga dall'autoanalisi dell'io narrante, alla fine si impadronisce delle vite di tutti e al lettore appare così in tutta la sua magnificenza il demiurgo malvagio che in realtà ha sempre tirato i fili dei tragici personaggi imprigionati nei loro crudeli ricordi. Aleksandar Hemon fonde con geniale maestria la parola borgesiana di Danilo Kiš e la particolare scrittura di Donald Westlake e ne nasce questo L'arte della guerra zombi, romanzo unico, acuto, brillante, da leggere.
Un libro.
L'arte della guerra zombi, di Aleksandar Hemon (Einaudi).
Un libro.
L'arte della guerra zombi, di Aleksandar Hemon (Einaudi).
lunedì 9 maggio 2016
Antonio Tombolini Editore, il libro di carta e quello elettrico
Antonio Tombolini da sempre sa che il contenuto di un libro si coniuga con i formati. Questi ultimi nel corsi dei secoli sono mutati e muteranno ancora, ma il libro, inteso come rapporto multilaterale tra autore e lettore, crea una sorta di continuum che va ben oltre lo spazio e il tempo, sino a raggiungere territori quantistici dove questo continuum diventa esso stesso lo spazio e il tempo.
Antonio Tombolini Editore ha iniziato l'esplorazione di questo continuum con il libro elettrico (mutuo questa definizione dal grande Gabriele Frasca che a suo tempo intervistai per Il Colophon) cui ora si aggiunge anche il libro di carta, nella riaffermazione di quel circolo virtuoso in cui i formati si coniugano, si compenetrano, si fondono, individuando il senso primario di quel concetto così umano e al contempo così divino che è la lettura.
Vengono perciò dati alle stampe in formato cartaceo, dopo quello elettrico (in attesa degli altri che seguiranno) dodici libri che iniziano a colonizzare i confini quantistici della lettura. Tra questi dodici titoli ce ne sono anche due scritti dall'autore di questo blog: Sette sono i re e L'odore del riso, che con Notte di nebbia in pianura vanno a comporre la mia Trilogia della Pianura.
Così nel blog dell'editore:
Ai lettori non resta che seguire questa nuova avventura ben sapendo che il motto non può che essere "Sky is the limit".
Antonio Tombolini Editore ha iniziato l'esplorazione di questo continuum con il libro elettrico (mutuo questa definizione dal grande Gabriele Frasca che a suo tempo intervistai per Il Colophon) cui ora si aggiunge anche il libro di carta, nella riaffermazione di quel circolo virtuoso in cui i formati si coniugano, si compenetrano, si fondono, individuando il senso primario di quel concetto così umano e al contempo così divino che è la lettura.
Vengono perciò dati alle stampe in formato cartaceo, dopo quello elettrico (in attesa degli altri che seguiranno) dodici libri che iniziano a colonizzare i confini quantistici della lettura. Tra questi dodici titoli ce ne sono anche due scritti dall'autore di questo blog: Sette sono i re e L'odore del riso, che con Notte di nebbia in pianura vanno a comporre la mia Trilogia della Pianura.
Così nel blog dell'editore:
Antonio Tombolini Editore non vuole essere un editore di ebook, e neanche “soprattutto di ebook”.
Antonio Tombolini Editore vuole essere un editore all’altezza dei tempi, di questi tempi, caratterizzati soprattutto da due fatti (diversi e concomitanti):
1. il digitale: il digitale è la rivoluzione dei modi della produzione e della fruizione, anche del libro;
2. la rete: la rete è la rivoluzione dei modi della distribuzione e della comunicazione, anche del libro.
Per quanto “mi disegnino così”, dice Antonio Tombolini, a me non interessa l’ebook. A me interessa salvare e promuovere il libro, inteso come “esperienza libro”, esperienza di quel tipo di scrittura e di lettura, fatta di testo (solo, o quasi solo, o per lo più di testo), tendenzialmente lungo, che richiede concentrazione, tempo, isolamento. Esperienza libro che vedo seriamente minacciata dall’avvento del digitale e della rete.
La salvezza del libro non è solo ebook. È anche ripensamento, alla luce del digitale e della rete, della filiera di produzione-distribuzione-fruizione del libro di carta, perché no? Per questo abbiamo deciso che tutti i libri pubblicati da Antonio Tombolini Editore saranno prodotti e distribuiti sia come ebook che in formato cartaceo, ovviamente seguendo alcuni criteri imprenscindibili per noi: print on sale, stampe fatte solo ed esclusivamente per soddisfare ordini effettivi, e dogma delle “rese zero”.
Ai lettori non resta che seguire questa nuova avventura ben sapendo che il motto non può che essere "Sky is the limit".
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mercoledì 20 aprile 2016
Turismo urbano, di Hebe Uhart (Calabuig)
Tra cittadine immerse in una pampa argentina dalle attese oniriche borghesiane, tra vie di metropoli di un'Europa segnata da meticolosità germaniche che attendono solo di essere stigmatizzate da Thomas Bernhard, nella scenografia di improvvisate sale di circoli culturali paesani e congressi internazionali di letterati che sembrano usciti dalle pagine di 2666 di Roberto Bolaňo, si dipanano questi otto racconti meravigliosi nella loro geniale linearità. Spesso l'io narrante è rappresentato dall'autrice stessa, mimetizzata da un disincantato tono autobiografico, altre volte è rappresentato dall'eco della voce di uno dei tanti protagonisti che sciolgono le loro aspettative letterarie in un presente che non ha più un passato e che teme il futuro.
Tanti Bouvard e Pécuchet di un mondo letterario minimo e malinconico che cercano incessantemente di dare un senso alla comunione delle loro vite inconcludenti con la immaginata luminosità della fama letteraria, nonostante la tuttavia onnipresente delusione che nasce proprio dal contatto con quel mondo, sfilano dinnanzi al lettore che lentamente diventa partecipe del divenire della trama, per mezzo di una catarsi letteraria che lo avvolge in una delicata melancolia dalla quale l'autrice fa nascere la speranza che tutte le vite comunque hanno un senso purché si ingegnino a cercarlo, anche se poi mai lo troveranno.
Turismo urbano va ben oltre la dimensione di una mirabile silloge di racconti, trasfigurandosi in saggio sulle meschinità di un mondo letterario che è a sua volta paradigma del mondo, rimarcato dalle invidie, dalle rivalità, dalle ottusità celebrate come grandezze intellettuali e dalle genialità che sempre rimarranno purtroppo celate.
Hebe Uhart scrive un vero e proprio baedeker per coloro che si confronteranno, forse loro malgrado, con le durezze che albergano nella consorteria degli addetti ai lavori (spesso presunti) dell'universo mondo della scrittura, delle lettere, dell'editoria. Turismo urbano è libro che va letto e meditato affinché ogni aspirante autore sappia che forse aveva ragione il signor Saval, notaio di Vernon, artista frustrato e tragicomico protagonista dello schietto racconto di Maupassant Una serata a Parigi.
Un libro.
Turismo urbano, di Hebe Uhart (Calabuig).
Tanti Bouvard e Pécuchet di un mondo letterario minimo e malinconico che cercano incessantemente di dare un senso alla comunione delle loro vite inconcludenti con la immaginata luminosità della fama letteraria, nonostante la tuttavia onnipresente delusione che nasce proprio dal contatto con quel mondo, sfilano dinnanzi al lettore che lentamente diventa partecipe del divenire della trama, per mezzo di una catarsi letteraria che lo avvolge in una delicata melancolia dalla quale l'autrice fa nascere la speranza che tutte le vite comunque hanno un senso purché si ingegnino a cercarlo, anche se poi mai lo troveranno.
Turismo urbano va ben oltre la dimensione di una mirabile silloge di racconti, trasfigurandosi in saggio sulle meschinità di un mondo letterario che è a sua volta paradigma del mondo, rimarcato dalle invidie, dalle rivalità, dalle ottusità celebrate come grandezze intellettuali e dalle genialità che sempre rimarranno purtroppo celate.
Hebe Uhart scrive un vero e proprio baedeker per coloro che si confronteranno, forse loro malgrado, con le durezze che albergano nella consorteria degli addetti ai lavori (spesso presunti) dell'universo mondo della scrittura, delle lettere, dell'editoria. Turismo urbano è libro che va letto e meditato affinché ogni aspirante autore sappia che forse aveva ragione il signor Saval, notaio di Vernon, artista frustrato e tragicomico protagonista dello schietto racconto di Maupassant Una serata a Parigi.
Un libro.
Turismo urbano, di Hebe Uhart (Calabuig).
lunedì 11 aprile 2016
Il sesto numero de Il Colophon
E' uscito da pochi giorni il sesto numero de Il Colophon. Rivista di letteratura di Antonio Tombolini Editore, diretta da Michele Marziani. Il tema di questa volta, prendendo spunto da Italo Calvino, è: "Le città invisibili". In questo numero scrivo di Beirut, città tra Oriente e Occidente interpretata dal punto di vista della narrativa libanese contemporanea, dei paesaggi narrativi di Roberto Bolaňo, intervisto il grande scrittore pavese Mino Milani e recensisco Sei problemi per don Isidro Parodi, opera a quattro mani scritta da Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares. Inoltre, last but not least, c'è anche un mio racconto. Il tutto magnificamente accompagnato dalle illustrazioni di Marta D'Asaro.
Buona lettura!
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martedì 29 marzo 2016
Io e Mabel. Ovvero L'arte della falconeria, di Helen Macdonald (Einaudi)
Nell'universo dei libri, delle storie, appare questo Io e Mabel e subito il lettore comprende che si trova davanti qualcosa che va ben oltre il semplice divenire della narrazione. Sarebbe riduttivo definire questo libro con il termine romanzo perché Io e Mabel è saggio, memoria personale e letteraria, strumento di autoanalisi, percorso dotto e sapiente attraverso linee spesso sconosciute che coniugano piani di lettura differenti e affascinanti. È forse dai tempi di Jean-Henri Fabre e dei suoi Ricordi di un entomologo che non nasce un autore che riesca, con così tanta bravura e intensità, a intessere un arazzo narrativo sul quale risplendono le tonalità chiaroscure delle anime, dei paesaggi, dei libri che circostanziano le esperienze umane che cercano un punto di equilibrio nella natura intesa come entità che tutto contiene e avviluppa. L'elaborazione del lutto per la scomparsa paterna è elemento di genesi e di accompagnamento del divenire narrativo, ma presto questa stessa elaborazione esce dall'esperienza privata dell'autrice per fondersi con tutte le sfaccettature della sua vita personale, sfaccettature che pagina dopo pagina assumono i contorni di una nuova esperienza totalizzante in tutti gli istanti che la compongono. Il rapporto fra l'autrice e l'astore Mabel è paradigma dell'eterno rapporto fra gli umani e il loro eterno specchiarsi nelle altre creature viventi in cerca di una risposta alle domande primigenie che stanno alla base del senso filosofico della vita. Helen Macdonald non si chiude in una torre d'avorio intellettuale, ma si sporca le mani, le vesti, l'anima nella ricerca di un accordo con il suo doppio alato che è simbolo di tutto ciò di cui gli umani sono in cerca da sempre e che da sempre sanno di non poter raggiungere. Fortissimi sono in quest'opera il senso della scrittura e il significato dello scrivere, resi anche e soprattutto attraverso la lenta e misteriosa apparizione di un universo letterario parallelo che vive negli antichi trattati sulla falconeria, i cui autori e titoli accompagnano la narrazione come una cosmogonia borgesiana di letture infinite. Ma è soprattutto la sfida letteraria e di vita che l'autrice coglie nei libri di Terence Hanbury White, autore dalla vita complessa e dolorosa, a trasfigurarsi come il vero doppio letterario che agisce tra le pagine di Io e Mabel. Come tanti mondi paralleli il romanzo che l'autrice sta componendo, le letture dei trattati che appartengono allo splendore passato della "Rule Britannia" e la via crucis umana e letteraria di T.H. White si fondono in un unicum letterario che nasce dalla penna di una scrittrice che il lettore attento non dovrà mancare di leggere.
Un libro.
Io e Mabel. Ovvero L'arte della falconeria, di Helen Macdonald (Einaudi).
Un libro.
Io e Mabel. Ovvero L'arte della falconeria, di Helen Macdonald (Einaudi).
venerdì 25 marzo 2016
La "Trilogia della pianura" dalla viva voce dell'autore
Ora è possibile ascoltare alcuni brani letti dalla viva voce di me medesimo e tratti da Notte di nebbia in pianura, Sette sono i re e L'odore del riso, i miei tre romanzi, editi da Antonio Tombolini Editore nella collana Officina Marziani, che compongono la mia Trilogia della pianura. Si può fare qui. Buon ascolto e, se una volta ascoltati i brani vorrete acquistare i libri, buona lettura!
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lunedì 14 marzo 2016
'80. L'inizio della barbarie, di Paolo Morando (Laterza)
Un libro.
'80. L'inizio della barbarie, di Paolo Morando (Laterza).
lunedì 7 marzo 2016
9 marzo presentazione della collana Calabuig
Calabuig, collana di Jaca Book, è una delle più interessanti esperienze editoriali del momento. Una collana dalla particolare veste grafica che presenta autori stranieri e che permette al lettore di compiere un vero e proprio viaggio spaziotemporale nella letteratura mondiale.
Mercoledì 9 marzo, alla libreria Verso di Milano, alle ore 19 dialogherò assieme a Andrea Gessner (editore di Nottetempo) con Vera Minazzi (editore di Jaca Book) e Mariarosa Bricchi (editor di Calabuig). L'argomento è "Calabuig, la narrativa firmata Jaca Book. Dalla linea editoriale alle scelte grafiche".
Ringrazio l'editore per avermi invitato a partecipare come relatore a questo importante evento.
Mercoledì 9 marzo, alla libreria Verso di Milano, alle ore 19 dialogherò assieme a Andrea Gessner (editore di Nottetempo) con Vera Minazzi (editore di Jaca Book) e Mariarosa Bricchi (editor di Calabuig). L'argomento è "Calabuig, la narrativa firmata Jaca Book. Dalla linea editoriale alle scelte grafiche".
Ringrazio l'editore per avermi invitato a partecipare come relatore a questo importante evento.
lunedì 29 febbraio 2016
Notte di nebbia in pianura a Le mille e una pagina
Sabato 5 marzo 2016, a Mortara alle ore 17.30, in occasione della sua uscita in digitale presenterò alla Libreria le mille e una pagina il mio romanzo Notte di nebbia in pianura. E' il primo dei tre romanzi della mia "Trilogia della pianura". In ebook lo potete trovare in tutti gli store digitali (per esempio qui), mente in edizione cartacea lo potete ordinare in ogni libreria. La versione ebook è edita dall'Officina Marziani di Antonio Tombolini Editore, mentre la versione di carta è edita da Manni.
Sarà inoltre l'occasione per presentare le prime copie della versione di carta di Sette sono i re, che potete acquistate qui.
Se vuoi ascoltare dalla viva voce dell'autore un brano tratto da questo romanzo puoi cliccare qui.
Sarà inoltre l'occasione per presentare le prime copie della versione di carta di Sette sono i re, che potete acquistate qui.
Se vuoi ascoltare dalla viva voce dell'autore un brano tratto da questo romanzo puoi cliccare qui.
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